lunedì 31 ottobre 2011

Film visti. Cow boys, indiani e alieni, gran fritto misto à la carte

Cowboys & Aliens
Un film di Jon Favreau. Con Olivia Wilde, Harrison Ford, Daniel Craig.
Voto: 1 su 5
Un filmetto e niente più. Un  western con l'innesto di una vena di fantascienza. Un guazzabuglio indecente spiattellato al cinema con dovizia di nomi importanti senza vergogna alcuna.
Nel tipico villaggio del Far West i personaggi ci sono tutti: lo sceriffo, il saloon con pianista, il figlio di papà piantagrane e viziato, il boss del paese che spadroneggia indisturbato e la ciurma di poco di buono che lo spalleggiano... Finchè non arriva uno straniero, naturalmente misterioso e silenzioso. Una specie di faccia-di-pietra brutta copia di Clint Eastwood di leoniana memoria, interpretato da Daniel Craig, attuale titolare fisso del ruolo di 007/James Bond. Succede che il cow boy misterioso sia stato colpito da amnesia e non ricordi nulla. Ma questo non gli impedisce di cacciarsi nei guai appena arrivato in paese andando a pestare i piedi al figlio di papà. Il paparino (un patetico Harrison Ford) arriva a spron battuto per mettere al sicuro il pargolo, quando all'improvviso dal cielo arrivano delle macchine volanti paurose e seminatrici di morte. Noi smaliziati spettatori avvezzi a qualunque cosa ci passi uno schermo cinematografico ci mettiamo due secondi per inquadrare la situazione, ma per quei rustici cow boy di metà '800 la cosa non è affatto facile, nè intuitiva. In aggiunta, chi guida quelle macchine volanti ha anche il brutto vizio di rapire gli umani prendendoli al lazo proprio come dei cow boy. Cosa manca al menu? Ma la bellona del villaggio e gli indiani pellirosse, naturalmente. Tutti insieme, in stile armata brancaleone versione far west, si lanciano in una lotta senza quartiere con gli alieni malvagi e razziatori. Pistole, archi e frecce contro raggi della morte e astronavi... Come andrà a finire?
Olivia Wilde
Se volete provare a indovinare fatelo pure, ma non sforzate troppo il cervello. Il finale è un capolavoro di prevedibilità...

Il film meriterebbe più o meno uno zero, ma con molta generosità elargisco un "1" in virtù della fulgida bellezza di Olivia Wilde, assurdamente fuori ruolo nei panni della aliena "buona". Con uno sguardo torbido e ambiguo come il suo, il ruolo perfetto per lei è quello di sensualissima dark lady a vita. Una delle più belle attrici in circolazione. Quanto a bravura, mi riserverei il diritto di non rispondere per valutarla in film e ruoli più credibili.
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domenica 30 ottobre 2011

Film visti. Cheyenne, il bambino che c'è in noi

 This must be the place

Regia di Paolo Sorrentino, con Sean Penn, Frances McDormand, Eve Hewson, Harry Dean Stanton

[Voto: 4 su 5]
Cheyenne (uno splendido Sean Penn), di famiglia ebrea, è una ex rockstar ormai in disarmo da oltre trent'anni. Una vita agiata regalatagli dai successi ottenuti sul palco in compagnia di mostri sacri come Mick Jagger (era lui che voleva cantare con me...); una personalità indecifrabile a metà tra la noia e la depressione.  Un uomo-bambino con una maschera che lo mette al sicuro dal confronto con la realtà adulta fatta di ombretto, rossetto e unghie laccate. Un freakkettone, si sarebbe detto un tempo. Quel tempo erano gli anni '80, quelli di David Byrne e dei grandi Talking Heads che fanno da colonna sonora portante a tutto il film, ma ai quali Cheyenne sembra essere saldamente aggrappato. Un bozzolo al cui interno il protagonista passa, proprio come un bambino, dalla ingenuità disarmante e infantile alla voglia inesauribile di conoscere, di capire. In una parola: curiosità. Come se ad un certo punto mettendo il naso fuori dal suo bozzolo protettivo si fosse reso conto di essersi perso qualcosa per strada. Ma quel qualcosa è la sua vita, la vita degli altri, di suo padre, del mondo. Cito a memoria: "C'è un momento nella vita in cui si giunge all'età in cui non si pensa più a quello che si farà, ma si fanno i conti con quello che si è fatto".  Forse il personaggio Cheyenne si potrebbe riassumere in queste poche battute: semplicemente fulminante.
L'elemento scatenante che da la svolta a tutta la vicenda è la morte di suo padre, dopo una vita trascorsa nell'indifferenza reciproca. Salvo poi convincersi che un padre non può non amare suo figlio e rimpiangere lui stesso di non avere avuto figli da poter amare. Ed è il bisogno di recuperare quel rapporto mai avuto e il suo ricordo che lo spingono a tornare in America per completare l'opera di suo padre alla ricerca di un ex gerarca nazista.
Sentendo in giro i giudizi di chi lo aveva visto, mi ero fatto l'idea del solito film lento e inconcludente. La solita pizza intellettualoide. Tutt'altro. Le due ore passano in un lampo e sono assolutamente coinvolgenti. Cheyenne riesce a calamitare l'attenzione di tutti coloro che gli vengono a tiro. Il suo modo di fare è sincero e fa breccia con tutti. Perchè nessuno dopo la prima dubbiosa occhiata riesce a diffidare di lui nonostante il suo aspetto esteriore fuori dall'ordinario. La narrazione è assolutamente coinvolgente, i personaggi sono deliziosi e tratteggiati con mano felicissima. Sorrentino mi ha letteralmemnte ammaliato, stupito e affascinato. Eppure il suo Divo (film biografico del 2008 su Giulio Andreotti) non mi aveva per niente convinto nonostante le lodi sperticate ricevute. Qui rivela invece un tratto registico geniale e coraggioso nel raccontare una storia non facile che si dipana tra Europa (Dublino) e America (quella rurale, delle pianure sterminate). Decisamente luoghi molto distanti e diversissimi tra loro, ma distanti anche dal napoletano purosangue Sorrentino. Invece il film è un gran film. Che merita di essere visto, magari avendo l'accortezza di portarsi un blocchetto notes per prendere appunti. Non sono impazzito. La sceneggiatura è ricca di battute e dialoghi/riflessioni che vale la pena annotarsi e ricordare. Sarebbe un peccato dimenticarle dopo averle gustate e apprezzate durante il film.
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giovedì 27 ottobre 2011

Belen o non Belen. This is the problem...

Tema leggero, giusto per sdrammatizzare un po' l'atmosfera tetra di questi giorni di crisi economica e di stallo politico (si è sfiorata la blasfemia arrivando a parlare di possibile crisi di governo...!) sempre più incombente. E per di più con le risatine di Sarkozy e la Merkel a rincarare la dose.
Il tema è Belen Rodriguez, nota frequentatrice di riviste di gossip dalle scarse doti artistiche, ma dalla grande avvenenza. In sintesi, una gran bella "figliola". Notare il termine volutamente arcaico per sottolineare il suo aspetto. Bella e dunque desiderata, ambita e sognata. In tutti i modi e in tutte le posizioni da una decina di giorni a questa parte...

Sono giorni e giorni che in ufficio, davanti alla macchinetta del caffè, a qualunque ora, che sia mattino o dopopranzo, l'argomento principale dei caffeinomani di sesso maschile è il porno video di Belen. E' in rete da circa una settimana ed ha letteralmente spopolato. A patto di trovarlo sul web. Perchè è tuttaltro che facile. Si viene sbattuti da un sito all'altro senza mai arrivare al "sodo". In alternativa non resta che farselo raccontare dai pochi che sono riusciti a scovarlo in rete.

sabato 22 ottobre 2011

Fotografata la Madonna di Medjugorje!

