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giovedì 12 settembre 2013

DIO senza "D" = io (uno slogan da applausi)

Polemiche roventi a Verona per questo manifesto proposto da UAAR (Unione degli Atei Agnostici Razionalisti). Link: http://www.uaar.it/news/2013/09/10/censura-verona-giunta-vieta-manifesti-uaar/

Dio senza "D" =  io

Trasmettono un messaggio “potenzialmente lesivo nei confronti di qualsiasi religione”. È quello che la giunta a guida leghista del Comune di Verona pensa dei manifesti Uaar. E quindi, nonostante questi fossero già stampati nel rispetto di tutti i regolamenti comunali, ha detto “no” alla loro affissione.
In un comunicato l'UAAR afferma:  Nessuna amministrazione pubblica era sinora arrivata a tanto. I manifesti Uaar sono già stati affissi a Roma, Milano, Bologna, Firenze, Bari, Ancona, Cagliari e persino nella stessa Verona (a cura di un privato), ma una presa di posizione istituzionale di questo tenore non si era ancora verificata, (...)
E ancora: Il messaggio non esclude affatto l’esistenza di Dio: si limita ad affermare che dieci milioni di italiani vivono — generalmente bene — senza farvi alcun riferimento.
Per informazione, va detto che la campagna è stata ideata dalla creative agency Zowart.
Perché questa campagna? “Viviamo in una società in cui i non credenti sono ritenuti pochi, sono presentati negativamente e sono spesso oggetto di disparità di trattamento”, spiega Raffaele Carcano, segretario Uaar. “Con la nostra campagna vogliamo invece ribadire che in Italia vivono (generalmente bene) circa dieci milioni di non credenti, e che c’è chi si impegna per eliminare le discriminazioni nei loro confronti”.

Polemiche roventi, come sempre succede nel nostro paese per qualunque argomento che veda opinioni opposte. A maggior ragione quando il tema è delicato come credere o non credere in Dio. Si badi bene, in questo caso la parola Dio potrebbe essere tranquillamente scritta in caratteri minuscoli perchè non fa riferimento a nessuna divinità in particolare e dunque a nessuna confessione religiosa. Dio è un termine e un concetto universale, comune a tutte le fedi e a tutte le religioni. Non un nome proprio, anche se  per i cristiani è vero il contrario. Per i fedeli di Santa Romana Chiesa Dio è l'unico riconosciuto e venerato, l'unico degno di fregiarsi di tale nome. Ma senza dimenticarsi della Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Pur essendo una religione per eccellenza monoteista, quella cristiano-cattolica postula che Dio sia uno e trino, tre esseri riuniti in uno solo. Non mi addentro in disquisizioni teologiche dottrinali perchè non ne ho adeguata competenza e conoscenza. Ma fin qui ci arriviamo tutti, trattandosi di elementi basilari della nostra cultura e tradizione italiana. Poi ognuno ha o si fa le proprie convinzioni, ma queste conoscenze elementari sono comuni a tutti.
Il fatto è che l'UAAR grida alla censura e protesta vigorosamente promettendo di non desistere e di dare battaglia. Anzi dichiara che si muoverà di conseguenza laddove dovessero esserci discriminazioni nei confronti dei suoi aderenti.


Mi viene spontanea qualche considerazione. Prima di tutto sgombriamo il campo da un facile equivoco che vede sovrapporsi il concetto di religione con quello di dio. Un ateo è colui che non crede in un essere divino e pertanto l'oggetto del non-credere non può essere la religione che -per inciso-è solo un insieme di regole comportamentali che si possono anche non osservare pur essendo o dichiarandosi credenti (di non praticanti è pieno il mondo, anzi sono la stragrande maggioranza di coloro che si professano credenti). Il manifesto dell'UAAR è impeccabile sotto il profilo logico e letterale. E l'amministrazione comunale veronese sbaglia quando si lancia in affermazioni sul merito del suo contenuto. Dio non è sinonimo di cattolicesimo nè di alcuna altra religione. Vale per musulmani e cristiani, per induisti o buddhisti. Quindi lo slogan non prende di mira nessuno in particolare. Senza "D" della parola Dio rimane "io", ovvero l'uomo e non il divino al centro di tutto. Potrà non piacere, potrà sembrare presuntuoso o supponente, ma è uno slogan impeccabile, direi da applausi (per questo motivo poco sopra ho citato l'agenzia creativa che lo ha formulato).
Altra cosa è chiedersi se abbia un senso una campagna pubblicitaria per sostenere l'ateismo, ossia uno stato di non-essere, non-credere, non-partecipare. Insomma una negazione sostenuta in positivo da una pubblicità che per sua natura spinge in senso opposto, cioè a fare o a credere in qualcosa, ossia l'oggetto del messaggio pubblicitario, il prodotto da reclamizzare. Mi sembra una contraddizione in termini. Uno dovrebbe a rigor di logica essere invogliato a fare o credere in qualcosa, non a non-fare o a non-credere. Ma probabilmente la spiegazione è molto banale e utilitaristica: una quota di iscrizione e il sostegno come associati.
Questo, senza voler essere offensivo in alcun modo con nessuno, naturalmente.

giovedì 24 gennaio 2013

Sogno o son desto...?

Staminali: uomo perde naso, glielo fanno ricrescere su un braccio












Londra, 24 gen. - Un gruppo di scienziati britannici ha ricostruito in laboratorio un naso nuovo di zecca, grazie alle cellule staminali coltivati sul braccio di un paziente. Una volta pronto, il naso verra' rimosso e trapiantato sul volto dell'uomo. Il paziente di 56 anni, che aveva perso il naso a causa di un tumore, potrebbe essere quindi il primo a beneficiare di una cosi' eccezionale ricerca, coordinata dall'University College di Londra e riportata sui media di tutto il mondo.

Il naso nuovo, oltre ad avere anche l'aspetto di quello vecchio, che era leggermente storto, dovrebbe anche essere funzionale, cioe' dovrebbe restituire al paziente il senso dell'olfatto.
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Ho riletto la notizia almeno un paio di volte prima di capacitarmi di ciò che leggevo. Stentavo a credere ai miei occhi. E non è che adesso ci creda proprio del tutto. Mi sembra una cosa talmente surreale da assomigliare più ad una barzelletta che ad un fatto reale. Ma ve lo immaginate un tizio con un naso sul braccio invece che in faccia in mezzo agli occhi? Sono basito.
E se la prossima volta non si trattasse del naso, ma di qualche altro organo del corpo umano? Lascio a voi, amici, la scelta di quale potrebbe essere...