Domenica scorsa, 16 ottobre. Jesolo, famosa e frequentatissima località turistica sul litorale veneto. Stagione estiva ormai passata e dimenticata, ma parecchia gente in giro approfittando del clima piacevolmente mite del periodo. Riunione pubblica di fedeli della Madonna di Medjugorje (Boznia Erzegovina, ex Jugoslavia). Gli organizzatori e promotori dell'incontro sono tutti cittadini jesolani che, reduci dal pellegrinaggio a Medjugorje, hanno voluto ricreare la stessa atmosfera in un palaturismo divenuto una grande chiesa per l'occasione straordinaria.
La presunta apparizione della Madonna
Un sacco di gente che partecipa a messe, preghiere, canti, omelie. Finchè qualcuno non alza gli occhi al cielo e vede o crede di vedere una figura femminile in preghiera che si staglia sullo sfondo azzurro.
Tutti, nel giro di pochi minuti, vedono la stessa cosa (o si convincono di vederla?) e qualcuno tira fuori l'immancabile macchina fotografica e immortala l'evento. Lo vedete nella foto qui accanto. Un'immagine  un po' sottoesposta nella parte bassa, molto luminosa nella parte alta. E in mezzo al cielo una macchia biancastra, allungata e dai bordi frastagliati. Quella, secondo i seguaci/fedeli che credono nelle apparizioni di Medjugorje, non è una nuvola di passaggio o un riflesso di qualche tipo. No. Non è neanche un UFO di passaggio. E' l'immagine della Madonna in preghiera. Tutti d'accordo, ovviamente.Senza incertezze.  A nessuno è venuto il dubbio che potesse essere una nuvoletta dalla forma strana. Non esiste proprio.  No, tutte certezze granitiche: è la Madonna. A posteriori nemmeno qualche piccolo dubbio che la foto possa essere stata sottoposta a qualche fotoritocco, giusto per sgrezzarla un pochino? No, assolutamente. Quella macchia bianca nella foto è la Madonna. Se lo dicono loro che a Medjugorje ci sono stati di recente chi oserebbe mai metterlo in dubbio? Comunque, sia ben chiaro, niente a che vedere con le apparizioni sul sito originale oltre frontiera. Da quelle parti si assiste ad apparizioni coi fiocchi, con effetti speciali straordinari. Pare che di sovente il sole, se fissato a lungo, cominci a roteare come una trottola. Straordinario. Segno divino senza alcun dubbio. Il tutto davanti a migliaia di testimoni sicurissimi di ciò che hanno visto. Lo dice anche il "famoso" giornalista Paolo Brosio (quello martirizzato da Emilio Fede al Tg4 al tempo di Mani Pulite davanti al Palazzo di Giustizia di Milano), che di recente è diventato un convinto sostenitore delle apparizioni di Medjugorje. Ha anche scritto un libro sull'argomento. Molto venduto, ovviamente. Tutti fedelissimi della Madonna con naso all'insù, plaudenti e credenti. Ovviamente.

Che dire, che pensare di fronte a fatti del genere? Certo, ognuno è libero di credere in ciò che vuole. Credere aiuta a convivere con la propria umanità che anela giustamente a nutrirsi di spiritualità, credere aiuta ad avere fiducia nel futuro e a vivere meglio il presente. Avere fede è importante. Poi, in coscienza, ognuno potrà avere fede in ciò che più gli piace o lo convince a seconda della religione abbracciata. Forse anche chi si professa ateo ha fede. Ha fede che davvero un dio non esista. E' fede anche questa versione negazionista, ancorchè comunque indimostrabile, come il suo esatto contrario. Ma di certo ci vuole misura, ragionevolezza, buon senso e prudenza anche nel credere. Criteri che hanno qualcosa a che spartire con la fede, che in quanto tale non ha categorie logiche a governarla? Difficile dare una rispoosta per chi non abbia importanti frequentazioni con l'alta filosofia. Ma è la Chiesa stessa che prende le distanze da questi fenomeni miracolistici di massa. Saggiamente, aggiungerei. Va bene credere; va bene ritenere che possa esserci un filo diretto tra la divinità e gli esseri umani; va bene tutto o quasi tutto. Ma se ogni nuvoletta in cielo o macchia su una fotografia dovesse essere interpretata come manifestazione divina, non sarebbe più finita. In fin dei conti viviamo nell'era di Photoshop...

domenica 16 ottobre 2011

Libri. Y O U A R E T H E E V I L (Tu sei il male)


Tu sei il male
di Roberto Costantini

Tu sei il male, non solo una vicenda poliziesca ottimamente articolata in un gioco raffinatissimo di incastri, ma anche un pezzo di storia d'Italia lungo 24 anni. Un libro da non perdere. E non meravigliatevi dello strano titolo di questo post (chi ha letto il libro ha già capito...).

Roma, 11 luglio 1982. La sera della vittoria italiana al Mundial spagnolo Elisa Sordi, giovane impiegata di una società immobiliare del Vaticano, scompare nel nulla. L'inchiesta viene affidata a Michele Balistreri, giovane commissario di Polizia dal passato oscuro. Arrogante e svogliato, Balistreri prende sottogamba il caso, e solo quando il corpo di Elisa viene ritrovato sul greto del Tevere si butta a capofitto nelle indagini. Qualcosa però va storto e il delitto rimarrà insoluto.
Roma, 6 luglio 2006. Ancora una volta finale dei Mondiali di calcio, 24 anni dopo. Mentre gli azzurri battono la Francia in Germania, Giovanna Sordi, madre di Elisa, si uccide gettandosi dal balcone.
Una vicenda che si racchiude nell'arco di 24 anni, durante i quali l'Italia si traforma. Dagli anni di piombo del terrorismo si passa agli anni del berlusconismo, dell'immigrazione, dei clandestini, del malessere di un'intera società che diventa insofferente e intollerante nei confronti della massa di stranieri che si riversano nel paese. Un'Italia non più alle prese con organizzazioini armate di terroristi sovversivi, ma con bande di delinquenti e di disperati disposti a tutto.
In breve si scopre che tra le due morti c'è una storia sommersa che il commissario Balistreri porta progressivamente alla luce, attraverso indagini non facili e spesso ostacolate da forze segrete e ostili. Indizi e testimonianze che gli permettono di riallacciare i fili della memoria e ricondurre le vicende del 1982 a quelle del 2006.

sabato 15 ottobre 2011

Criminali in piazza tra gli Indignados

Indignados in piazza oggi a Roma. Una manifestazione che voleva essere di legittima protesta non violenta è stata trasformata in guerriglia. La prima domanda che sorge spontanea è come sia possibile che le forze dell'ordine non siano state in grado di arginare subito e con la dovuta durezza i black bloc la cui presenza era annunciata da giorni e giorni? La conseguenza è che, non adeguatamente contrastati, questi delinquenti infiltrati hanno fatto ciò che hanno voluto per tutto il pomeriggio scatenando una vera e propria guerriglia in piazza San Giovanni, luogo storico delle manifestazioni sindacali e democratiche, e in altre zone della Capitale. Altra conseguenza è che la legittima protesta di tanti giovani  (i nostri figli) sulla cui pelle si sta scaricando la crisi economica e politica attuale è stata oscurata dalla violenza criminale di alcune centinaia di delinquenti.

lunedì 10 ottobre 2011

Steve Jobs o Stefano Lavori, non è la stessa cosa

Hai voglia ad essere nato genio... Se non si nasce nel posto giusto e al momento giusto, non basta avere delle idee più che brillanti e innovative per sfondare. Ci vuole anche la fortuna di trovare le condizioni giuste per mettere in pratica il genio che cova sotto la cenere.
E' questa la tesi di un giovane blogger napoletano che riscrive provocatoriamente la vita di Steve Jobs immaginando che invece della California la sua terra di nascita sia Napoli, Italia. Il suo blog, dopo la pubblicazione del post, ha registrato punte di decine e decine di migliaia di accessi. Un successo travolgente non senza polemiche. Le accuse dei suoi detrattori sono di calcare la mano sul solito piagnisteo depressivo e autoassolutivo dei bamboccioni italiani che non riescono a sganciarsi dalla famiglia. Ma siamo sicuri che sia proprio così e che invece il blogger Menna non abbia visto giusto?
Ecco il suo racconto.


martedì 4 ottobre 2011

Film visti. Driver, il duro dal cuore tenero

Drive
Regia: Nicolas Winding Refn  (Miglior Regista Cannes 2011)
Cast: Ryan Gosling, Carey Mulligan, Bryan Cranston

[Voto 4 su 5]




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"Dammi ora e luogo e ti do cinque minuti: qualunque cosa accada in quei cinque minuti sono con te, ma ti avverto, qualunque cosa accada un minuto dopo sei da solo. Io guido e basta!"
La filosofia di Driver è questa. E la esprime in maniera chiara e inequivocabile al momento di accettare un nuovo lavoro: guidare un'auto dopo una rapina per assicurare la fuga ai malfattori. Insomma, ti do il massimo ma non voglio impicci di nessun tipo. Uno che di certo non si fa coinvolgere dagli altri, che ci tiene a delimitare ruoli e compiti, con fredda professionalità. I primi dieci minuti del film mostrano in maniera splendida il concetto di impermeabilità del personaggio. Poche parole da parte di Driver, ma molta efficienza. Quindi obiettivo raggiunto. Ma Driver (non viene mai chiamato per nome) ha anche una attività pulita da svolgere alla luce del sole, meccanico d'auto e stuntman cinematografico. Una simbiosi a tutto tondo fra lui e le auto.
Succede che il suo freddo distacco dagli altri e la sua impermeabilità vengono meno nel momento in cui fa conoscenza con la giovane vicina di casa (Irene), mamma di un bimbo in tenera età. Un affetto o addirittura un amore manifestato con lunghi silenzi, gite in campagna e serate passate davanti alla tv con quell'embrione di famiglia della porta accanto. Senonchè spunta fuori il marito di Irene appena uscito di prigione e naturalmente Driver si fa da parte. La frequentazione continua, sia pure con modalità diverse. Ed è così che si apprende che l'ex carcerato è ricattato da una banda di malviventi per la restituzione di una ingente somma, pena ritorsioni sulla moglie e il figlioletto. A questo punto entra in azione Driver.

domenica 2 ottobre 2011

Film visti. Cinesi a "Ciosa"

Io sono Li
Regia di Andrea Segre. Con Zhao Tao, Rade Sherbedgia, Marco Paolini, Roberto Citran, Giuseppe Battiston.

Voto 4 su 5

Ohibò. All'improvviso il cinema italiano scopre i migranti. Se n'è accorto un tantino in ritardo, ma se n'è accorto. Può essere solo un caso che in questo periodo ben tre film in programmazione nelle sale italiane trattino del tema migranti? Certo, con varie sfaccettature e sfumature, con diverse angolazioni e sensibilità artistiche, ma pur sempre lo stesso tema: l'accettazione e l'integrazione degli immigrati in Italia. Terraferma di Crialese (candidato ufficiale italiano all'Oscar), Cose dell'altro mondo di Patierno e questo splendido Io sono Li di Andrea Segre sono i tre film a tema. Terraferma purtroppo mi è per ora sfuggito, essendo già quasi scomparso dalla circolazione sebbene Premio speciale della giuria a Venezia. Uno dei misteri dolorosi della distribuzione cinematografica italiana. Film di qualità, con importanti riconoscimenti che letteralmente spariscono o quasi dalle sale dopo pochi giorni di programmazione. Quando riescono ad arrivarci, nelle sale.... E comunque relegati a cinema di nicchia, non certo alle grandi multisala del circuito. Vabbè, questo è un altro discorso, che comunque va fatto.

sabato 1 ottobre 2011

Libri. L'arte della briscola come maestra di vita (al Bar Lume)

La briscola in cinque
di Marco Malvaldi




Un piccolo libro di genere noir con risvolti divertenti nonostante si parli di omicidi. Lo stile è fresco e vivace, come si addice ad un giovane autore (Malvaldi è del 1974).
La vicenda si svolge in un paese immaginario della costa toscana, Pineta. Località turistica e molto frequentata durante la stagione, decisamente più sonnacchiosa e tranquilla nel resto dell'anno. Ambientazione prevalente, il bar di Massimo, il protagonista. Un personaggio arguto e con un'indole da provocatore che fa il "barrista" (con due erre) perchè baciato dalla fortuna che gli ha fatto vincere una grossa somma al Totocalcio con cui ha acquistato il locale. Ma è un barrista-filosofo a cui piace dire di no alle comande dei clienti se non gli garbano, magari facendo contemporaneamente un pediluvio per alleviare l'afa estiva.

mercoledì 28 settembre 2011

Film visti. Due film "domenicali"

Contagion


Regia: Steven Soderbergh
Cast: Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Marion Cotillard, Kate Winslet, Laurence Fishburne

Voto: 2.5 su 5

 
 
 
L'alba del pianeta delle scimmie


Regia: Rupert Wyatt
Cast: James Franco, Freida Pinto, John Lithgow, Andy Serkis, Brian Cox

Voto: 2.5 su 5

 
 
 
 
Ecco due film "domenicali", ossia da vedere la domenica pomeriggio, non impegnativi, facili, che aiutano a passare una mezza giornata in mancanza di una gita fuori città o di appuntamenti sportivi.
In comune hanno parecchie cose. Appartengono entrambi al genere fantasy, un filone molto prolifico e piacevole da vedere, specie se ben confezionato come solo gli americani sanno fare con grande professionalità, dal primo attore protagonista all'ultima delle comparse. Tuttavia, pur essendo facilmente classificabili sulla sottile linea di confine tra la pura fantascienza e il reale "possibile", hanno la capacità di stuzzicare la fantasia dello spettatore proprio in virtù degli argomenti toccati.

domenica 25 settembre 2011

In moto. Il comprensorio del Civetta

Sabato 24 settembre, ore 8.30, sole splendente, temperatura 16°. Giornata fresca e frizzante, ideale per viaggiare in moto senza patire il caldo. Ho voglia di moto e di bellezze naturali con cui riempirmi gli occhi e rigenerarmi dopo una settimana di lavoro. La Caponord è già pronta con i bauletti laterali e la solita dotazione da viaggio. Si parte.
La mattina appena sveglio, mentre ancora poltrivo a letto, ho costruito mentalmente il percorso della giornata. Ho deciso che sarei tornato in moto in alcuni di quei posti visti tante volte d'inverno, innevati, quando andavo a sciare tutti i fine settimana. In passato ho sciato un po' dappertutto sulle Dolomiti e non solo. Qualche puntatina l'ho fatta anche in Austria e in Val d'Aosta. Ma a mio insindacabile giudizio le Dolomiti sono sempre un gradino sopra a tutte le altre montagne.

Libri. La solitudine secondo Simenon

TRE CAMERE A MANHATTAN

di Georges Simenon




Tre camere ammobiliate a Manhattan, New York. Ovvero un simbolo di solitudine e di squallore quotidiano. Non un luogo che trasmetta calore e appartenenza. Solo un posto dove dormire e magari ubriacarsi in santa pace. Due persone sole, François (Frank) e Catherine (Kay), che si incontrano casualmente in una caffetteria. Si guardano e le loro solitudini li avvicinano. Una sorta di affinità elettiva che li porterà, dopo un percorso sia fisico che metaforico, ad avvicinarsi l'uno all'altra. Una vicinanza fatta principalmente di uno stanco girovagare a caso per la città, non avendo un posto dove andare che sia "casa" e di interminabili serie di drink buttati giù uno dopo l'altro, più per noia che per altro. Il bisogno di avere di riferimenti comuni li porta ad ascoltare quasi senza sosta la stessa canzone da un juke box, come fosse una prova della loro esistenza e vicinanza. L'avere qualcosa in comune fa di loro un embrione di coppia e crea un'illusione di vita.

mercoledì 21 settembre 2011

Film visti. Una dannata spy story d'annata

Il debito

Regia: John Madden
Cast: Helen Mirren, Ciarán Hinds, Jessica Chastain, Marton Csokas, Sam Worthington, Tom Wilkinson

Voto: 3 su 5

Spie, guerra fredda, cortina di ferro, servizi segreti, mossad, nazismo, olocausto, torture, esperimenti su esseri umani, lager. C'è di tutto in questo film che sembra d'altri tempi, che è d'altri tempi. Non perchè al giorno d'oggi le spie non esistano più o la fissazione di far fuori il maggior numero di esseri umani non graditi sia stata spazzata dalla faccia della terra. Tutt'altro. Ma sono cambiati gli scenari e i nuovi nemici, i cattivi per eccellenza con cui infoltire le trame dei film, sono attualmente i vari gruppi terroristici che insanguinano il pianeta. Insomma, alla fine nulla di nuovo sotto il sole. Mutata mutandis, direbbero i latini.
 

domenica 18 settembre 2011

Film visti. Carnage ovvero "Scanniamoci pure, ma con classe, please"

Carnage
Regia: Roman Polanski
Cast: Kate Winslet, Christoph Waltz, Jodie Foster, John C. Reilly