A margine mi viene in mente una riflessione attribuita a Isaac Asimov (se non sbaglio), secondo cui "se un giorno dovessimo mai entrare in contatto con una forma di vita aliena extraterrestre, per poterci stupire della loro tecnologia più evoluta della nostra, dovremmo fare riferimento alla magia". Ovvero: oltre un certo limite scientifico-tecnologico si sconfina nel magico. E aggiungerei che a questo punto entrerebbe in ballo un bell'argomentare su tutta la tradizione miracolistico-religiosa. Nell'ottica di un naso che ricresce su un braccio, che dire di un cieco che riacquista la vista o di un lebbroso che guarisce...?


giovedì 27 dicembre 2012

Le donne e il femminicidio, la versione di don Corsi

E' appena passato il Natale che, comunque la si pensi in tema di religione e di fede, è per antonomasia sinonimo di buoni sentimenti universali. Ma proprio per questo motivo risulta ancor più stridente e sgradevole la vicenda del prete di La Spezia che si è scagliato contro le donne che provocano pensieri lascivi negli uomini spingendoli a praticare la violenza contro di esse. Addirittura, se così non fosse, cioè se gli uomini non dovessero essere soggiogati da tali malcelate profferte sessuali, è solo perchè sono con tutta probabilità froci. Sembrano, sembrerebbero, discorsi degni del peggior bar sport di infimo livello, invece sono considerazioni che provengono dalla mente e dalla penna di un prete. Il che rende ancor più nauseante il senso dell'assurdo ragionamento. Insomma per farla breve, è colpa di certe donne dai costumi sfacciati e provocatori se poi gli uomini rompono i freni inibitori e passano alle vie di fatto usando loro violenza a sfondo sessuale. Eccola qui, papale papale, la tesi del prete spezzino che individua in un sol colpo cause, effetti e conseguenze di un fenomeno sociale e criminale che va sotto il nome di femminicidio. Perchè sprecare tempo e risorse intellettuali scomodando illustri sociologi e psicologi, criminologi, filosofi ecc. ecc. per fotografare il triste fenomeno della violenza sulle donne? Ci pensa in un sol battito di ciglia un anonimo prete di La Spezia che spiattella, urbi et orbi, la sua verità.
"Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?"

Il testo poi prosegue così: "L'analisi del fenomeno che i soliti tromboni di giornali e tv chiamano appunto femminicidio. Una stampa fanatica e deviata attribuisce all'uomo che non accetterebbe la separazione questa spinta alla violenza. Domandiamoci: Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell'arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (forma di violenza da condannare e punire con fermezza) spesso le responsabilità sono condivise.
Quante volte vediamo ragazze e signore mature circolare per strada con vestiti provocanti e succinti? Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre e nei cinema? Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e poi si arriva alla violenza o abuso sessuale (lo ribadiamo, roba da mascalzoni). Facciano un sano esame di coscienza: forse questo ce lo siamo cercate anche noi?".

Cosa dire di fronte a questa posizione che gronda retrivo maschilismo e sfacciata misoginia a piene mani? Siamo ancora in un ambito culturale in cui all'uomo-maschio viene concessa l'attenuante della provocazione se si lascia andare a reati di violenza a sfondo sessuale. La colpa non è sua, ma della donna che lo provoca. Non è la protervia di un pensiero che che attribuisce al maschio una superioità intellettuale e genetica tale da consentirgli di decidere della vita e della morte dei suoi simili di rango inferiore. Ma, attenzione, la forma è salva e la facciata diventa rispettabile allorquando nel volantino si definisce "roba da mascalzoni" la violenza sulle donne. Non è un reato ripugnante, un crimine schifoso, è una mascalzonata. Roba da sepolcri imbiancati. Non criminali, ma mascalzoni. Bricconcelli... meritereste una bacchettata sulle mani per ogni stupro che commettete per colpa della lascivia femminile!
Nauseante.

Ma è un prete impazzito e fellone a dare di matto o il fenomeno è di più vasta portata e gravità?
La lettera/volantino di don Piero Corsi affissa alla vigilia di Natale nella bacheca della parrocchia di San Terenzio non è in realtà un fenomeno isolato nell'area ecclesiale cattolica. Già, perchè in realtà il contenuto della lettera riprendeva i contenuti, già pubblicati il 21 dicembre, sul sito online della rivista integralista cattolica Pontifex che individuava nella “provocazione delle donne” l’origine della violenza maschile. Quindi è lecito pensare che il violantino spezzino sia probabilmente solo la punta di un iceberg di ben più vasta dimensione. Il parroco naturalmente è stato richiamato aspramente dal vescovo (e vorrei vedere il contrario...) e ha ritirato la lettera (forse, non è chiaro), ma non sembra aver cambiato di una virgola le sue convinzioni. Che evidentemente sono ben radicate in un certo settore della Chiesa. Nel febbraio del 2011 l'arcivescono di Foligno, Arduino Bertoldo, colpevolizzava la donna che se cammina “in modo sensuale e provocatorio qualche responsabilità nell’evento ce l’ha, perché anche indurre in tentazione è peccato”.
Siamo nel 21° secolo, l’Onu ha condannato la violenza sulle donne come crimine e grave violazione dei diritti umani. Fiumi di inchiostro sono stati scritti sulla violenza alle donne, sono stati raccolti dati, denunciato il fenomeno, ma certa parte della Chiesa cattolica sembra tuttora pervasa da uno strisciante oscurantismo di stampo medievale che alimenta pregiudizi misogini e sessuofobici. Sul tema leggevo in questi giorni delle interessanti considerazioni che spaziano nel vasto terreno della psicanalisi alla ricerca di un perchè a questi atteggiamenti così retrivi. La tesi, molto interessante, sarebbe che il senso di tale giustificazione nella provocazione da parte delle donne andrebbe ricercata in un meccanismo di difesa da contenuti inconsci che sentiamo inaccettabili e che attribuiamo ad altri: agli alieni, al demonio, alle donne, agli immigrati, ai “neri”, agli omosessuali e talvolta purtroppo persino ai bambini o alle bambine. Insomma, non sono io, maschio degenere e scellerato, che ho una mentalità deviata e sessualmente prevaricatrice, ma è colpa loro che sono donne. Il che fa il paio con una barzelletta che sentivo girare ancora ai tempi della scuola: non sono io che sono razzista, sono loro che sono negri"! Verrebbe quasi da ridere se non ci fosse soltanto da piangere.

sabato 22 ottobre 2011

Fotografata la Madonna di Medjugorje!