Voto: 2,5 su 5



Carnage (carneficina) è stato osannato all'ultima Mostra del cinema di Venezia. Applausi a scena aperta, ovazioni, applausi, e poi ancora applausi, recensioni entusiastiche, voti stratosferici. Sembrava predestinato alla vittoria finale, ma si è arenato di fronte a un film russo definito un vero capolavoro. Vedremo se lo è davvero quando uscirà, se uscirà, al cinema; per il momento occupiamoci di Carnage di Roman Polanski.
Lo dico subito: non mi ha entusiasmato. Per carità, ben girato e soprattutto ben recitato da attori formidabili e credibilissimi, ma nel complesso la prima domanda che mi sono posto è stata: ma è cinema, questo? E se uscendo dalla sala mi trovo a pormi quesiti così "tragici", c'è evidentemente qualcosa che non va.
Carnage è claustrofobico, ristretto in un salotto con -al massimo- qualche puntata in bagno. Un ambiente ristretto come altrettanto ristretta è la storia da raccontare, pressochè inesistente. Due bambini, al parco, litigano e si menano; uno dei due ha la peggio e si porta a casa due denti rotti. Questo è l'antefatto, da qui in poi comincia il film. I genitori si incontrano per mettersi d'accordo sul risarcimento e su un'eventuale punizione dei bambini. Comincia tutto con un fare caramelloso e perbenista, falso quanto irritante, giocato in punta di fioretto e toni forzatamente troppo educati. Pare che tutti parlino dell'accaduto e del da farsi citando un manuale di psicologia spicciola imparato a memoria (io l'ho sempre detto che l'uso esasperato della psicologia nella vita quotidiana rovina le persone...). Il film racconta di atteggiamenti che cambiano e si modificano man mano che i personaggi interagiscono tra loro.

sabato 17 settembre 2011

Manuela Arcuri, il coraggio di dire no


Titoloni sui giornali:
Il faccendiere e procacciatore di donne di Berlusconi, Tarantini, chiese all'attrice Manuela Arcuri di prostituirsi con il premier promettendole che questi in cambio l'avrebbe favorita nella conduzione del Festival di Sanremo. Ma lei rifiutò.

Una donna che dice NO alla svendita del suo corpo dovrebbe essere la normalità in tempi e luoghi normali. Ma l'Italia non è un paese normale e men che meno lo sono i tempi che viviamo. Dove invece normale è attendersi un sì entusiastico in cambio di una contropartita allettante e convincente in grado di spazzar via ogni remora etica e morale.
Per questo motivo bisogna levarsi tanto di cappello davanti a Manuela Arcuri, attrice di non evidente talento, ma di grande e indiscussa avvenenza. Ha saputo dire di NO al laido mercimonio offertole su un piatto d'argento.
Brava, complimenti. Questo non farà di lei una grande attrice, ma una donna consapevole che sa farsi rispettare certamente sì.
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Film visti. L'alieno viaggia in treno

Super 8
Regia: J.J. Abrams
Con: Joel
Courtney, Elle Fanning, Kyle Chandler, Riley Griffiths, Gabriel Basso, Ryan Lee
Voto: 3,5 su 5





Dischi volanti, astronavi, mezzi fantascientifici per viaggiare nello spazio? No, questa volta l'alieno viaggia in treno. Ci sono tanti spunti in questo bel film di J.J. Abrams (già autore del serial televisivo Lost...) e prodotto da Steven Spielberg. Cominciamo col dire che è un film su adolescenti che crescono. Il che ci rimanda ad un capolavoro del calibro di Stand by me di Rob Reiner (metà anni '80). In quel film i ragazzi si mettono in viaggio per scoprire qualcosa di misterioso (una persona scomparsa), qui J.J. Abrams ce li mostra alle prese con i tipici problemi adolescenziali, ma accomunati dal sacro fuoco dell'arte cinematografica.

lunedì 12 settembre 2011

Che ti sia lieve la terra... amico Toni

Non ce la faceva più ad andare avanti così. Questa notte Toni l'ha fatta finita e si è buttato dal terrazzo di casa. Toni non era più lui da quasi un anno e mezzo. Faceva dentro e fuori dalle cliniche psichiatriche per tentare di recuperare il suo equilibrio mentale che non c'era più. Un uomo alla deriva, l'ombra dell'uomo brillante e pieno di verve irrefrenabile di un tempo e che tutti abbiamo conosciuto.  Toni se ne è andato in una frazione di secondo, il tempo di precipitare dal terrazzo di casa. Se ne è andato volando, lui che ha sempre avuto un fisico pesante e corpulento che lo teneva attaccato a terra. Una stazza pesante e massiccia che aveva da sempre il vezzo di minimizzare dichiarando sempre qualche chilo in meno del suo peso o vestendosi in maniera eccentrica. Era un rugbysta, un pilone.

domenica 11 settembre 2011

In moto. In Austria e ritorno attraverso le Dolomiti

Ci sono certi giorni in cui niente e nessuno potrebbe tenermi a casa. E' tanta e tale la voglia di salire in moto e partire che al mattino mi sveglio prestissimo in preda ad un'eccitazione febbrile. Ho notato che mi succede soprattutto dopo una settimana di lavoro molto intensa. Evidentemente ho bisogno di scaricare tensione e tossine andando libero in giro con il vento addosso. Ancora una volta torno a dire che considero una vera fortuna vivere a ridosso delle Dolomiti che sono una vera perla della natura, da ammirare, gustare e godere. Dunque anche questa volta la meta sono le Dolomiti, ma puntando ben più a nord, in Austria. La regione è il Tirolo, al confine con quello che in Italia chiamiamo Alto Adige, ma che è un'invenzione politico/diplomatica. Più esattamente si tratta geograficamente del Sud Tirolo come giustamente lo chiamano sia gli altoatesini che gli austriaci.
Partenza alle ore 8, temperatura 23°, cielo sereno. Perfetto. Il tour prevede una tappa di trasferimento in autostrada fino a Belluno/Longarone, poi Cadore e statale Alemagna fino a Cortina d'Ampezzo, lago di Misurina, Passo Tre Croci, Dobbiaco, San Candido, confine di stato, Sillian, strada regionale 111 per Sankt Jakob im Lesachtal, Kötschach, Passo di Monte Croce Carnico, confine di stato, Paluzza, Palmanova, autostrada per il rientro a Padova. Percorso quindi molto articolato di circa 550 km.

lunedì 5 settembre 2011

Film visti. Cose dell'altro mondo

Cose dell'altro mondo
Regia: Francesco Patierno
Cast: Valerio Mastandrea, Diego Abatantuono, Valentina Lodovini  


Voto: 3 su 5




"Cari extracomunitari, prendete il cammello e tornate a casa vostra nel deserto...! Fora da i ball, negri, marocchini, albanesi, romeni, zingari e tutti gli altri. Via dall'Italia!" .
Quante volte abbiamo sentito ripetere frasi come queste? Quante volte al bar, per strada, sulle tv locali e non solo locali, ma anche nei talk show delle grandi reti nazionali? Sui giornali, alla radio, nelle interviste ad esponenti del governo fino all'ultimo passante per strada. E' lo stile dei Borghezio, dei Bossi, dei Calderoli. In una parola: stile Lega. Quelli del celodurismo e dei luoghi comuni che fanno leva sugli istinti più bassamente xenofobi degli italiani.
E alla fine, a forza di insulti e imprecazioni, in Cose dell'altro mondo succede. Il sogno di questa gente che vuole liberarsi degli immigrati si avvera. Un certo giorno gli immigrati spariscono, tutti insieme.

domenica 4 settembre 2011

Film visti. Toh, la Lanterna verde...

Lanterna Verde
Regia: Martin Campbell
Cast: Ryan Reynolds, Blake Lively, Peter Sarsgaard, Tim Robbins, Angela Bassett
[Voto: 2 su 5]




« Nel giorno più splendente, nella notte più profonda
nessun malvagio sfugga alla mia ronda;
colui che nel male si perde
si guardi dal mio potere, la luce di Lanterna Verde!. »
Formula del giuramento di Lanterna Verde
Avrò avuto 14-15 anni, anche meno, leggevo fumetti a quintali. Di ogni genere, da Tex Willer a Batman, da Superman (inizialmente chiamato in Italia Nembo Kid) a Uomo ragno. Ma anche Topolino, Braccio di ferro, Black Macigno e Capitan Miki con i suoi amici Dottor Salasso e Doppio Rhum.....

martedì 30 agosto 2011

Libri. Intrighi a Bellano

Nozze andate a monte all'ultimo istante, idrovolanti che si inabissano, sostituzioni di persona, il comune verso la bancarotta... Questa volta a Bellano ne succedono di tutti i colori e la vita solitamente tranquilla in riva al lago di Como viene movimentata da una serie di eventi in grado di cambiare le sorti del paese. Il podestà si è messo in testa di lanciare un servizio aereo di idrovolanti per collegare Como, Bellano e Lugano, nell'intento di dare lustro alla sua amministrazione e attirare frotte di turisti, facendo schiattare d'invidia i colleghi dei comuni limitrofi.  La molla che lo spinge al passo è essenzialmente una vanitosa ambizione a discapito dei suoi colleghi viciniori. Per perseguire il suo scopo non esita a mettere a repentaglio le magre casse comunali. Nel frattempo sua figlia Renata si invaghisce di un umile fornaio appartenente ad una famiglia macchiata di un gran rifiuto nel giorno delle nozze perpetrato vent'anni prima e di cui in paese quasi non si ricorda più nessuno. Ma gli occhi del Podestà tutto ciò non è tollerabile; per fortuna dei giovani fidanzatini il destino e l'arzilla zia Rosina sono in agguato e tramano nell'ombra schierandosi apertamente dalla parte dei due rampolli. Come andrà a finire....? E cosa c'entra l'idrovolante con tutto questo?

lunedì 29 agosto 2011

Film visti. Detective Dee... una ciofeca in salsa cinese

Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma
Regia di Tsui Hark con Tony Leung Ka Fai.

[Voto: 1 su 5]

Film cinese in costume, ambientato nel 690 d.C. Cosa ci si deve aspettare da una premessa siffatta? Un bel film con una bella storia, bei costumi, belle ricostruzioni scenografiche, grande dispiego di mezzi e di risorse, centinaia o migliaia di figuranti? No, niente di tutto questo. Questo Detective Dee puzza di ciofeca sin dalle prime scene e dalla voce fuori campo che introduce la vicenda. Per non parlare del ridicolo ambasciatore romano che parla latino (sottotitolato)... Tutto molto raffazzonato, molto approssimativo e molto impreciso. La classica imitazione alla cinese, nè più nè meno come le borse Vuitton o gli occhiali Ray-Ban che si trovano in vendita per strada dagli ambulanti extracomunitari.

venerdì 19 agosto 2011

In moto. Sul Passo della Cisa verso il mar Tirreno

Un’occhiata al meteo che annuncia una serie di giorni di sole e caldo. Ultimi giorni di ferie residui. Meteo buono e ferie = le condizioni per inforcare la Poderosa e partire per un viaggetto ci sono tutte. Come al solito la borsa contiene il necessario per un’eventuale prolungamento a più giorni nel caso di stanchezza o imprevisti che impedissero il rientro a casa in giornata. Preparato tutto per benino, si parte di buona mattina per godere il fresco, finchè possibile.

La meta è impegnativa: attraversare l’italico stivale e puntare diametralmente sul versante tirrenico, da est verso ovest. Un sacco di km, ma è anche vero che non mi corre dietro nessuno e all’occorrenza mi posso fermare dove capita per fare una tappa riposante. L’anno scorso con questo sistema mi sono fatto alcuni giorni a zonzo per la Toscana. Una gran bella vacanza.

martedì 16 agosto 2011

Film visti. Fascino spagnolo al sesto piano

Le donne del 6° piano
Regia: Philippe Le Guay
Con: Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Natalia Verbeke, Carmen Maura.

Voto: 3,5 su 5




Benedetto sia il cinema francese e le sue commedie, le sue storie così semplici ma così vere, i suoi personaggi così vivi, immediati e credibili. Proprio nel post precedente dedicato al cinema estivo si diceva della cronica mancanza di bei film al cinema. Ecco fortunatamente una pronta smentita con questo film che resiste in programmazione dal lontano mese di giugno, un record di longevità assoluta che si spiega proprio con la qualità della pellicola.

lunedì 15 agosto 2011

Film visti. ...in crisi di astinenza estiva

Captain America: Il primo vendicatore
Regia: Joe Johnston
Cast: Chris Evans, Hugo Weaving, Tommy Lee Jones, Stanley Tucci
Voto: 2 su 5






Hanna
Regia: Joe Wright
Cast: Saoirse Ronan, Eric Bana, Cate Blanchett, Niels Arestrup, Jason Flemyng, Tom Hollander, Olivia Williams
Voto: 2,5 su 5







Siamo alle solite. Come in ogni estate bisogna sopportare il vuoto di programmazione cinematografica che affligge il circuito italiano. Discorsi già fatti, ma pare che non sia possibile cambiare lo statu quo. Eppure sono sicuro che con una programmazione almeno decente le sale sarebbero ben frequentate con tutta la gente che rimane a casa non potendosi permettere vacanze significativamente lunghe.
Quindi bisogna adattarsi a vedere quel che passa il convento delle lobby di distribuzione scegliendo quello che, a naso, può sembrare il "meno peggio" della programmazione? Non ci sono alternative. In attesa della ripresa settembrina con le uscite dei film della Mostra del cinema di Venezia.

I due titoli visti sono accomunati dall'avere un buon cast di attori, sebbene nel complesso il risultato lasci molto a desiderare. Ma, tant'è.

giovedì 11 agosto 2011

In moto a zonzo per laghi alpini

Partenza alle 8.30 in una splendida mattina di sole di inizio agosto con la "Poderosa" Aprilia Caponord  vogliosa di sgranchirsi le ruote dopo un lungo periodo di permanenza in garage, causa ferie con la macchina (c'era la famiglia, era una scelta obbligata). Che si senta tradita dall'uso delle quattroruote...? Temperatura ideale di 24 gradi e un cielo blu, che più blu non si può. Oggi ho voglia di andare a zonzo facendo tappa ai laghi alpini del Trentino. Che sono tanti e disseminati tra le splendide montagne dolomitiche, ma non potendoli visitare tutti ne ho scelti cinque. Un giro motociclistico di circa 350 km. Si comincia con il lago di Lavarone sull'omonimo altopiano a quota 1100 metri, a nord ovest dell'altopiano di Asiago. Primo tratto di trasferimento in autostrada A22 Valdastico fino alla uscita obbligatoria (l'autostrada è incompiuta da decenni), poi si prende a sinistra in direzione Trento.

domenica 7 agosto 2011

Libri. La fanfara di Bellano

Almeno il cappello
di Andrea Vitali

Andrea Vitali e la sua Bellano, ovvero una miniera inesauribile di storie e di personaggi. Questa volta Vitali ci racconta della costituenda fanfara, alias Corpo Musicale Bellanese, che tra mille vicissitudini tenta di prendere vita dalle ceneri di una scalcinata banda improvvisata che rallegra i turisti in visita domenicale. Il tutto sotto la severa guida del Geminazzi rag. Onorato che è chiamato a dirigerla. Non senza il rigoroso controllo delle autorità, dal Podestà, al segretario della locale sezione del Partito. Non senza un nutrito contorno di personaggi, uno più variopinto e gustoso dell'altro. A cominciare dai nomi propri coniati dalla fervida fantasia di Vitali. Sì, perchè mi rifiuto di credere che possa davvero esistere qualcuno che si chiami Estenuata (la moglie del ragioniere-musicista), Scudiscia (la perpetua del prevosto), Armellina (giovane e avvenente signorina), Vereconda (segretaria della ditta di distillati) o Evelindo ed Eumeo (musicisti della banda).  Insomma, una galleria di personaggi bizzarri, dipinti a tutto tondo da Vitali che pagina dopo pagina al lettore sembra di poter materializzare e dar loro una pacca sulla spalla non senza aver offerto un bicchiere "di quello buono". Sullo sfondo il Regime, il Partito, l'Italia che collocano nel tempo e contestualizzano le vicende di Bellano.

sabato 6 agosto 2011

Partenze intelligenti e viaggi allucinanti

Ultimo week end prima di Ferragosto, traffico da bollino nero. L'esodo degli italiani in vacanza, magari solo per pochi giorni, è arrivato puntuale anche quest'anno. Un copione già visto che si tenta di addomesticare con le cosiddette "partenze intelligenti". Mia figlia (la più "piccola") è una dei 10-12 milioni di elettrizzate formichine che sono quest'oggi sulle strade italiane. Non potendo scegliere un diverso periodo di ferie, meno affollato e caotico, si è dovuta adeguare al sacro rito estivo dell'esodo collettivo ferragostano. Destinazione Croazia, solo per una settimana, in compagnia del moroso e di altri amici. L'idea era quella di evitare il grande traffico e da qui la decisione di anticipare la partenza alle 2 di notte. Da Padova a Trieste e poi in Slovenia con la prua verso le coste istriane della Croazia. Circa 270 km da percorrere in meno di tre ore in condizioni normali. Invece l'arrivo a destinazione è stato alle dieci del mattino, dopo ben otto ore di viaggio. Quasi tutto bene fino a Trieste con parecchio traffico lento, ma nessuna coda ferma. Da Trieste in poi l'inferno. Gli ultimi 60-70 km sono stati fatti ad auto incolonnate e andatura da lumaca: sei ore! L'ho sentita al telefono, pareva che il mondo intero si fosse riversato in quella zona, una cosa allucinante.

domenica 24 luglio 2011

La Sardegna, che meraviglia!