Domenica scorsa, 16 ottobre. Jesolo, famosa e frequentatissima località turistica sul litorale veneto. Stagione estiva ormai passata e dimenticata, ma parecchia gente in giro approfittando del clima piacevolmente mite del periodo. Riunione pubblica di fedeli della Madonna di Medjugorje (Boznia Erzegovina, ex Jugoslavia). Gli organizzatori e promotori dell'incontro sono tutti cittadini jesolani che, reduci dal pellegrinaggio a Medjugorje, hanno voluto ricreare la stessa atmosfera in un palaturismo divenuto una grande chiesa per l'occasione straordinaria.
La presunta apparizione della Madonna
Un sacco di gente che partecipa a messe, preghiere, canti, omelie. Finchè qualcuno non alza gli occhi al cielo e vede o crede di vedere una figura femminile in preghiera che si staglia sullo sfondo azzurro.
Tutti, nel giro di pochi minuti, vedono la stessa cosa (o si convincono di vederla?) e qualcuno tira fuori l'immancabile macchina fotografica e immortala l'evento. Lo vedete nella foto qui accanto. Un'immagine  un po' sottoesposta nella parte bassa, molto luminosa nella parte alta. E in mezzo al cielo una macchia biancastra, allungata e dai bordi frastagliati. Quella, secondo i seguaci/fedeli che credono nelle apparizioni di Medjugorje, non è una nuvola di passaggio o un riflesso di qualche tipo. No. Non è neanche un UFO di passaggio. E' l'immagine della Madonna in preghiera. Tutti d'accordo, ovviamente.Senza incertezze.  A nessuno è venuto il dubbio che potesse essere una nuvoletta dalla forma strana. Non esiste proprio.  No, tutte certezze granitiche: è la Madonna. A posteriori nemmeno qualche piccolo dubbio che la foto possa essere stata sottoposta a qualche fotoritocco, giusto per sgrezzarla un pochino? No, assolutamente. Quella macchia bianca nella foto è la Madonna. Se lo dicono loro che a Medjugorje ci sono stati di recente chi oserebbe mai metterlo in dubbio? Comunque, sia ben chiaro, niente a che vedere con le apparizioni sul sito originale oltre frontiera. Da quelle parti si assiste ad apparizioni coi fiocchi, con effetti speciali straordinari. Pare che di sovente il sole, se fissato a lungo, cominci a roteare come una trottola. Straordinario. Segno divino senza alcun dubbio. Il tutto davanti a migliaia di testimoni sicurissimi di ciò che hanno visto. Lo dice anche il "famoso" giornalista Paolo Brosio (quello martirizzato da Emilio Fede al Tg4 al tempo di Mani Pulite davanti al Palazzo di Giustizia di Milano), che di recente è diventato un convinto sostenitore delle apparizioni di Medjugorje. Ha anche scritto un libro sull'argomento. Molto venduto, ovviamente. Tutti fedelissimi della Madonna con naso all'insù, plaudenti e credenti. Ovviamente.

Che dire, che pensare di fronte a fatti del genere? Certo, ognuno è libero di credere in ciò che vuole. Credere aiuta a convivere con la propria umanità che anela giustamente a nutrirsi di spiritualità, credere aiuta ad avere fiducia nel futuro e a vivere meglio il presente. Avere fede è importante. Poi, in coscienza, ognuno potrà avere fede in ciò che più gli piace o lo convince a seconda della religione abbracciata. Forse anche chi si professa ateo ha fede. Ha fede che davvero un dio non esista. E' fede anche questa versione negazionista, ancorchè comunque indimostrabile, come il suo esatto contrario. Ma di certo ci vuole misura, ragionevolezza, buon senso e prudenza anche nel credere. Criteri che hanno qualcosa a che spartire con la fede, che in quanto tale non ha categorie logiche a governarla? Difficile dare una rispoosta per chi non abbia importanti frequentazioni con l'alta filosofia. Ma è la Chiesa stessa che prende le distanze da questi fenomeni miracolistici di massa. Saggiamente, aggiungerei. Va bene credere; va bene ritenere che possa esserci un filo diretto tra la divinità e gli esseri umani; va bene tutto o quasi tutto. Ma se ogni nuvoletta in cielo o macchia su una fotografia dovesse essere interpretata come manifestazione divina, non sarebbe più finita. In fin dei conti viviamo nell'era di Photoshop...

martedì 26 ottobre 2010

L'eschimese

Capita a tutti, prima o poi, di pensare a Dio e alla sua esistenza. Chi più chi meno, salvo rare eccezioni, siamo tutti stati educati alla religione e alle sue istituzioni, perchè Dio e la Chiesa sono insiti nella nostra cultura (cristiana, italiana e occidentale). Naturalmente Dio e la Chiesa sono cose diverse e ben distinte, anche se nel sentire comune è difficile che la differenza venga colta in maniera chiara e netta. Che piaccia o no è così, anche se nella maggior parte dei casi l'approccio a Dio e alla Chiesa avviene più per abitudine o tradizione, piuttosto che per vera convinzione o vera fede. D'altronde cos'è la fede? Chi può dirsi realmente fedele o non fedele; credente o non credente? Credo che molto spesso queste etichette siano abbastanza di facciata o formali e molto raramente siano realmente sentite, ponderate, volute e quindi vere. Io per esempio, sono stato educato a credere a Dio e a frequentare la chiesa. Fino a quando non ho cominciato a ragionare con la mia testa e a pormi delle domande. I classici dubbi della crescita e della maturazione, sia fisica che mentale. Ma penso che si tratti di un percorso non solo mio, bensì di molti se non di tutti. Poi ognuno con la sua testa potrà confermare o rafforzare gli insegnamenti ricevuti oppure discostarsene per scelta. Si tratta di una crescita individuale opportuna e necessaria che deve fare i conti anche con le esperienze maturate. Frequentare o non frequentare la chiesa fa evidentemente la differenza, perchè spesso non si sa di cosa si parla in realtà e non si conosce nulla o quasi di cosa significhi vivere dentro l'istituzione ecclesiale (banalmente: la parrocchia), sia dall'interno, come religioso che dall'esterno, come laico.