La Gallura
Avete presente quella pubblicità delle crociere in cui il/la protagonista ha una faccia triste triste e piange calde lacrime alla cassa del supermercato al ricordo della vacanza appena terminata? Beh, a pochi giorni dal ritorno dalla Sardegna, lo stato d'animo è esattamente quello rappresentato dalla pubblicità. Troppo bella la Sardegna, troppo bello stare in vacanza, troppo brutto e deprimente il ritorno alla quotidianità, lavoro in primis.
Questa è la terza volta che vado in Sardegna per le vacanze estive. La prima, una quindicina di anni fa ebbe come base Baia Caddinas a Golfo Aranci. la seconda Arbatax, sulla costa orientale. Da allora ho trovato molto "più costruita" la Sardegna, più caotica, certe zone sono letteralmente irriconoscibili, con case, quartieri e centri abitati e commerciali allora inisistenti. Ma soprattutto, parcheggi a pagamento ovunque in prossimità delle spiagge. Anche le più sperdute calette hanno il loro bravo cartello di divieto di sosta e il relativo parcheggio a pagamento. E con che prezzi! Naturalmente almeno una o due volte al giorno ci sono i raid dei vigili urbani che piazzano decine e decine di multe. Per informazione ed esperienza personale, a Capo Testa, vicino a Santa Teresa, sappiate che l'orario della ronda dei vigili è verso le 5 del pomeriggio, con puntualità svizzera. Decine e decine di multe ogni giorno, sistematicamente. Ho chiesto ad una vigilessa (i vigili maschi sono rarissimi) di spiegarmi il perchè di certe multe ad auto parcheggiate sul ciglio della strada a ridosso della striscia bianca e senza creare intralcio a nessuno, con entrambe le carreggiate libere. La risposta è stata che avevano una ruota fuori dalla striscia e dunque erano in contravvenzione. E multata la prima auto, doveva "per forza" multuarle tutte. No comment.

sabato 23 luglio 2011

Libri. Cento anni vissuti pericolosamente

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve
di Jonas Jonasson

Allan Karlsson è un arzillo e poco arrendevole vecchietto che nel giorno del suo centesimo compleanno decide di scappare dalla casa di riposo dove soggiorna in ansiosa attesa che la morte se lo venga a prendere. Scappa perchè la capo infermiera è antipatica e scorbutica, perchè non sopporta i festeggiamenti che sono stati organizzati in suo onore, perchè -in fin dei conti- non è ancora sazio di vivere. Se ne va via in ciabatte, che puzzano di pipì, saltando dalla finestra e indirizzandosi verso la stazione dei bus dove casualmente si imbatte in un tizio dai capelli lunghi, la faccia poco raccomandabile e un giubbotto con la scritta "Never again" sulle spalle. Lui, il vecchietto, non lo sa, ma il tizio è un pericoloso delinquente e la valigia che porta con sè contiene un segreto. Non si sa come, non si sa perchè, ma Allan ruba quella valigia e si imbarca sul primo bus in partenza....

Ecco, la storia del centenario parte da qui, da quella finestra scavalcata in cerca di libertà.

domenica 3 luglio 2011

Libri. Un Montalbano in gran forma



Il gioco degli specchi
di Andrea Camilleri
Bello, appassionante. Una vicenda più complessa ed avvincente del solito. Una trama poliziesca con un Montalbano che deve far ricorso a tutta la sua esperienza ed abilità per venire a capo del caso o addirittura per non restarne vittima. Uno dei migliori romanzi degli ultimi tempi interamente ispirato a Camilleri dalla sua fertile fantasia piuttosto che, come avviene solitamente, da fatti cronaca realmente accaduti. Chissà, forse è proprio da questo particolare che questo episodio di Montalbano trae la sua forza narrativa. 
Il gioco degli specchi del titolo si riferisce a ciò che sembra ma non è o a ciò che si vuole far sembrare per nascondere la verità. Una chiave di lettura che non vale solo per questa avventura del commissario di Camilleri, ma è una regola di vita nella società contemporanea, pubblica e privata, ormai consolidata. E quasi sempre in senso negativo.

giovedì 30 giugno 2011

Libri. Scerbanenco, un giallo di classe

Nessuno è colpevole
di Giorgio Scerbanenco


Fine anni '30, Stati Uniti. Boston, città della costa orientale, "bianca" e "nobile" per eccellenza, secondo i canoni americani. Immaginate il tipico film d'epoca in bianco e nero, dalla luce vivida e le strade perennemente bagnate. Gli uomini vestono completi grigi inappuntabili con i classici pantaloni larghi e corti alla caviglia che lasciano scoperto il calzino e portano il cappello di feltro. Le signore indossano civettuoli cappellini, spesso con la veletta, e quando parlano embra che cinguettino. E' l'America classica, quella che la mia generazione di cinquantenni ha imparato a conoscere fin da ragazzi attraverso i film polizieschi (ma non solo) americani. Wishy and cigarettes, per intenderci.
A dire il vero di liquori e sigarette in questo libro di Scerbanenco se ne vedono pochi, meno di quanto ci si potrebbe aspettare, visto il genere. Ma i canoni del poliziesco ci sono tutti. E sono canoni che privilegiano il ragionamento e la deduzione logica dell'investigatore piuttosto che l'azione o le sparatorie. Il poliziotto di turno è mister Jelling, funzionario mite e timido, ma dotato di grande acume e intelligenza investigativa. Il caso che gli si prospetta è già risolto dall'inizio, in quanto il colpevole si presenta spontaneamente ed è reo confesso. Tutto chiaro, tutto finito? Sentenza già scritta e cappio al collo assicurato? Niente affatto. Jelling non ci vede chiaro, c'è la questione di una ricca assicurazione sulla vita che cambia beneficiario poco prima della morte della vittima. Le indagini faranno luce sulla vicenda dipanando la matassa con taglio riflessivo e induttivo.
Il meccanismo poliziesco è quindi sconvolto o capovolto, non c'è un colpevole da scovare, ma le dinamiche di un omicidio da chiarire e dipanare. Un meccanismo alla rovescia, in virtù del quale il lettore assume un ruolo diverso e partecipato. Da sottolineare il linguaggio quasi ormai dimenticato (è stato scritto a metà del secolo scorso), elegante e mai pesante o volgare. Direi quasi affascinante come la linearità della narrazione che non salta da una situazione all'altra come d'uso nella letteratura dei nostri giorni.
Insomma, una lettura da consigliare e gustare.

domenica 26 giugno 2011

In moto. Lago di Barcis (Valcellina)

Il lago di Barcis in una immagine estiva
La meta di oggi è il lago di Barcis, appena oltre il confine tra Veneto e Friuli. Arrivati a Longarone provenendo dall'autostrada A27 per Belluno si prende a destra in direzione Diga del Vajont, quella della disastrosa inondazione degli anni '60 che fece strage nel paese sottostante. Un'occhiata al sito è d'obbligo, in considerazione di quanto successe quasi cinquant'anni fa. Proseguendo per la statale 251 sarà facile incrociare sciami di motociclisti, trattandosi di una bella e tortuosa strada che si snoda lungo il corso del torrente Cellina che da il nome alla valle. L'altitudine è modesta, si rimane al di sotto dei 5-600 metri, ma il panorama è molto bello a ridosso delle Dolomiti friulane (e dell'omonimo Parco), dopo aver lambito quelle bellunesi (proseguendo da Longarone sulla statale Alemagna si arriva in breve in Cadore e a Cortina d'Ampezzo).
La strada costeggia a pochi metri il torrente le cui acque sono di un color smeraldo incredibile, quasi lattiginoso a causa del ribollire dei flutti. Lungo il greto non è difficile vedere gente che prende il sole durante la bella stagione o pescatori a "caccia" di trote. Si arriva quindi al lago che si apre luminoso nella valle. La località è molto ben attrezzata a favore dei turisti della domenica con aree di sosta per picnic, con una piccola darsena e il lungolago. Mi pare di aver letto cartelli che annunciano manifestazioni di motoscafi di velocità, quindi è una località molto fervente di attività e interessi. C'è anche la possibilità di fermarsi a mangiare nelle varie trattorie e osterie del posto, che offrono tutte piatti tipici locali a costi contenuti. Ovunque si butti l'occhio ci sono moto e bikers. Sembra quasi di trovarsi ad un raduno organizzato, quando invece è "solo" la bellezza della località  e del percorso ad attirare gli amanti delle due ruote.
Per il ritorno si prosegue in pieno territorio friulano puntando verso Aviano attraverso una zona ricca di maneggi e campi da golf. Curioso e abbastanza insolita come concentrazione. Arrivati in pianura si può scegliere se mettere la prua verso la vicina Pordenone oppure preferire mete più interessanti come Vittorio Veneto e Conegliano. Da ricordare, per gli amanti dei vini, che sono eccellenti zone di coltivazione di uve pregiate da cui viene prodotto il famoso prosecco d.o.c. del trevigiano.

Percorso del tour Padova - Longarone - Lago di Barcis - Aviano - Conegliano - Padova: km 340 circa.

Cliccare sulla cartina per ingrandirla


Vista aerea del lago di Barcis


venerdì 24 giugno 2011

Ultime parole famose...


 "Era un periodo fantastico e funzionava tutto. Mi ricordo quando ridendo gli chiedevo: Lele, e se un giorno diventiamo poveri? E lui: non succederà mai, amore mio"

(Fabrizio Corona racconta Lele Mora)



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II°

"Me lo immagino ora, Lele. Sempre gentile e disponibile, mentre parla con i suoi compagni di cella e gli dà i consigli giusti per riuscire nella vita"

(Fabrizio Corona)
 
 
 
 
 


Della serie: "E' finita, ma almeno lasciamoci da buoni amici...".
.

martedì 21 giugno 2011

Film visti. Stare alla larga....

6 giorni sulla terra
Regia: Varo Venturi con Massimo Poggio, Laura Glavan, Varo Venturi, Ludovico Fremont.
[voto: 0 su 5]

Viene pubblicizzato come il primo film italiano di fantascienza dai tempi di Totò sulla luna o giù di lì. Per intenderci: anni '50-60, Cinecittà e abbondante uso di cartapesta. Viene elogiato per il rapporto qualità/prezzo essendo costato una pipa di tabacco. Viene dipinto con un film d'autore che si avventura coraggiosamente in un filone finora seguito solo o quasi dagli americani strizzando eruditamente l'occhio alla psicanalisi.
Personalmente lo giudico un obbrobrio assoluto, senza capo nè coda. Un pastone dove dentro ci sta di tutto e di più, dagli alieni che rapiscono gli umani ai demoni, dai servizi deviati al gesuita esorcista, dal prof univesitario geniale e incompreso al dj frikkettone e strafatto di canne. Macchiette piuttosto che personaggi. C'è perfino Francesco Venditti con improbabile accento franco-romanesco nei panni di un agente dei servizi francesi. Per fortuna lo fanno fuori dopo due nanosecondi.

Una boiata pazzesca, per dirla alla Fantozzi. Una superciofeca senza eguali. Un presuntuoso tentativo, miseramente naufragato senza arte nè parte, di scimmiottare i maestri americani. Il budget ridotto non può giustificare tutto. C'è un limite di buon gusto e rispetto dovuto allo spettatore che ha diritto, per il soldi del biglietto che ha speso, a non essere preso in giro in questo modo. Il film merita uno zero e un calcio nel sedere -purtroppo virtuale- al regista.
Stare alla larga....!

Film visti. Il destino, questo sconosciuto (?)

I Guardiani del Destino

Regia di George Nolfi con Matt Damon - Emily Blunt

[Voto: 2 su 5]

Matt Damon è un signor attore. Emily Blunt è bravetta, simpatica, farà strada. Lo sceneggiatore è lo stesso della premiata ditta Bourne/Damon. George Nolfi è un regista più o meno esordiente, per quel che ne so. Il tema è appassionante e affascinante (tratto da un romanzo del prolifico e ampiamente saccheggiato Philip Dick, quello di Blade Runenr).
Cosa manca al film per meritarsi un voto più alto? Nonostante le premesse manca tutto o quasi. Manca la capacità di appassionare lo spettatore e inchiodarlo alla poltrona del cinema. La regia di Nolti non convince e non "acchiappa". O meglio ci riesce abbastanza bene per la prima oretta, poi invece si impantana scivolando su un piano romantico-sentimentale molto dozzinale e scontato.
Dicevo del tema del film, il Destino. Quello con la D maiuscola, quello che almeno una volta nella vita ci si chiede se sia proprio già tutto scritto o l'individuo abbia la possibilità di scriverlo e modificarlo in autonomia. Libero arbitrio, vero o presunto. Il film sguazza su questo nella fase di impostazione della vicenda ma poi, nel tentativo di dare delle spiegazioni a tutto, si perde in una specie di corsa ad ostacoli con porte che si aprono e si chiuduno su dimensioni anomale e inverosimili e cappelli-passepartout miracolosi. Ma l'inverosimile e il fantastico al cinema ci sta bene (è praticamente di casa...), al contrario i finali mielosi sono solo stucchevoli. Nonostante la bravura di Matt Damon.

venerdì 17 giugno 2011

Morire di sfratto

Sede vescovile - Grosseto
In un paese assurdo dove un Ministro della Repubblica ha la protervia di insultare dei lavoratori precari che osano porgli delle domande sul tema che per loro significa conservazione di un posto di lavoro ("Siete la parte peggiore dell'Italia!"), oggi leggiamo in cronaca una storia assurda e agghiacciante. Una donna incinta perde il bambino all'ottavo mese dopo che da quindici giorni viveva in macchina con suo marito a causa dello sfratto dalla loro precedente abitazione.
Articolo del Corriere della Sera: http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2011/17-giugno-2011/coppia-vive-auto-15-giorni-donna-incinta-perde-bambino-190887501120.shtml

Ma vogliamo provare a pensare un attimo a cosa significa trovarsi in una situazione del genere? Vogliamo provare a immedesimarci in una coppia di futuri genitori che passano da un'esperienza del genere? Con quali prospettive se non la disperazione più profonda?
Immagino già l'obiezione di qualche sedicente "moderato" che fa due pesi e due misure anche di fronte alla miseria nera e alla morte. "Ma sono una coppia di immigrati egiziani... mica italiani! Potevano starsene a casa loro". Ma questa è l'Italia, dove si può vivere e morire in un auto trasformata in abitazione per sfratto.

Ciliegina sulla torta: la precedente abitazione da cui la coppia ha ricevuto lo sfratto era di proprietà della Curia di Grosseto. Viene da chiedersi quale sia il concetto di Carità quando i due egiziani sono andati a bussare per trovare una sistemazione in attesa della busta paga del marito che aveva trovato lavoro in provincia. Niente da fare. Niente denaro, niente alloggio. E il Signore sia con voi.