Ciò detto, torno al punto di partenza. Capita di fermarsi a riflettere su Dio e sulla sua esistenza. Esiste o no un dio? E in che modo si manifesta? Belle domande. Ma senza risposta, se non quelle che possono venire dalla riflessione soggettiva e personale.
Leggete questa storiellina. L'ho sentita in un film (non ricordo più quale), pronunciata da un personaggio di contorno, ma che mi è rimasta impressa.

L'eschimese.
Dio, Gesù, Allah, Maometto o Buddha non esistono. Ne sono sicuro. Ogni volta che ho avuto bisogno di loro li ho invocati con fede, ma nessuno si mai fatto vivo. Sono cristiano e sono stato educato a credere in Dio e Gesù, ma in realtà non esistono. E lo posso dimostrare. Tempo fa mi sono trovato nell'estremo nord dell'Alaska. Il mezzo di trasporto che utilizzavo è andato in panne e si è fermato. Ero bloccato a 40 sotto zero, in mezzo al ghiaccio e nella tormenta, a decine e decine di km dalla città più vicina. Non sapevo che fare, ero spacciato. E allora ho invocato Dio che mi aiutasse e mi salvasse. L'ho pregato di far ripartire il motore, di far cessare la tormenta, di non farmi morire congelato. E invece niente. Non si è fatto vivo. Mi ha lasciato lì, abbandonato nel ghiaccio. Si è dimenticato di me ed ha ignorato le mie preghiere.
Come posso raccontarlo adesso, vivo e vegeto? E' semplice. Al terzo giorno che stavo lì e ormai ero semi congelato e rassegnato a morire, è passato da quelle parti un eschimese con la sua slitta trainata dai cani. Mi ha visto e mi ha salvato portandomi al caldo e dandomi da bere e mangiare. Se sono vivo lo devo a lui, all'eschimese, mica a Dio. Lui neanche s'è fatto vedere.
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domenica 5 settembre 2010

Frustate e lapidazioni nel nome di Dio

Dall'Iran ci arriva in questi giorni una ulteriore lezione di "civiltà coranica", o almeno quella che gli integralisti islamici reputano e spacciano essere civiltà e rispetto della legge coranica. Oggi infatti potrebbe essere la fine di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna iraniana condannata a morte per lapidazione con l'accusa di adulterio. Non entro neppure nel merito se l'accusa sia provata e veritiera, non mi interessa assolutamente. Perchè se anche lo fosse, si tratterebbe comunque di un atto di inciviltà sia per la condanna a morte in sè, sia per le barbare modalità dell'esecuzione. La lapidazione è infatti molto più che un atto barbaro, è qualcosa di orrendamente inumano come poche altre forme di uccisione legalizzata che passano sotto forma di atto di giustizia.
E come se non bastasse, quegli esseri ignobili che amministrano la giustizia in nome di Dio hanno pensato bene di infliggere la pena di 99 frustate a quella povera donna perchè colpevole di essersi mostrata in pubblico con il volto scoperto, senza velo. Per non parlare della finta esecuzione di cui si è letto nei giorni scorsi. Annunciare alla condannata che entro pochi minuti sarebbe stata lapidata quando invece non era ancora giunta la sua ora è una perversa e sadica forma di tortura che la dice lunga sullo stato psichico e mentale dei suoi aguzzini.
Temo, invece,che le proteste internazionali non serviranno a nulla, non  a salvare la vita a Sakineh. Perchè rinunciare alla lapidazione sarebbe una capitolazione del regime iraniano con conseguenze politiche intuibili, soprattutto interne. Insomma ci rimetterebbero la faccia e questo non è politicamente accettabile per chi fa della forza e dell'autoritarismo una caratteristica di governo imprescindibile.
Ma una considerazione niente affatto marginale va fatta. Stiamo assistendo alla campagna internazionale a favore di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, con appelli e proteste che arrivano da tutto il mondo cosiddetto civile. Ma il paradosso è che buona parte di quegli appelli legalitari e umanitari prendono origine in paesi che ammettono e praticano con regolarità la pena di morte. Ma questo sembra essere un dettaglio insignificante su cui sorvolare. Perchè se ad uccidere in nome di Dio o della Legge sono nazioni come gli Usa o la Cina o molti altri in tutto il mondo, pochi hanno da obiettare alcunchè, salvo le solite organizzazioni tipo Amnesty che ormai non fanno più notizia. Mentre se ad uccidere nel nome di Dio e della Legge è l'Iran tutti si adombrano, si scandalizzano e invocano clemenza. E se scende in campo la première femme Carlà Brunì , in Iran sono tutti sul chi va là, letteralmente terrorizzati e sconvolti dalle conseguenze della presa di posizione di Madame Sarkozy che potrebbe anche decidere di non fare shopping per un paio di giorni in segno di protesta....
Come non pensare che sulla pelle di Sakineh non ci sia chi specula per farsi facile pubblicità e rifarsi il trucco con un'edulcorata immagine legalitaria politically correct?
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venerdì 3 settembre 2010

Un'equazione al posto di Dio

E' in uscita un nuovo libro di Stephen Hawking, il famoso astrofisico considerato l'erede di Newton e di Einstein. Insegna a Cambridge, gira in carrozzina a causa di una grave malattia che lo rende sempre più inabile e gira il mondo a fare conferenze. Una mente geniale come poche altre sulla terra, in ogni tempo.
Il nuovo libro si intitola The Grand Design, con le maiuscole per ogni parola, a significare che grand (grande) e design (progetto) non sono termini generici qualsiasi, ma sono "IL" grande progetto, ovvero la Creazione del mondo, di tutto ciò che è, è stato e sarà. Insomma l'opera di Dio. Naturalmente il punto di vista, l'angolatura attraverso cui sbirciare la realtà, è quella dello scienziato. E come fece forse per la prima volta Charles Darwin con la sua teoria positivistica dell'evoluzione, Hawking arriva a ipotizzare che per accettare l'idea della Creazione, del Creato così come lo osserviamo, non è necessaria la figura di Dio ma è ammissibile una spiegazione meccanicistica. L'universo può essersi creato da sè, può essersi creato in maniera autonoma, in virtù dell'esistenza di una semplice (si fa per dire) e unica legge fisica: la forza di gravità.
Minchia! Il Big Bang, la scintilla che diede vita al processo di espansione dell'universo e la sua successiva espansione, la nascita di stelle e pianeti, di galassie e nebulose, dell'aria e della terra, dell'acqua e degli esseri viventi potrebbe essere frutto di un meccanismo naturale che avrebbe preso il via senza bisogno di interventi "esterni". Anche solo detta così, questa cosa mi fa andare via di testa. Non voglio neppure tentare di addentrami nei particolari, perchè tanto so che sarebbero fatica e tempo sprecati, Ma il concetto del Nulla e del Creato, prima e dopo il Big bang, è di per sè affascinante. Mi stordisce. Se c'è il nulla prima, come fa ad esserci il creato dopo senza una volontà precisa? Il concetto di nulla è ancora qualcosa di più totale ed assoluto del vuoto, va direttamente a interfacciarsi con la sfera filosofica. Come si fa a non vedere qualcosa di soprannaturale nel passaggio dal nulla a qualcosa che poi sfocerà nella materia esplosa col Big Bang? Mi rendo conto della povertà del mio concetto, ma francamente è difficile fare altrimenti per un mediamente ignorante come io mi ritengo. Dice Hawking: la sola legge di gravità può bastare a spiegare tutto. OK mi può stare bene. Ma facendo un banale passettino indietro, l'esistenza di tale legge n. 1 come si spiega o come si giustifica? Chi o cosa ha messo lì quella legge fisica? Se non esisteva nulla, se non c'era nulla da sottoporre alla gravità che motivo e ragione di esistere poteva avere in un ambito in cui per definizione non c'era niente di niente? E dunque ad un certo punto qualcuno o qualcosa dovrà pur aver dato inizio anche solo alla singola legge che secondo Hawking può spiegare tutto, innestando un meccanismo sequenziale e naturale che ha portato a tutto il resto. E come svincolare questa scintilla iniziale dal concetto di un essere supremo, a Dio? O sarebbe sufficiente accettare l'esistenza "spontanea" di questa legge n.1 senza fare quel passettino indietro chiedendosi chi ce l'abbia messa lì quella legge?
Sono convinto che l'uomo potrebbe passare i prossimi centomila anni a farsi queste domande senza poterne venire a capo. Salvo che, nel frattempo, menti geniali come Stephen Hawking non elaborino qualche convincente equazione da sostituire a Dio.

domenica 22 agosto 2010

Veneto: cattolici e baciabanchi ma gran bestemmiatori

Dal Gazzettino on line (ed. di Padova):
Padova. In campo si bestemmia troppo:
il parroco "sfratta" la squadra di calcio

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=115617

Ecco uno squarcio di Veneto per capire di che pasta siamo fatti da queste parti. Da sempre una roccaforte cattolica conservatrice e tenutaria di valori e tradizioni, feudo della Democrazia cristiana dei tempi d'oro, ora votata ai nuovi dei del centro destra, dominio per anni dell'enfant prodige Giancarlo Galan ex Forza Italia, poi PdL, ora ministro della Repubblica. Culla e ambiente di crescita e sviluppo dell'ideologia celodurista più intransigente attraverso la Liga Veneta agli inizi, poi confluita e assorbita dalla potente e dilagante Lega Nord di Bossi.
Ma la realtà quotidiana e popolare è quella che si legge nell'articolo del Gazzettino. I giocatori e l'entourage della squadretta di calcio locale di S. Elena nella Bassa padovana sono dei gran bestemmiatori, per di più sfacciati e recidivi. Il padrone del campetto dove si allenano e giocano è il parroco, che alla lunga si deve essere stufato di sentire questi incalliti bestemmiatori esercitare la loro blasfemia in casa sua. Un vero e proprio oltraggio, stupido e sprezzante, oltre che maleducato e irriguardoso nei confronti dei credenti. E così alla fine ha perso la pazienza ed ha cacciato via tutti. Che la squadra di calcio si vada a trovare un altro campo da gioco per sfogarsi a calcio & bestemmie. Sciò, via di qua! Proprio come si farebbe in un pollaio con delle galline vocianti e rissose.
Questo è il Veneto, cari amici. Dove tutti si dicono morigerati, ferventi cattolici e brave persone, ma quando possono si sciacquano la bocca con Dio, i santi e i sacramenti. Un perbenismo di facciata, da sbandierare pubblicamente per puro conformismo. Ma è anche il Veneto delle crociate per il mantenimento del crocefisso nelle scuole e nei luoghi pubblici, delle petizioni contro chi osa mettere in discussione la presenza di un simbolo sacro appeso al muro. Naturalmente a discapito di altre fedi e religioni, perchè quella cattolica è la sola, vera e unica religione. Salvo poi bestemmiare alla grande il proprio Dio, sotto gli occhi e le orecchie del signor parroco.
Sottolineo, e dovrebbe essere implicito, che non si tratta di generalizzare indistintamente. Non tutti bestemmiano ovviamente, ma il fenomeno è molto rilevante e diffuso e per di più in continua crescita sia tra giovani e anziani che tra uomini e donne. Personalmente (lo dico per chiarire la mia posizione), mi professo credente, pessimo cattolico, non bestemmio e ritengo che il crocefisso stia bene sul muro alla vista di tutti, come anche -però- qualsiasi altra icona religiosa, non essendoci graduatorie di merito o preferenze tra religioni e credenti.
Si noti bene che sarebbe sbagliato e riduttivo pensare che il fenomeno sia limitato alle fasce più popolari e ignoranti. Niente affatto. La bestemmia in Veneto abbonda democraticamente sulle bocche di tutti indistintamente, a tutti i livelli e gradi di istruzione. Dall'operaio al professionista, dal commerciante al dirigente d'azienda. La bestemmia è ormai un intercalare quasi onomatopeico, un rafforzativo di concetti che rischierebbero di rimanere nel vago se non conditi da una bestemmia. Ci sono le bestemmie pleonastiche e riempitive, quelle cattive e gonfie di rabbia, quelle comiche e satiriche, quelle esclamative, quelle definitive, ossia dette per chiudere la bocca all'interlocutore timido.
La bestemmia una volta era un reato. Adesso credo che non lo sia più, poichè la religione cattolica non è più la religione di stato e dunque il reato di vilipendio non esiste più. Ma rimangono pur sempre (rimarrebbero...) il rispetto per gli altri e la buona educazione. Ahimè, due categorie morali ed etiche che al giorno d'oggi possono solo far sorridere come si trattasse di reperti storici, essendo principi ormai obsoleti per una gran fetta di italiani. L'aggressività e l'insofferenza sono i nuovi paradigmi del vivere comune. E la bestemmia rispecchia e ricalca esattamente sia l'aggressività verso gli altri che l'insofferenza per il credo altrui.

Discorso a parte merita quello sulla squadra di calcio che ha denunciato lo sfratto dal campo ad opera del parroco come un affronto ingiustificato. Sì, perchè a leggere i commenti dei lettori del Gazzettino presenti sul sito, si viene a sapere che dal punto di vista sportivo la società di calcio del S. Elena non brilla per correttezza, nè in campo nè sugli spalti a bordo campo. Il che ha poco di sportivo, inteso come spirito comportamentale. Insomma, tale padre tale figlio. Tale la società di calcio, tali i suoi giocatori bestemmiatori..... Nulla di nuovo sotto il sole.
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giovedì 8 aprile 2010

Predi pedofili: omertà vergognosa.

Nel post di dicembre scorso mi ero già occupato del problema dei preti pedofili (La colpevole omertà della Chiesa irlandese). Il tema è tornato prepotentemente di attualità con le cronache degli ultimi giorni e nello specifico da quando il New York Times ha tirato in ballo addirittura il Papa. In conseguenza di ciò si sono mosse le massime cariche vaticane che hanno difeso la posizione del pontefice accusato di essere a conoscenza di determinati casi di pedofilia e di aver messo a tacere i fatti. E' stato addirittura tirato in ballo l'antisemitismo nell'omelia del Venerdi santo in San Pietro. Insomma un bel casino.

Su tutta questa squallida storia mi preme fare alcune considerazioni.
- I preti sono esseri umani e in quanto tali possono sbagliare. La loro condizione di ministri del culto non li pone al di sopra e al riparo delle tentazioni come qualsiasi uomo o donna in stato di laicità. Quindi sbagliano come chiunque altro. Ma questo non vuol dire minimizzare il problema o tentare di ridurlo a pochi casi isolati.
- Il ruolo e la funzione dei sacerdoti rendono ancora più odioso il crimine commesso, perchè tradisce la fiducia e l'affidamento delle persone, adulti e minori, che ad essi si rivolgono a causa del loro essere religiosi consacrati a Dio.
- L'aspetto che rende vergognosa e scandalosa la vicenda dei preti pedofili è che di fatto i soggetti coinvolti godono di una vera e propria immunità e mai o quasi mai sono chiamati a risponderne di fronte alla giustizia dei paesi dove si verificano tali crimini. I giornali di questi giorni snocciolano casi e situazioni terrificanti. E' questa omertà di fondo che tende a insabbiare questa fogna maleodorante che diventa inammissibile. Può succedere che la notizia arrivi più in alto, ma tutto finisce troppo spesso con un semplice trasferimento dei preti col risultato che questi pervertiti continuano comunque a fare ciò che vogliono per decenni, ma in un'altra sede. C'è notizia di qualche prete denunciato alle autorità giudiziarie, che venga processato e finisca in galera? No. Nella quasi totalità dei casi la cosa si risolve in grossi pagamenti di somme di denaro per tacitare le vittime, evitare denunce e galera e tutto finisce lì. Sempre che la cosa venga alla luce, altrimenti niente di niente. Il tutto rimane nelle segrete stanze ecclesiastiche. Se qualcuno va in giudizio o finisce in galera è solo perchè le vittime lo denunciano, ma mai che sia la chiesa stessa a prendere l'iniziativa. Questa è la vera vergogna e il vero scandalo che dovrebbe far inorridire la Chiesa, dal Papa in giù.
Un esempio concreto: proprio ieri si è letto sui giornali di un vescovo norvegese che nel gennaio 2009 ha ammesso pubblicamente di aver abusato di un ragazzino. A maggio dello stesso anno il vescovo ha dato le dimissioni (accettate dal papa) ed è stato trasferito altrove. Fine della storia. E la legge? E la giustizia? E la galera? Niente. Nessuna denuncia, nessun reato. Un trasferimento e tutto finisce lì. Questo è lo scandalo che si aggiunge allo scandalo. Una vera vergogna.
La posizione ufficiale del vaticano è che non bisogna generalizzare e fare di tutta l'erba un fascio per buttare fango su tutta la Chiesa e il clero. Giusto, sono assolutamente d'accordo. Non tutti i preti sono pedofili  e farabutti (ci mancherebbe). Per uno che sbaglia ce ne sono mille onesti e retti. Ma perchè non dimostrare l'assenza di una volontà omertosa e insabbiatrice da parte della Chiesa con denunce alle autorità e fare in modo che quelle "pecore nere" siano perseguite dalla legge e dalla giustizia degli uomini come chiunque altro?

mercoledì 24 marzo 2010

Duemila anni dopo...

Notizia 1
Regione del Punjab, anno 10 d.C. Un uomo è stato bruciato vivo da un gruppo di musulmani per essersi rifiutato di convertirsi all'Islam. Arshad Masih era il suo nome, aveva 38 anni ed era un cristiano.

Sua moglie, Martha Bibi, ha inoltre detto di essere stata stuprata da alcune guardie della guarnigione dove era andata per denunciare il caso. La violenza è avvenuta davanti ai tre figli della coppia che hanno un'età fra 7 e 12 anni. La donna lavorava come serva presso una ricca famiglia musulmana. Negli ultimi tempi erano però emersi dissapori a causa della loro fede cristiana e di un sospetto furto avvenuto nella casa. Masih non voleva convertirsi e abbracciare la religione musulmana.


Notizia 2
Punjab, Pakistan. Marzo 2010. Un nuovo terribile caso di odio religioso. Un uomo è stato bruciato vivo da un gruppo di estremisti musulmani per essersi rifiutato di convertirsi all'Islam. Lo riferisce il Pakistan Christian Post, giornale online affiliato a un partito cristiano locale. Arshad Masih, 38 anni aveva subito ustioni sull'80% del corpo e, secondo i medici dell'ospedale Sacra Famiglia dove era ricoverato, aveva poche probabilità di sopravvivere. Sua moglie, Martha Bibi, aveva inoltre detto di essere stata stuprata da alcuni poliziotti della caserma dove era andata per denunciare il caso. La violenza è avvenuta davanti ai tre figli della coppia che hanno un'età fra 7 e 12 anni. La donna lavorava come domestica insieme al marito dal 2005 presso una benestante famiglia musulmana. Negli ultimi tempi erano però emersi dissapori a causa della loro fede cristiana e di un sospetto furto avvenuto nella casa. Masih aveva ricevuto pressioni da parte del suo datore di lavoro per abbracciare la religione musulmana, ma lui si sarebbe rifiutato, secondo quanto riportato da AsiaNews, il sito internet del Pime (Pontificio Istituto Missioni Esteri) che per primo ha dato notizia della brutale aggressione. Negli ultimi tempi si sono ripetuti gli atti di violenza contro la minoranza cristiana pakistana che rappresenta l'1,6% della popolazione. Le organizzazioni cristiane locali si sono mobilitate lunedì chiedendo al governo della provincia del Punjab di punire i responsabili dell'omicidio e avviare un'inchiesta sulla violenza sessuale ad opera dei poliziotti.

Duemila anni di storia e di civiltà non bastano per estirpare il seme della barbarie nell'animo umano. In nome di Dio si continua sempre e comunque a uccidere.

Nota. Naturalmente la prima notizia è inventata. Ma la seconda purtroppo è cronaca di oggi. Il succo è che in nome di Dio (qualunque esso sia) si continua comunque a uccidere.

lunedì 15 febbraio 2010

Ostensione di S. Antonio. Fede o business?

Da oggi fino al 20 febbraio presso la Basilica del Santo qui a Padova si assisterà alla pubblica ostensione delle spoglie di S. Antonio. La città è in subbuglio, con la Protezione civile mobilitata in grande stile. Probabilmente parlo da uomo di poca fede, prevenuto e condizionato dai molti dubbi e dalle poche certezze, ma di fronte ad un evento come questo, che fa il paio con quella di Padre Pio, avvenuta credo l'anno scorso, la prima domanda che mi viene spontanea è "perchè"? Da quale esigenza o bisogno o necessità della Fede nasce la decisione di procedere a un'ostensione? Sia S.Antonio che Padre Pio mi pare godano ottima salute dal punto di vista del carisma e del seguito di fedeli, quindi la scelta di mostrare ciò che rimane dei loro corpi terreni non sembrerebbe mossa dalla volontà di far rifiorire tra i fedeli una devozione in declino. Ma allora, perchè? Come non pensare che una ragione  -senz'altro non la principale, ma di certo di grande peso-  possa essere la fortissima spinta economica che ne deriva? Le decine o centinaia di migliaia di fedeli e pellegrini provenienti da tutta Italia e dall'estero (si parla di almeno duecentomila persone nell'arco della settimana) porteranno un flusso di denaro enorme in termini di offerte, di acquisti di souvenir, di prebende, di ristorazioni, di soggiorni e pernottamenti. Sono malevolo e aridamente materialista? Mi pare che siano dati inoppugnabili. Ma dal punto di vista della fede, come la mettiamo? Di un santo, ovvero di una figura mistica per eccellenza, si venerano la vita esemplare, gli insegnamenti, le idee propugnate, la condotta morale e l'osservanza delle regole e dei comandamenti. Ma i resti ossei che c'entrano? Qual è il senso di questa ostensione (ma il termine che mi viene di primo acchito sarebbe "esibizione)? In che modo l'ostensione e dunque la venerazione delle ossa di un santo costituiscono un'espressione o un atto di fede?
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sabato 12 dicembre 2009

La colpevole omertà della Chiesa irlandese



















Era nell'aria da tempo e in Irlanda non si parlava d'altro. Alla fine il coperchio è saltato e il contenuto del pentolone è venuto fuori. Rapporto shock di Child Abuse Commission, la commissione istituita dall'ex primo ministro irlandese Bertie Ahern per fare luce su questo scandalo indegno e vergognoso: per 40 anni violenze endemiche e continuate su minori negli istituti religiosi cattolici irlandesi. Scoperti 2500 casi avvenuti tra il 1940 e il 1980. E dopo il 1980...? Cos'altro deve ancora emergere dal guano che ricopre questa avvilente pagina di storia della chiesa irlandese? Il cardinale Sean Brady, arcivescovo di Armagh e Primate di tutta Irlanda, dice di essere "profondamente dispiaciuto" per gli abusi sessuali. "Mi vergogno che dei bambini abbiano sofferto in un modo così orribile in queste istituzioni", afferma in un comunicato. Papa Ratzinger da Roma fa sapere di essere ugualmente dispiaciuto per quanto è successo, promette di scrivere ai fedeli irlandesi e chiede scusa per una delle pagine più nere della storia della Chiesa cattolica.
"Fu un abuso sessuale sistematico e ampiamente diffuso ai danni di bambini e adolescenti di entrambi i sessi, in scuole, orfanotrofi e riformatori gestiti da cattolici", documenta il rapporto della commissione Ryan. Racconti atroci, di uomini e donne -oggi adulti- che ricordano di essere stati picchiati, seviziati, stuprati talvolta da più persone contemporaneamente.

Tre considerazioni. La prima è che l'iniziativa dell'indagine e l'istituzione della commissione sono iniziativa del governo irlandese. Nulla è trapelato da fonte ecclesiastica. Senza questa iniziativa non sarebbe venuto alla luce nulla e tutto sarebbe rimasto sepolto dal silenzio e dall'omertà ecclesiale. La seconda è che è logico ed evidente che i vertici della Chiesa Cattolica irlandese, e di conseguenza il Vaticano, non potevano non sapere quanto andava succedendo nel corso di oltre mezzo secolo. Ma evidentemente sapere di abusi e stupri ai danni di minori e adolescenti non è stato motivo sufficiente e valido per intervenire con una pubblica denuncia secondo l'ordinamento giudiziario irlandese e chiedere l'intervento delle autorità pubbliche. Invece di dispiacersi adesso, quando ormai lo scandalo è venuto alla luce, perchè non è stata denunciata a suo tempo su iniziativa della stessa Chiesa irlandese tutta questa squallida storia? Avrebbe sicuramente permesso di fermare lo scempio e tanti bambini e bambine innocenti si sarebbero salvati. Invece no. Mai silenzio fu più assordante.
Terza e ultima considerazione. I preti sono uomini e come uomini possono sbagliare. E certamente cedere alle tentazioni è uno degli aspetti della natura umana. Non bisogna neppure generalizzare e fare di tutta l'erba un fascio. Ci sono preti che sbagliano e tantissimi altri che conducono un'esistenza retta e nel solco della legalità, in Irlanda come in Italia, come in tutto il mondo, come tutti gli uomini laici e non. Chi si è reso colpevole di nefandezze contro minori deve pagare ed è giusto che paghi, ma ben altra responsabilità, forse anche più grave, verso gli uomini e verso Dio (che dicono di venerare e servire) è quella di chi ha insabbiato per decenni le malefatte di quei depravati.

Vigliaccheria, omertà e mafiosa tendenza a insabbiare tutto, a nascondere la verità. Questa è la spiegazione del silenzio durato decenni da parte della Chiesa. Che adesso tutti si dicano dispiaciuti è troppo tardi, è inutile; è un beffardo insulto a posteriori rivolto alle vittime inermi di quegli abusi criminali e vigliacchi.
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sabato 7 novembre 2009

Povero Cristo. Una risposta ai commenti

Ringrazio Giovanni e Leonardo per i commenti lasciati sul blog. Rispondo qui su un post apposito perchè i loro interventi sono articolati e meritano una risposta più visibile.

Naturalmente rispetto le opinioni diverse dalle mie su questo e sugli altri argomenti, ma dopo aver letto i due commenti citati non posso non osservare che:

- sia un paragone fuori luogo e oltraggioso dire che poichè non si piscia in pubblico nell'androne delle scale allora non si deve esporre in pubblico un crocefisso. Che paragone è? Non posso accettare (nè tantomeno condividere) argomentazioni basate su questi presupposti.
- la coesistenza di diverse religioni (e relativi simboli) non è un'utopia, ma la vera realizzazione della libertà di culto. Perchè escludere a priori che in presenza di fedeli di religioni diverse non possano coesistere anche i simboli appesi ad un muro? Trovo fuori luogo e non calzante l'accostamento della svastica o della falce e martello al crocefisso. Nè il nazismo nè il comunismo sono religioni. Venerare una svastica è semplicemente un'aberrazione. Venerare un crocefisso è un atto di fede in un'entità superiore (a prescindere dall'essere credenti o no). Come poter accostare il nazismo al cristianesimo o all'islamismo (non so se il termine sia corretto, ma non me ne vengono altri) per supportare la tesi di non esporre il crocefisso?
- in che modo la semplice e sola esposizione di un simbolo religioso può essere considerata un'imposizione o una coercizione? Il crocefisso sta lì, se vuoi farci caso ok, altrimenti rimane un oggetto appeso come un calendario o una fotografia. Quando ero bambino all'inizio delle lezioni la mia maestra delle elementari ci faceva alzare tutti in piedi, ci faceva fare il segno della croce e ci faceva recitare una preghiera. Quella sì era una coercizione perchè imponeva d'autorità un comportamento a tutti indistintamente, cristiani o non cristiani, credenti o no. Ma la sola e semplice esposizione di una croce non può essere messa sullo stesso piano. E pretendere di eliminarla per decreto è una imposizione ai milioni di credenti che invece venerano, apprezzano o semplicemente tollerano la sua presenza. Così come non è una croce appesa che fa di me un cristiano è altrettanto vero che la sua sola presenza non impedisce di esercitare il diritto di non essere credenti.

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lunedì 2 novembre 2009

L'idea della Morte. Scalfari e il Cardinal Martini

Il mio amico Orso sul suo blog (vedi link) segnala giustamente l'articolo di Eugenio Scalfari apparso ieri su Repubblica. Scalfari affronta il tema della Morte sull'onda emozionale di un'esternazione in proposito del cardinal Martini, ex arcivescovo di Milano, ora ritirato a vita privata e alle prese con una malattia che lo sta consumando progressivamente. Potrete trovare qui un resoconto: http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_03/martini_libro_0aff19da-9119-11dd-9f28-00144f02aabc.shtml
Merita senz'altro un'attenta lettura l'articolo domenicale di Scalfari per il suo respiro grave e maestoso, per la lucidità delle considerazioni, per la profondità delle riflessioni: http://www.vip.it/scalfari-e-la-preghiera/
Il dialogo tra Scalfari e Martini va avanti da tempo, come due duellanti che si rispettano e si apprezzano ma restano su versanti opposti: l'ateo e il credente. La contrapposizione di sempre, intorno alla quale si sono scritti fiumi d'inchiostro e sulla quale si sono scontrati illustri pensatori in ogni epoca e in ogni luogo. Da qualche parte si vocifera che alla fine la potrebbe spuntare il Cardinal Martini, in quanto alcuni segnali farebbero pensare ad una conversione del suo canuto avversario, fondatore del quotidiano La Repubblica. Ma bisogna che Scalfari si decida al gran passo, il cardinale è gravemente ammalato e lui stesso dichiara di sentire "imminente"la sua morte.
L'articolo è tutto da gustare e da soppesare. Buona lettura.

lunedì 31 agosto 2009

Miracoli?


In questi ultimi giorni i quotidiani hanno riportato la notizia di un miracolo. A beneficiarne sarebbe stata una donna di Potenza affetta da SLA recatasi in pellegrinaggio a Lourdes. Partita in carrozzina e incapace di camminare, ha riacquistato la capacità di deambulare e ora la si vede camminare e rilasciare interviste in tv.

Di fronte a fatti del genere mi chiedo sempre perchè. Perchè accadono questi miracoli, perchè proprio a certe persone piuttosto che ad altre. Perchè queste grazie divine concesse in modo così difforme e arbitrario? Perchè a qualcuno si e a milioni di altri no? Cos'è che determina lo scattare di questo privilegio? Troppe domande e poche o nessuna risposta, se non quelle che provengono dopo aver pescato a piene mani nelle riserve di certezze derivanti dalla Fede, per chi ce l'ha. Quindi nessuna risposta, perchè le risposte della Fede non sono risposte, ma acclamazioni di postulati, dunque razionalmente indimostrabili, da prendere o lasciare a scatola chiusa.
Farsi delle domande in tema di fede è impresa disperata, fuorviante e inutile. Viene da chiedersi che dio sia questo che dispensa favori a qualcuna delle sue creature, mentre ne lascia miliardi nella sofferenza e nel dolore. Esprime sublime indifferenza verso i mortali questo dio? Ed io che in questo momento sto esprimendo questi dubbi sono un blasfemo?

Comunque la si guardi la vicenda dei miracoli è inestricabile a volerla trattare con gli strumenti della logica e della razionalità. Secondo i dati ufficiali, a Lourdes nel corso degli anni i casi di guarigione inspiegabile sono finora circa 7.000, mentre i miracoli riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa sarebbero poco più di una sessantina. Cosa sono questi numeri di fronte ai milioni di pellegrini che visitano annualmente il santuario francese? E di fronte a tutti gli esseri umani che in qualche modo soffrono? Perchè mi viene da associare il miracolo ad un colpo di fortuna dettato dal caso?
Forse perchè la mia Fede è scarsa o assente. Ma come si fa a credere nel divino soprannaturale senza porsi delle domande?