mercoledì 15 giugno 2011

Libri. Montalbano in pillole

La paura di Montalbano
di Andrea Camilleri


Il libro è del 2003, quindi non recentissimo e fresco di stampa. Nel leggerlo e gustarlo bisogna fare qualche passo indietro rispetto al Montalbano attuale, con qualche anno di più sulle spalle e qualche irrequietezza dovuta al tempo che passa. Inoltre questo libro non è un romanzo unico, ma una raccolta di racconti brevi e brevissimi. Nel leggerlo mi ha dato l'impressione che potessero essere in origine bozze di preparazione per altri romanzi più strutturati e articolati. In effetti sembrano proprio delle idee appena accennate e buttate là per un miglior uso futuro. Che evidentemente non c'è stato. Tuttavia non bisogna pensare che tutto ciò sia riduttivo rispetto alla qualità abituale della produzione di Camilleri. I suoi standard narrativi sono sempre quelli che ben conosciamo e apprezziamo, noi fans "camilleriani".
Voglio citare  in particolare uno dei racconti del libro, quello di apertura, intitolato Giorno di febbre. A Vigata si verifica uno scippo per strada. Un testimone prende l'iniziativa di tirar fuori un revolver e sparare sui malviventi. Ma sbaglia la mira e colpisce una ragazzina che stramazza al suolo gravemente ferita ad una gamba. Montalbano si trova casualmente a passare da lì in tempo per soccorrere la ragazzina ferita, quando tra la folla si fa largo un barbone (nel senso di clochard, un vagabondo senza fissa dimora) che con pochi gesti semplici ma efficaci riesce a fermare l'emorragia e a salvare la vita alla giovane vittima della imprudente revolverata. Una gestualità da medico esperto, quella del barbone da strada, che non sfugge a Montalbano sia pure nella concitazione del momento. Qualche giorno dopo, mentre a Vigata si pensa di dare un riconoscimento ufficiale con tanto di cerimonia all'eroico clochard (Lampiuni il suo nomignolo), succede che Montalbano lo incrocia casualmente al porto, intento ad imbarcarsi su un traghetto che lo porterà lontano da lì per tornare nell'assoluto anonimato. Il barbone si rivolge supplicante a Montalbano pregandolo di ignorarlo e lasciarlo andare andare. Non vuole niente da nessuno, solo essere lasciato in pace. I quesiti a questo punto della storia sono tanti. Chi si celava sotto l'aspetto di un miserabile barbone da strada così abile ed esperto da arrestare una grave emorragia e salvare una vita umana? E perchè?
Beh, di spunti per lo sviluppo di una storia ben più articolata e complessa con diversi personaggi e situazioni interessanti ce ne sono parecchi. Invece il racconto finisce lì, con un disgraziato segnato dalla vita che evidentemente fugge da qualcosa o da qualcuno. Ma non sapremo mai da chi o da che cosa.

sabato 11 giugno 2011

Trent'anni fa, Alfredino nel pozzo

Mercoledi, 10 giugno 1981. Sono passati trent'anni, ma i ricordi sono ancora fortissimi. La vicenda è quella di "Alfredino nel pozzo" o la tragedia di Vermicino. Alfredino Rampi era una bimbo di 6 anni che una sera tornando a casa per cena precipita in un pozzo artesiano in costruzione. Una zona di campagna, un budello di 80 metri che entra nelle viscere della terra in cerca d'acqua per l'irrigazione dei campi. Non c'era protezione, non una copertura sulla bocca del pozzo. Ci sarà cascato dentro per errore oppure forse si sarà sporto troppo, spinto dalla curiosità che può avere un bambino per una cosa misteriosa come un buco senza fondo che entra nella terra. A suo tempo mi sembra di ricordare che che qualcuno fece anche l'ipotesi che qualcuno ce lo avesse spinto dentro volontariamente. Si parlò di vendette nei confronti dei genitori, ma nei miei ricordi nessuno prese troppo sul serio questi ricami di fantasia. Invece tutti si appassionarono alla vicenda di Alfredino nel pozzo. Vermicino, la località del Lazio dove accadde la tragedia, diventò famosa all'improvviso. Era sulla bocca di tutti, tutti ne parlavano. Tutta l'Italia per la prima mvolta seguiva in diretta televisiva un evento tragico che si dipanava ed evolveva sotto gli occhi di tutti. Non era mai accaduto nulla del genere nella storia della televisione italiana. Se non ricordo male la diretta durò ininterrottamente per giorni e notti, con una semplice telecamera fissa, con un commentatore che riportava ciò che accadeva intorno a lui. Nulla più. Nulla a che vedere con lo spettacolo dei giorni nostri in cui i luoghi del dolore dove sono accaduti fatti criminali vengono setacciati palmo a palmo e ripresi in ogni anfratto e angolazione. Dove una miriade di persone che nulla o quasi c'entrano con le vicende vengono interpellate, intervistate e chiamate a dare giudizi e pareri spesso fasulli. E' la "gente" che viene chiamata in ballo, la "gente" che fa audience, che diventa in qualche modo protagonista perchè ci sono ore e ore di servizi televisivi da riempire e qualcosa bisogna pur trasmettere e mandare in onda. A Vermicino no. Una telecamera, un commentatore sgomento quanto tutti gli altri presenti, con il compito -quasi una missione- di rappresentare la propria impotenza a tutta l'Italia di fronte alla tragedia di un bimbo in fondo al pozzo, semi soffocato nel fango. E una voce riportata da un microfono calato nel budello che gridava "Mamma"! Agghiacciante.
Uno dei soccorritori che furono calati nel pozzo

Era un giugno parecchio caldo. Mi ricordo che buona parte della diretta tv la seguii da casa della mia morosa (che poi sarebbe diventata mia moglie), spesso insieme ai miei futuri suoceri. Incollati davanti allo schermo, incapaci di staccarcene se non per qualche minuto. Alfredino era lì a soffrire nel pozzo e nessuno se la sentiva di abbandonarlo spegnendo la tv. Sembrava a tutti che fosse un tradimento, pensare ad altro. Divenne una specie di psicosi di massa per gli italiani. Tutta la zona di Vermicino divenne meta di curiosi ma soprattutto di volenterosi cittadini che volevano dare una mano in tutti i modi possibili, anche a costo di scavare con le mani. Qualcuno -più di uno- di corporatura minuta si fecero avanti e si dissero pronti a farsi calare nel pozzo per tentare di acciuffare Alfredino e tirarlo su. Così fu fatto. Per due o tre volte (vado a memoria) questi eroi sconosciuti il cui unico talento era di avere un corpo minuto e magro tentarono l'impossibile e per due o tre volte qualcuno di essi riuscì effettivamente ad afferrare Alfredino. Se non ricordo male quello che maggiormente " rischiò" di riuscire a portarlo in salvo era uno speleologo dilettante, quindi avvezzo agli spazi ristretti e sotterranei. Ma inutilmente, perchè il fango faceva scivolar via la presa e Alfredino scendeva ogni volta sempre più giù nel pozzo. Nessuna sceneggiatura di un diabolico film horror avrebbe saputo architettare situazione peggiore di quella -tragicamente vera-  messa in scena dal destino.
Arrivò sul posto anche il Presidente Pertini, un uomo molto amato dagli italiani per la sua cristallina onestà morale e intellettuale e per il suo carattere schietto e diretto. Insieme a lui intorno a quel pozzo maledetto c'erano tutti gli italiani. Cerca di confortare il papà e la mamma, attraverso un microfono parla addirittura ad Alfredino. Era un grand'uomo Pertini.  Ma sul bordo del pozzo c'era instancabile anche la mamma di Alfredino che non lo lasciò mai solo un istante, e c'era anche Nando, un vigile del fuoco che tra i primi accorse sul luogo per i primi soccorsi. Tutti cercavano di rincuorare Alfredino che chiedeva da bere e da mangiare. Gli scappava anche la pipì e non sapeva come fare per trattenersi e non farsela addosso. Povero piccino. Ricordo un particolare a proposito della mamma di Alfredino. Qualche imbecille la accusò di insensibilità perchè non si disperava abbastanza. I soliti dementi che devono giudicare le reazioni emotive degli altri secondo clichè predeterminati. La stessa categoria di imbecilli probabilmente che hanno criticato ai giorni nostri i genitori della povera Yara Gambirasio per l'atteggiamento "troppo" dignitoso e riservato tenuto durante e dopo la scomparsa e la morte della loro figliola. Ma, si sa, la mamma degli imbecilli è sempre incinta.
Il Presidente Pertini a Vermicino
Intanto, verificato che i tentativi di raggiungere Alfredino calandosi direttamente con delle funi erano inutili, si scavava un pozzo parallelo per raggiungere la stessa profondità, scavare in orizzontale per arrivare all'altezza di dove si trovava il bambino. Ma ci sono difficoltà con le trivelle che incontravano strati di roccia difficili da penetrare. E' una corsa contro il tempo. Insomma il destino sembra accanirsi contro Alfredino, che continua inesorabilmente a scivolare più giù. In tanti tentano ancora di calarsi nel pozzo, ma il fango in cui è incastrato il piccolo impedisce qualunque movimento. Poco dopo l'alba del 13 giugno Alfredino muore. La sua agonia nel pozzo è finita, dopo due giorni e due notti tremende.

Sono passati trent'anni e forse i miei ricordi saranno confusi e, chissà, nella ricostruzione di quei momenti posso aver sovrapposto fatti e persone. Ma l'emozione e il senso di frustrazione di quei momenti sono  e saranno indelebili.
Povero Alfredino nel pozzo, che brutta fine.

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Per saperne (molto) di più, la precisa e puntuale ricostruzione fatta dal Corriere della sera: