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martedì 17 settembre 2013

Neologismi e anglicismi... Parbuckling

Parbuckling
Significato 1. A rope sling for rolling cylindrical objects up or down an inclined plane (trad.: un'imbracatura per rotolare oggetti cilindrici su o in giù lungo un piano inclinato).

Da oggi parbuckling entra a far parte della lingua italiana corrente, quella che comprende i neologismi più comuni o gli anglicismi più usati. Parbuckling assurge agli onori della cronaca e del lessico con la titanica operazione di ribaltamento della nave da crociera Costa Concordia naufragata sugli scogli dell' Isola del Giglio. Tra ieri e oggi è stata fatta rotolare su un fianco e rimessa in condizioni di galleggiamento. Per tale operazione in lingua inglese si usa, per l'appunto, il termine marinaresco "parbuckling", riferito originariamente al rotolamento di pesanti botti su un piano inclinato fino a far loro raggiungere la posizione voluta. La stessa cosa che è stata fatta con la Costa Concordia.


Cliccare per ingrandire l'immagine


E' pressoché inevitabile che la parola "parbuckling" vada in breve ad affiancare altri neologismi come "board meeting", "debriefing", "brunch", "brain storming" e centinaia di altri che sono ormai entrati di diritto nel dizionario di molti italiani che amano dare un'immagine moderna e dinamica di sé. A mio avviso il termine italiano che meglio esprime la manovra fatta con il transatlantico della Costa armatrice è "ribaltamento". La nave è stata fatta rotolare sul proprio asse fino a far emergere la parte sommersa recuperando l'originario assetto di galleggiamento. E' stata quindi ribaltata di quasi 90 gradi. Oltretutto il termine riprende il più specifico "ribalta" ossia, su un palcoscenico teatrale, il bordo del proscenio, la parte più protesa verso la platea; delimita il palcoscenico stesso ed è la sezione più in vista dal lato del pubblico. In senso lato, la nave è stata riportata alla vista nella parte fino ad allora nascosta perché sotto la superficie dell'acqua.  Da qui a mio avviso il termine ribaltamento come il più corretto per l'uso in lingua italiana.
Video accelerato (anglicismo: timelapse) del parbuckling della Costa Concordia:  http://www.linkiesta.it/costa-concordia-parbuckling-timelapse

Da qui a breve sono attesi anche utilizzi più acrobatici della parola "parbuckling" mutuandola nel linguaggio comune, giornalistico o politico (dove i ribaltamenti sono roba di tutti i giorni...), soprattutto in questa fase in cui non tutti sanno cosa vuol dire e quindi taluni potranno utilizzarla a sproposito, giusto per darsi un tono. Quindi, qualora ci si trovasse con qualcuno che disinvoltamente utilizzasse il termine parbuckling nel mezzo della conversazione...  tranquilli, non è un'offesa!

giovedì 12 settembre 2013

DIO senza "D" = io (uno slogan da applausi)

Polemiche roventi a Verona per questo manifesto proposto da UAAR (Unione degli Atei Agnostici Razionalisti). Link: http://www.uaar.it/news/2013/09/10/censura-verona-giunta-vieta-manifesti-uaar/

Dio senza "D" =  io

Trasmettono un messaggio “potenzialmente lesivo nei confronti di qualsiasi religione”. È quello che la giunta a guida leghista del Comune di Verona pensa dei manifesti Uaar. E quindi, nonostante questi fossero già stampati nel rispetto di tutti i regolamenti comunali, ha detto “no” alla loro affissione.
In un comunicato l'UAAR afferma:  Nessuna amministrazione pubblica era sinora arrivata a tanto. I manifesti Uaar sono già stati affissi a Roma, Milano, Bologna, Firenze, Bari, Ancona, Cagliari e persino nella stessa Verona (a cura di un privato), ma una presa di posizione istituzionale di questo tenore non si era ancora verificata, (...)
E ancora: Il messaggio non esclude affatto l’esistenza di Dio: si limita ad affermare che dieci milioni di italiani vivono — generalmente bene — senza farvi alcun riferimento.
Per informazione, va detto che la campagna è stata ideata dalla creative agency Zowart.
Perché questa campagna? “Viviamo in una società in cui i non credenti sono ritenuti pochi, sono presentati negativamente e sono spesso oggetto di disparità di trattamento”, spiega Raffaele Carcano, segretario Uaar. “Con la nostra campagna vogliamo invece ribadire che in Italia vivono (generalmente bene) circa dieci milioni di non credenti, e che c’è chi si impegna per eliminare le discriminazioni nei loro confronti”.

Polemiche roventi, come sempre succede nel nostro paese per qualunque argomento che veda opinioni opposte. A maggior ragione quando il tema è delicato come credere o non credere in Dio. Si badi bene, in questo caso la parola Dio potrebbe essere tranquillamente scritta in caratteri minuscoli perchè non fa riferimento a nessuna divinità in particolare e dunque a nessuna confessione religiosa. Dio è un termine e un concetto universale, comune a tutte le fedi e a tutte le religioni. Non un nome proprio, anche se  per i cristiani è vero il contrario. Per i fedeli di Santa Romana Chiesa Dio è l'unico riconosciuto e venerato, l'unico degno di fregiarsi di tale nome. Ma senza dimenticarsi della Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Pur essendo una religione per eccellenza monoteista, quella cristiano-cattolica postula che Dio sia uno e trino, tre esseri riuniti in uno solo. Non mi addentro in disquisizioni teologiche dottrinali perchè non ne ho adeguata competenza e conoscenza. Ma fin qui ci arriviamo tutti, trattandosi di elementi basilari della nostra cultura e tradizione italiana. Poi ognuno ha o si fa le proprie convinzioni, ma queste conoscenze elementari sono comuni a tutti.
Il fatto è che l'UAAR grida alla censura e protesta vigorosamente promettendo di non desistere e di dare battaglia. Anzi dichiara che si muoverà di conseguenza laddove dovessero esserci discriminazioni nei confronti dei suoi aderenti.


Mi viene spontanea qualche considerazione. Prima di tutto sgombriamo il campo da un facile equivoco che vede sovrapporsi il concetto di religione con quello di dio. Un ateo è colui che non crede in un essere divino e pertanto l'oggetto del non-credere non può essere la religione che -per inciso-è solo un insieme di regole comportamentali che si possono anche non osservare pur essendo o dichiarandosi credenti (di non praticanti è pieno il mondo, anzi sono la stragrande maggioranza di coloro che si professano credenti). Il manifesto dell'UAAR è impeccabile sotto il profilo logico e letterale. E l'amministrazione comunale veronese sbaglia quando si lancia in affermazioni sul merito del suo contenuto. Dio non è sinonimo di cattolicesimo nè di alcuna altra religione. Vale per musulmani e cristiani, per induisti o buddhisti. Quindi lo slogan non prende di mira nessuno in particolare. Senza "D" della parola Dio rimane "io", ovvero l'uomo e non il divino al centro di tutto. Potrà non piacere, potrà sembrare presuntuoso o supponente, ma è uno slogan impeccabile, direi da applausi (per questo motivo poco sopra ho citato l'agenzia creativa che lo ha formulato).
Altra cosa è chiedersi se abbia un senso una campagna pubblicitaria per sostenere l'ateismo, ossia uno stato di non-essere, non-credere, non-partecipare. Insomma una negazione sostenuta in positivo da una pubblicità che per sua natura spinge in senso opposto, cioè a fare o a credere in qualcosa, ossia l'oggetto del messaggio pubblicitario, il prodotto da reclamizzare. Mi sembra una contraddizione in termini. Uno dovrebbe a rigor di logica essere invogliato a fare o credere in qualcosa, non a non-fare o a non-credere. Ma probabilmente la spiegazione è molto banale e utilitaristica: una quota di iscrizione e il sostegno come associati.
Questo, senza voler essere offensivo in alcun modo con nessuno, naturalmente.

martedì 28 maggio 2013

Little Tony, l'Elvis "de noantri" che non c'è più


Little Tony è stato il simbolo del rock and roll all'italiana, il nostro Elvis Presley, legando il suo nome e il suo look a un modo di apparire tutto speciale e a uno stile di canto che, grazie a una manciata di canzoni (canzonette, come si usava dire negli anni 60...) come «Cuore Matto» o «Riderà», è entrato nell'immaginario collettivo di almeno tre generazioni. Il vero esempio di personaggio-simbolo di un'epoca ormai diventata storia. Un'icona dell'Italia del boom del dopoguerra all'inseguimento dei miti d'oltreoceano.
Ero bambino e Little Tony era già un mito pronto a sfidare il tempo. E tra alti e bassi, flussi e riflussi, ha continuato ad esserlo fino ai giorni nostri. Inossidabile e implacabile.
L'unico neo, a mio avviso, è stato forse quello di non accettare il tempo che passa. Anche a 70 anni suonati aveva sempre il suo solito look di capelli cotonati e nerissimi, tacco alto e giacca di pelle con le frange in stile cow boy... ostinatamente fedele al personaggio che si era costruito nel tempo. Un'icona chiamata Little Tony che oggi non c'è più, ma che sicuramente sopravviverà all'uomo Antonio Ciacci.


giovedì 16 maggio 2013

La Zanzara di Radio24. Oscenità e insulti per Laura Boldrini



Ieri sera (15/5) alla Zanzara di Radio24 è stato toccato il fondo. Volgarità, insulti e doppi sensi osceni su Laura Boldrini Presidente della Camera da parte di un ascoltatore. Spero che lo denuncino, non è tollerabile oltre questo clima barbaro e incivile. È ora di dire basta una volta per tutte!!
Il conduttore Cruciani, che è così bravo e sollecito (quando vuole) a tappare maleducatamente la bocca ai radioascoltatori che non gli garbano, ha lasciato fare reagendo mollemente a cose fatte.

La Zanzara è un programma che dovrebbe dare voce agli ascoltatori, o almeno lo era in origine. Attualmente è solo un teatrino scadente dove la fa da padrone un conduttore antipaticissimo e supponente. Un grosso neo per una radio intelligente e ben fatta come Radio24.

lunedì 29 aprile 2013

La violenza quotidiana. Insulto ergo sum.


Ho dato una letta ai post delle pagine facebook dei principali media sulla notizia della sparatoria di ieri a Roma. E' allucinante leggere i commenti della "ggente". C'è ggente schizzata che scrive la prima stronzata che gli passa per la testa giustificando apertamente lo sparatore. O rimpiangendo che non abbia centrato alla testa un politico a caso. O addirittura istigando a proseguire su questa strada e invadere le piazze per farsi giustizia.

Siamo al delirio puro. Ormai basta mettersi davanti alla tastiera  di un computer per diventare i masanielli della situazione, indomiti e invincibili cuor-di-leone duri e puri,  senza pensare alla gravità di quello che si scrive. Perché uno su cento alla fine si fa coinvolgere e finisce per sparare davvero. Chi deve ringraziare il carabiniere che rischia di rimanere paralizzato se un tizio fuori di testa si è messo in mente di andare in giro a giustiziare il primo politico che gli passava a tiro?

Si legge della polemica contro Grillo lanciata immediatamente dal PDL, indicato come istigatore occulto e responsabile morale della sparatoria. Non c'era da aspettarsi nulla di diverso da chi da sempre è abituato a cavalcare la tigre. Qualunque essa sia, purché a proprio tornaconto.

Ma la realtà è che in Italia oggi l'aggressività prima di tutto verbale è la norma. Una regola di vita. Lo si vede anche nelle piccole cose di ogni giorno, anche le più banali. Per ogni sciocchezza trovi il tizio che si sente in diritto di insultare e offendere, quasi sempre senza motivo e solo per auto-affermarsi.

Insulto ergo sum. Come meravigliarsi di questo stato di cose se addirittura un'intera campagna elettorale e pre-elettorale si è basata sullo slogan "vaffanculo"? Non è violenza anche quella? Ovvero, una piccola parte di ragione il PDL forse ce l'ha...

martedì 12 febbraio 2013

Un mostro che uccide i bambini: Duchenne


Per saperne di più: www.parentproject.it
 
Occupate qualche minuto del vs tempo per cliccare questo link e guardare il video. E poi regolatevi come meglio credete…

Dal 10 al 24 febbraio chiamando da rete fissa o inviando un sms al 45503 - da cellulari personali Tim, Vodafone, Wind, 3, Poste Mobile, CoopVoce e Nòverca per donare 2 euro, oppure da rete fissa Telecom, Fastweb per donare 2 o 5 euro o TWT per donare 2 euro. - sostenete la campagna di Parent Project onlus "SOStienilo anche tu. Ha la distrofia di Duchenne". Ci aiuterete a finanziare un importante studio clinico sui fattori di rischio per la perdita di densità ossa nella distrofia di Duchenne.
La distrofia di Duchenne è la più frequente e la meglio conosciuta tra le distrofie muscolari dell'infanzia. Ha un decorso relativamente rapido e attivo. Essa è anche detta distrofia muscolare generalizzata dell'infanzia. Colpisce quasi esclusivamente il sesso maschile durante i primi anni di vita, l'incidenza è stata calcolata a 1 su 3500 maschi. Costituisce il 50% di tutte le forme distrofiche.
La distrofia di Duchenne viene di solito riconosciuta al terzo anno di vita, ma almeno la metà dei pazienti presenta i segni della malattia prima che inizi la deambulazione.
I primi segni che attirano l'attenzione sono l'incapacità di camminare o correre quando queste funzioni avrebbero già dovuto essere acquisite; oppure, una volta che queste attività vengano acquisite, i bambini appaiono meno attivi della norma e cadono facilmente.
Con il passare del tempo aumentano le difficoltà a camminare, correre, salire le scale ed è sempre più evidente la deambulazione anserina. I primi muscoli ad essere colpiti sono il quadricipite, l'ileopsoas e i glutei. I muscoli del cingolo scapolare e degli arti superiori vengono colpiti successivamente.
L'ingrossamento dei polpacci e di altri muscoli è progressivo nei primi stadi della malattia, ma alla fine la maggior parte dei muscoli, anche quelli originariamente ingrossati, tende a ridursi di volume.
Gli arti sono solitamente ipotonici e flaccidi, ma con il progredire della malattia compaiono contratture conseguenti al mantenimento degli arti nella stessa posizione e al mancato bilanciamento fra agonisti ed antagonisti.
I riflessi tendinei dapprima diminuiscono e poi scompaiono parallelamente alla perdita delle fibre muscolari; gli ultimi a scomparire sono i riflessi achillei. Le ossa divengono sottili e demineralizzate. I muscoli lisci sono risparmiati, mentre il cuore è colpito e possono apparire vari tipi di aritmia. In casi rari si osserva un modesto ritardo mentale non progressivo.
Solitamente la morte è dovuta ad insufficienza respiratoria, infezioni polmonari o scompenso cardiaco. L'aspettativa di vita dipende sempre dal soggetto e negli ultimi dieci anni le prospettive di vita si sono allungate notevolmente grazie alla ventilazione notturna; se decenni fa alcuni medici sostenevano che un paziente affetto da DMD potesse difficilmente superare la seconda decade, oggi ci sono molti casi di pazienti con Distrofia Muscolare di Duchenne che vivono oltre il sessantesimo anno di età.
Non esiste terapia conosciuta. L'unica strada è la ricerca, condotta al fine di trovare una terapia in grado di ridurre gli effetti dannosi di questa malattia. Ci sono diverse strade in questo momento sotto intensa sperimentazione che includono la terapia del rimpiazzo con le cellule staminali e geni e l’exon-skipping.

Per saperne di più: www.parentproject.it

giovedì 24 gennaio 2013

Sogno o son desto...?

Staminali: uomo perde naso, glielo fanno ricrescere su un braccio












Londra, 24 gen. - Un gruppo di scienziati britannici ha ricostruito in laboratorio un naso nuovo di zecca, grazie alle cellule staminali coltivati sul braccio di un paziente. Una volta pronto, il naso verra' rimosso e trapiantato sul volto dell'uomo. Il paziente di 56 anni, che aveva perso il naso a causa di un tumore, potrebbe essere quindi il primo a beneficiare di una cosi' eccezionale ricerca, coordinata dall'University College di Londra e riportata sui media di tutto il mondo.

Il naso nuovo, oltre ad avere anche l'aspetto di quello vecchio, che era leggermente storto, dovrebbe anche essere funzionale, cioe' dovrebbe restituire al paziente il senso dell'olfatto.
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Ho riletto la notizia almeno un paio di volte prima di capacitarmi di ciò che leggevo. Stentavo a credere ai miei occhi. E non è che adesso ci creda proprio del tutto. Mi sembra una cosa talmente surreale da assomigliare più ad una barzelletta che ad un fatto reale. Ma ve lo immaginate un tizio con un naso sul braccio invece che in faccia in mezzo agli occhi? Sono basito.
E se la prossima volta non si trattasse del naso, ma di qualche altro organo del corpo umano? Lascio a voi, amici, la scelta di quale potrebbe essere...

A margine mi viene in mente una riflessione attribuita a Isaac Asimov (se non sbaglio), secondo cui "se un giorno dovessimo mai entrare in contatto con una forma di vita aliena extraterrestre, per poterci stupire della loro tecnologia più evoluta della nostra, dovremmo fare riferimento alla magia". Ovvero: oltre un certo limite scientifico-tecnologico si sconfina nel magico. E aggiungerei che a questo punto entrerebbe in ballo un bell'argomentare su tutta la tradizione miracolistico-religiosa. Nell'ottica di un naso che ricresce su un braccio, che dire di un cieco che riacquista la vista o di un lebbroso che guarisce...?


domenica 20 gennaio 2013

La fuga di Corona. Almeno salvare la faccia...



Ahahahah... verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Fabrizio Corona si vede confermare la condanna a cinque anni e per lui si aprono le accoglienti celle di un carcere. E invece che ti fa il furbastro? Scappa. Ma possibile che nessuno avesse preso provvedimenti cautelari in previsione della sentenza? Il personaggio spregiudicato e pronto a tutto non lasciava intuire un epilogo simile? Che figura da dilettanti....!!!
Che sia latitante all'estero o nelle patrie galere l'importante è che abbia finito di infestare l'Italia con la sua odiosa presenza. Purtroppo in certa opinione pubblica l'impresa di Corona fa già breccia. Ecco un esempio.
Ieri sera in auto verso le sette sentivo la radio, uno dei network nazionali che vanno per la maggiore. Il dj e il suo collega in trasmissione tra un disco e l'altro ha citato il fatto di cronaca con piglio divertito. Ma ha minimizzato e giustificato la fuga di Corona dicendo senza mezzi termini "hai fatto bene, restare e farti prendere non valeva la pena...  se sei all'estero non hai perso niente di che dell'Italia...". Pazzesco. La mamma degli imbecilli come al solito è sempre incinta.

Però io spero vivamente che per non sentirsi presi ulteriormente in giro da un troglodita come Fabrizio Corona e per rimediare seppur tardivamente alla figuraccia, le forze dell'ordine e la magistratura dovrebbero reagire catturandolo ovunque si sia nascosto. Almeno per salvare la faccia. Ma davvero si aspettavano che si lasciasse ammanettare e portare in galera senza scappare?

Aggiornamento 24/1/2013. La fuga di Corona è finita, si è consegnato alla polizia portoghese quando ormai era braccato da quella italiana che lo aveva rintracciato grazie al gps dell'antifurto della sua macchina. Ridicolo anche questo. Farsi prendere per non aver staccato il gps...
Comunque le forze dell'ordine hanno fatto un buon lavoro e dunque la faccia l'hanno salvata dopo la brutta figura della fuga (quasi) sotto gli occhi.
Quanto sia patetica la fisionomia del personaggio Corona ce lo rivela, qualora ce ne fosse bisogno, un particolare. Una volta in manette, come di regola, l'arrestato ha la possibilità di fare una telefonata. A chi avrà telefonato Corona? Alla famiglia, all'avvocato, alla fidanzata, a un amico fidato? No! al TG Studio Aperto di Italia uno per far sapere ai suoi fans che si era consegnato.... Una vita venduta all'apparenza, al futile, al frivolo. E per di più minacciando querele a carico di chi si azzardi a dire che si è messo a piangere una volta arrestato e in manette.... Patetico o irrimediabilmente idiota? Sullo stesso livello di idiozia devono navigare i fans che in facebook e in twiter fanno il tifo per lui. Mi piacerebbe conoscerne uno di questi fantomatici fans di Corona. Per vedere che faccia ha uno che venera un imbecille del genere.
Adesso in carcere forse qualcuno insegnerà per le vie spicce al bel Corona che esistono altri mondi e stili di vita oltre al gossip e al look da tronista tamarro....

sabato 19 gennaio 2013

Motor Bike Expo 2013, donne & motori che passione



Ieri ha aperto i battenti il Motor Bike Expo 2013, una rassegna dedicata al mondo delle due ruote inizialmente nata a Padova e poi trasferitasi (ma c'è chi dice "scippata") a Verona. In ogni caso uno degli appuntamenti più importanti dell'anno, insieme al Motoshow di Bologna e all'EICMA di Milano. L'ambiente è sempre quello luccicante e rutilante del mondo dei bykers. Nei padiglioni fieristici c'era di tutto, ma il clichè più gettonato era giubbotto di pelle nera, capello lungo grigio legato a coda di cavallo, jeans o pantalone di pelle, stivaletto country e birra in mano. Questo perchè fra i sette stand della manifestazione la più parte era dedicata al settore custom, con la parte del leone svolta da Harley-Davidson e da una miriade di piccole aziende semi artigianali che elaborano e rielaborano modelli custom, adornandole con miriadi di cromature e modanature multicolori, improbabili manubri, o selle piccolissime su cui è difficile immaginarsi per più di un'oretta alla guida della moto. Nonostante i comunicati stampa e la pubblicità martellante mi è sembrata una manifestazione più che ordinaria. Poche o nessuna le grandi novità. Detto dell'eccesso di custom (una volta si chiamavano chopper...) bellissime e luccicanti almeno quanto quasi inguidabili l'attenzione era dedicata alle moto più "normali".
La modella Peugeot, la più bella dell'Expo veronese
C'era di che affascinare gli occhi con modelli splendidi e desiderabili almeno quanto una bella donna. Il capitolo "donne" va affrontato a parte. E' noto che una delle attrattive maggiori di una rassegna motoristica sono le modelle che abbelliscono e impreziosiscono gli stand espositivi. L'Expo di Verona non fa eccezione e le modelle hanno svolto il loro compito con ammirabile pazienza e disponibilità. Sempre pronte a mettersi in posa e farsi fotografare generosamente. Una mostra nella mostra, tanto che verrebbe quasi voglia di fare una classifica delle più belle. Detto fatto. Per me la vincitrice, a mani basse e con molte lunghezze di distacco, è la modella della Peugeot. Infilata in una tutina nera aderentissima che metteva in evidenza curve elegantissime e da manuale per dimensioni e proporzioni. Un viso aperto e naturalmente sorridente. Bellissima. Una grossa delusione invece per la scarsa presenza dei marchi italiani. C'era solo la Ducati, mancava Moto Guzzi, Aprilia, Piaggio, Morini, e tutti gli altri. E io che ero andato quasi solo per il nuovo California 1400....! Che delusione.

A conclusione della giornata, tra piadine con la salsiccia e hot dog giganti, rimane una stanchezza incredibile. Andar per stand in fiera ad ammirare moto & modelle stanca. Eccome se stanca. Ma ricomincerei domani....!

Motor Bike Expo 2013, cartoline dalla fiera


 

 
   Motor Bike Expo 2013, cartoline dalla fiera
 
Motor Bike Expo 2013, cartoline dalla fiera
 
Motor Bike Expo 2013, cartoline dalla fiera

Motor Bike Expo 2013, cartoline dalla fiera
Motor Bike Expo 2013, cartoline dalla fiera

Motor Bike Expo 2013, cartoline dalla fiera
Motor Bike Expo 2013, cartoline dalla fiera
Motor Bike Expo 2013, cartoline dalla fiera
Motor Bike Expo 2013, cartoline dalla fiera
Motor Bike Expo 2013, cartoline dalla fiera

lunedì 31 dicembre 2012

Rita Levi Montalcini, "nemo propheta in patria"


Con il suo sorriso lieve e lo sguardo intenso se ne è andata una delle donne che - per rigore d'impegno civile e di dedizione alla ricerca e allo studio - rendono grande il nostro paese: Rita Levi Montalcini. Premio Nobel per la medicina, è deceduta ieri 30 dicembre a Roma. Aveva 103 anni.
 
Strano destino quello di Rita levi Montalcini. Grande scienziata, ricercatrice, premio Nobel per la medicina, apprezzata e stimata in tutto il mondo ha trovato proprio in Italia le maggiori resistenze al riconoscimento del suo genio. Perchè era un personaggio scomodo, sebbene semplicemente colpevole di avere delle idee e di non farne mistero, di non appiattirsi sul pensiero dominante del momento. E si sa che nel nostro paese, specie negli ultimi decenni, avere delle idee non agganciate al carrozzone politico di successo comporta automaticamente la ghettizzazione mediatica. Così è successo per la Montalcini, presa di mira dal centro destra perchè, in quanto senatrice a vita per nomina del Presidente della Repubblica Ciampi, esercitava il suo diritto di voto in parlamento. Le cronache riportano le offese e gli sberleffi a lei indirizzati dal fronte politicante di centro destra. Una delle tante vergogne della politica italiana dominante negli ultimi anni. Per quanto illustre, importante e geniale possa essere un personaggio che a livello internazionale porta lustro all'Italia e agli italiani, per certa politica è un nemico da abbattere sempre e comunque. Questa è (anche) l'Italia, purtroppo.

Rita Levi Montalcini era nata a Torino il 22 aprile 1909. Dopo aver studiato medicina all'universita' di Torino, all'età di 20 anni entra nella scuola medica dell'istologo Giuseppe Levi e inizia gli studi sul sistema nervoso che prosegue per tutta la sua vita, salvo alcune brevi interruzioni nel periodo della Seconda guerra mondiale. Si laurea nel 1936. Nel 1938, in quanto ebrea sefardita, fu costretta dalle leggi razziali del regime fascista a emigrare in Belgio con Levi, dove continua le sue ricerche in un laboratorio casalingo.
Nel 1951-1952 scopre il fattore di crescita nervoso noto come Ngf (Nerve Growth Factor), che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa 30 anni prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 viene insignita del Premio Nobel per la medicina insieme allo statunitense Stanley Cohen. Nella motivazione del riconoscimento si legge: «La scoperta del Ngf all'inizio degli anni '50 è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza, i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo». E forse il segreto della lucidità e vitalità fino all'ultimo giorno della sua scopritrice si celava proprio nel Ngf: la scienziata lo assunse tutti i giorni in forma di gocce oculari per problemi alla vista.
Rita Levi Montalcini è scomparsa. Una parte d'Italia piange la grande donna e la grande scenziata, un'altra parte tira un sospiro di sollievo per un personaggio non disponibile all'asservimento in meno. Nemo propheta in patria, dicevano i latini che la sapevano lunga....

giovedì 27 dicembre 2012

C'è ladro e ladro...!

Due notizie a confronto. Tema comune: i ladri.
Ma c'è ladro e ladro. C'è chi ruba per fame e per necessità, chi invece per pura cupidigia e voglia di arricchirsi indebitamente. Ecco due storie diverse prese dai giornali di oggi, 27 dicembre 2012. Ognuno giudichi secondo coscienza.

Notizia n. 1

Disoccupata ruba al supermercato per
„
Disoccupata ruba al supermercato per sfamare i figli a Natale
Protagonista una badante moldava 42enne di Vigonza, rimasta senza lavoro e pizzicata dal personale di sorveglianza, il 24 dicembre scorso, a rubare 70 euro di alimenti all'Ipercoop di via Regia. In lacrime ha raccontato la sua disperata situazione

 27 dicembre 2012
Carne, sugo e pasta. Questi gli ingredienti per confezionare il pranzo di Natale da condividere in famiglia. Fino a qui una storia di ordinaria normalità, se non fosse che quelle confezioni di carne, pasta e le scatole di sugo sono state rubate da una madre disoccupata e disperata in un supermercato la vigilia di Natale per sfamare i figli.
IL FURTO. Ne dà notizia il Gazzettino di Padova di oggi. Il fatto è avvenuto poco prima della chiusura, il 24 dicembre, all'Ipercoop di via Regia a Vigonza. Protagonista una moldava di 42 anni, badante, ma da tempo senza lavoro e con due figli minori a carico. La donna, che aveva nascosto la refurtiva sotto il giubbotto, è stata sorpresa in flagrante dal personale di sorveglianza del supermercato.
LA DISPERAZIONE. Come da prassi, sono stati avvertiti i carabinieri che, identificata la ladra, incensurata, hanno raccolto il suo sfogo. Ha riferito in lacrime di essere arrivata a tanto per lo sconforto di non sapere cosa altrimenti dare da mangiare ai propri figli. Ora la 42enne rischia una denuncia per furto.
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Notizia n. 2
 
Fondi Lazio, concessi gli arresti domiciliari a Franco Fiorito
Il gip concede gli arresti domiciliari all'ex capogruppo del Pdl, rinchiuso a Regina Coeli dal 2 ottobre scorso con l'accusa di peculato. L'avvocato difensore Taormina: "Attendiamo serenamente il giudizio perché questa vicenda sia trattata come qualsiasi altro processo"

27 dicembre 2012
Fondi Lazio, concessi gli arresti domiciliari a Franco Fiorito
Arresti domiciliari per Franco Fiorito "er batman" che lascia il carcere di Regina Coeli dove era detenuto. L’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio accusato di peculato per l’ammanco di oltre un milione e 300mila euro.
Un milione e 300mila euro, è la cifra ipotizzata dalla Procura di Roma. A tanto ammonta il maxisequestro di beni di Franco Fiorito, arrestato con l’accusa di peculato il 2 settembre, che corrisponde a quanto i pm sostengono che l’ex capogruppo abbia sottratto ai fondi del Pdl della Regione Lazio. Soldi finiti sui suoi conti correnti e da lui in parte “investiti” in beni immobili. Nel decreto con cui ha ordinato il sequestro preventivo dei beni, il gip Stefano Aprile ribadisce poi quanto già scritto nell’ordinanza sottolineando che “l’esposizione degli elementi probatori non lascia spazio a interpretazioni di sorta: Fiorito ha trasferito (ha ordinato di trasferire) a proprio favore, senza lecita causa, dal conto corrente del gruppo consiliare del Pdl, del quale era presidente, la complessiva somma di 1.357.418 euro″.
 

Le donne e il femminicidio, la versione di don Corsi

E' appena passato il Natale che, comunque la si pensi in tema di religione e di fede, è per antonomasia sinonimo di buoni sentimenti universali. Ma proprio per questo motivo risulta ancor più stridente e sgradevole la vicenda del prete di La Spezia che si è scagliato contro le donne che provocano pensieri lascivi negli uomini spingendoli a praticare la violenza contro di esse. Addirittura, se così non fosse, cioè se gli uomini non dovessero essere soggiogati da tali malcelate profferte sessuali, è solo perchè sono con tutta probabilità froci. Sembrano, sembrerebbero, discorsi degni del peggior bar sport di infimo livello, invece sono considerazioni che provengono dalla mente e dalla penna di un prete. Il che rende ancor più nauseante il senso dell'assurdo ragionamento. Insomma per farla breve, è colpa di certe donne dai costumi sfacciati e provocatori se poi gli uomini rompono i freni inibitori e passano alle vie di fatto usando loro violenza a sfondo sessuale. Eccola qui, papale papale, la tesi del prete spezzino che individua in un sol colpo cause, effetti e conseguenze di un fenomeno sociale e criminale che va sotto il nome di femminicidio. Perchè sprecare tempo e risorse intellettuali scomodando illustri sociologi e psicologi, criminologi, filosofi ecc. ecc. per fotografare il triste fenomeno della violenza sulle donne? Ci pensa in un sol battito di ciglia un anonimo prete di La Spezia che spiattella, urbi et orbi, la sua verità.
"Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?"

Il testo poi prosegue così: "L'analisi del fenomeno che i soliti tromboni di giornali e tv chiamano appunto femminicidio. Una stampa fanatica e deviata attribuisce all'uomo che non accetterebbe la separazione questa spinta alla violenza. Domandiamoci: Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell'arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (forma di violenza da condannare e punire con fermezza) spesso le responsabilità sono condivise.
Quante volte vediamo ragazze e signore mature circolare per strada con vestiti provocanti e succinti? Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre e nei cinema? Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e poi si arriva alla violenza o abuso sessuale (lo ribadiamo, roba da mascalzoni). Facciano un sano esame di coscienza: forse questo ce lo siamo cercate anche noi?".

Cosa dire di fronte a questa posizione che gronda retrivo maschilismo e sfacciata misoginia a piene mani? Siamo ancora in un ambito culturale in cui all'uomo-maschio viene concessa l'attenuante della provocazione se si lascia andare a reati di violenza a sfondo sessuale. La colpa non è sua, ma della donna che lo provoca. Non è la protervia di un pensiero che che attribuisce al maschio una superioità intellettuale e genetica tale da consentirgli di decidere della vita e della morte dei suoi simili di rango inferiore. Ma, attenzione, la forma è salva e la facciata diventa rispettabile allorquando nel volantino si definisce "roba da mascalzoni" la violenza sulle donne. Non è un reato ripugnante, un crimine schifoso, è una mascalzonata. Roba da sepolcri imbiancati. Non criminali, ma mascalzoni. Bricconcelli... meritereste una bacchettata sulle mani per ogni stupro che commettete per colpa della lascivia femminile!
Nauseante.

Ma è un prete impazzito e fellone a dare di matto o il fenomeno è di più vasta portata e gravità?
La lettera/volantino di don Piero Corsi affissa alla vigilia di Natale nella bacheca della parrocchia di San Terenzio non è in realtà un fenomeno isolato nell'area ecclesiale cattolica. Già, perchè in realtà il contenuto della lettera riprendeva i contenuti, già pubblicati il 21 dicembre, sul sito online della rivista integralista cattolica Pontifex che individuava nella “provocazione delle donne” l’origine della violenza maschile. Quindi è lecito pensare che il violantino spezzino sia probabilmente solo la punta di un iceberg di ben più vasta dimensione. Il parroco naturalmente è stato richiamato aspramente dal vescovo (e vorrei vedere il contrario...) e ha ritirato la lettera (forse, non è chiaro), ma non sembra aver cambiato di una virgola le sue convinzioni. Che evidentemente sono ben radicate in un certo settore della Chiesa. Nel febbraio del 2011 l'arcivescono di Foligno, Arduino Bertoldo, colpevolizzava la donna che se cammina “in modo sensuale e provocatorio qualche responsabilità nell’evento ce l’ha, perché anche indurre in tentazione è peccato”.
Siamo nel 21° secolo, l’Onu ha condannato la violenza sulle donne come crimine e grave violazione dei diritti umani. Fiumi di inchiostro sono stati scritti sulla violenza alle donne, sono stati raccolti dati, denunciato il fenomeno, ma certa parte della Chiesa cattolica sembra tuttora pervasa da uno strisciante oscurantismo di stampo medievale che alimenta pregiudizi misogini e sessuofobici. Sul tema leggevo in questi giorni delle interessanti considerazioni che spaziano nel vasto terreno della psicanalisi alla ricerca di un perchè a questi atteggiamenti così retrivi. La tesi, molto interessante, sarebbe che il senso di tale giustificazione nella provocazione da parte delle donne andrebbe ricercata in un meccanismo di difesa da contenuti inconsci che sentiamo inaccettabili e che attribuiamo ad altri: agli alieni, al demonio, alle donne, agli immigrati, ai “neri”, agli omosessuali e talvolta purtroppo persino ai bambini o alle bambine. Insomma, non sono io, maschio degenere e scellerato, che ho una mentalità deviata e sessualmente prevaricatrice, ma è colpa loro che sono donne. Il che fa il paio con una barzelletta che sentivo girare ancora ai tempi della scuola: non sono io che sono razzista, sono loro che sono negri"! Verrebbe quasi da ridere se non ci fosse soltanto da piangere.

giovedì 20 dicembre 2012

21/12/2012. Evviva Kazzenger...!

Fra poche ore secondo i sommi jettatori Maya il mondo finirà. A mezzanotte saremo nel ventunesimo giorno del dodicesimo mese del 2012 e ....puff. Niente più mondo, niente più genere umano.

Se ne sono dette tante su questo giorno che ormai si può considerare come il trionfo dei Kazzenger di tutto l'universo. Meglio buttarla in ridere.
Propongo una barzelletina (ambientata in Veneto, la mia regione):
Tre amici veneti si trovano a chiacchierare e la conversazione cade sulla profezia dei Maya e su come salvarsi la vita. Il primo: io ho prenotato un Jumbo jet e per tutto il giorno volerò a 10.000 metri di quota. Qualunque cosa succeda sulla Terra io sarò al sicuro lassù. Il secondo: io invece ho fatto costruire sotto la mia villa sui colli Euganei un bunker antiatomico dove potrò stare al riparo per almeno sei mesi. Qualunque cosa succeda sulla Terra io sarò al sicuro laggù trenta metri sottoterra. Il terzo, notoriamento un po' avaro, sfoggia la sua soluzione: io invece me ne vado a Rovigo. A Rovigooo? -chiedono meravigliati gli amici- Sì, a Rovigo, perchè lì sono sempre indietro di dieci anni.... mi salvo di sicuro!

E per finire con una grassa risata alla faccia dei Maya (anche se in questo caso non c'entrano niente):

...con i finestrini chiusi ovviamente!
 

mercoledì 21 novembre 2012

Guzzi California 1400 touring... bellissima!

Ok, le Harley Davidson avranno il loro fascino yankee, le Bmw avranno la loro consolidata tradizione teutonica, le Honda e tutte le moto giap saranno tecnologicamente innovative...
Ma la Guzzi California è semplicemente un
MITO A DUE RUOTE!
E una Guzzi si valuta soprattutto col cuore e con gli occhi. Guardate che spettacolo...!


 
 
Eccola finalmente!
La Moto Guzzi California Touring 1400 offre di serie fari supplementari cromati, valigie laterali da 35 litri, parabrezza, kit paramotore e paravaligie. Non mancano ABS, Traction Control e possibilità di selezionare tre differenti mappature per il motore.
Questa volta, e lo dico a costo di essere tacciato di patriottismo (che comunque non è un'offesa...), le aspettative sono state addirittura superate, avendo fatto la conoscenza con una moto tanto coerente nelle forme con gli storici modelli che l'anno preceduta, quanto completamente inedita nella sostanza, dove è evidente il travaso di tecnologia da parte di altri Marchi del Gruppo Piaggio (Aprilia su tutti) ma anche e soprattutto la voglia di proporre una moto capace di segnare un nuovo punto di partenza per Moto Guzzi.

Tradizionale, classica, ma modernissima
Basta una semplice occhiata per capire però il taglio netto col passato, a cominciare dalle finiture eleganti e lussuose fin nel più piccolo dettaglio passando poi per la dotazione ricercata come mai prima d'ora. Un esempio? La raffinata strumentazione circolare, dal design chiaramente "old style" che ingloba un completo riquadro LCD con tutte le informazioni relative ai sistemi elettronici di mappatura del motore e del controllo della trazione. Già perché è proprio l'elettronica, assieme al rinnovato propulsore da 1380 cc, ad impressionare: "mutuata" direttamente dalle maxi sportive del Gruppo, comprende acceleratore ride by wire, Traction Control regolabile su tre differenti livelli e e tre mappe per il motore ("Veloce", "Turismo" e "Pioggia", rigorosamente in italiano). Il tutto è di serie, così come l'ABS e il Cruise Control.
Il motore è incastonato all'interno del telaio in tubi d'acciaio grazie a un nuovo sistema di supporti elasto-cinematici: l'obiettivo è di riproporre la caratteristica oscillazione del propulsore al minimo ma senza l'influenza delle vibrazioni che si trasmettono al pilota, e per ottenere questo i tecnici Guzzi hanno optato per l'impiego di un fissaggio composto da una biella frontale, due biellette laterali e tamponi di gomma. L'interasse è chilometrico: 1.685 mm.
Il grosso twin eroga 96 CV e ben 120 Nm di coppia a soli 2.750 giri/min. Grazie all'adozione di un singolo corpo farfallato da 52 mm e a diverse migliorie alla trasmissione (con cambio a sei marce), la Casa dichiara un abbattimento dei consumi che arriva al 20% rispetto alla più recente versione del conosciuto 1200 cc "Quattrovalvole". 


 
 

Come si guida?
I 337 kg a secco e i volumi "importanti" della California 1400 Touring traggono decisamente in inganno. Appena lasciata la frizione, peraltro morbida e modulabile, la maxi cruiser Moto Guzzi si rivela straordinariamente facile da gestire anche alle basse velocità, e se non fosse per l'ingombro delle valige laterali e l'ampia impugnatura del manubrio a corna di bue ci si potrebbe divincolare nel traffico alla stregua di moto ben più "smilze". Bilanciata e con un baricentro basso da terra, il peso complessivo si avverte solo nelle manovre da fermo, dove comunque la buona distribuzione dei pesi contribuisce a rendere i movimenti sufficientemente agili.
In città e nel traffico poi ci ha convinto il cambio, morbido e preciso negli innesti oltre che dotato del comodo comando a bilanciere, che rivela però qualche limite nei passaggi tra i rapporti alti, sotto forma di qualche piccolo impuntamento tra quarta, quinta e sesta marcia quando il motore lavora a regimi più elevati sul veloce. Poco male comunque, visto che la poderosa coppia del bicilindrico permette di sfruttare un arco di erogazione utile davvero ampio, con la sola accortezza di dover tenere il bicilindrico sopra la soglia dei 2.500 giri, limite sotto il quale si avverte una certa ruvidità nell'erogazione. Oltre questo regime la spinta diventa corposa e costante, seppure mai brusca. Decisamente azzeccate le modalità di mappatura selezionabili, che se nelle opzioni "Veloce" e "Turismo" regalano tutta la cavalleria di cui è capace il motore (con solo una curva di potenza più arrotondata nel secondo caso) nella variante "Pioggia" si dimostra azzeccata per l'uso urbano grazie al taglio avvertibile delle prestazioni e alla conseguente migliore sfruttabilità.


 La ciclistica è un altro mondo rispetto a diversi precedenti modelli Moto Guzzi: facile, precisa ed estremamente maneggevole (in relazione alla stazza), in confronto ad altre protagoniste del settore maxi cruiser la California segna un nuovo standard per quel che riguarda il piacere di guida. Peccato solo per il precoce sfregamento delle pedane sull'asfalto, il quale comunque contribuisce a ricordare al pilota come le caratteristiche da apprezzare di questa moto siano in realtà altre …
La buona protezione aerodinamica e il livello delle vibrazioni praticamente inesistente (si avvertono solo viaggiando a bassa velocità nel traffico) contribuiscono a rendere la nuova California 1400, un'ottima compagna di viaggio per i lunghi spostamenti. 


 
Ovviamente io la nuova Guzzi California 1400 touring non posso che sognarla, visto il prezzo che ha... quasi 20.000 euro! Ma se vinco al superenalotto ve ne accorgerete. Eccome!

Il testo e le foto sono tratti da:
http://www.dueruote.it/anteprime/articolo.cfm?codice=400705


 

 

mercoledì 31 ottobre 2012

Licenziati all'improvviso, e senza saperlo...

"Signorina, il mio badge non funziona"
I licenziamenti brutali di Ubs a Londra


Pensate cosa deve essere scoprire di essere stati licenziati solo nel momento in cui il proprio badge non funziona. Arrivi davanti al lettore come ogni mattina, lo passi una volta, poi un'altra, cominci a pensare che si sia smagnetizzato o danneggiato. Poi riprovi, lo sfreghi sulla manica per dargli una pulita, non si sa mai che ci sia un po' di sporco. Niente da fare, non ne vuol sapere di funzionare. Magari ti scappa anche un'imprecazione. Eccheccazzo! Poi arriva un collega d'ufficio e anche lui succede la stessa cosa. Comincia ad insinuarsi un dubbio: che succede? Ma la verità è un'altra e in breve viene fuori in tutta la sua crudezza: ti hanno licenziato. Maledetti, maledetti, maledetti. Nenache una lettera, neanche una convocazione per avere il coraggio di dirtelo in faccia. Il tuo capo ha fatto finta di niente fino alla sera prima, quando vi siete salutati come sempre. Bastardo. E ai piani alti sapevano ovviamente tutto. E nessuno ha detto niente. Bocche cucite, ...lecchini, venduti, bastardi vigliacchi.! Tutti, dal primo all'ultimo.

E' andata proprio così. Non è una fantasia malsana o un incubo. E' quello che è successo a Londra quando un centinaio di dipendenti del colosso bancario svizzero UBS hanno scoperto di essere stati tagliati quando ieri, cercando di entrare al lavoro, si sono accorti che i loro tesserini non funzionavano più.
Auguro di cuore a quei top manager che hanno architettato questa vigliaccata di provare a loro volta cosa significhi essere schiacciati come una mosca noiosa con un semplice gesto della mano. Ma il guaio è che i top manager quando vengono lasciati alla porta (succede anche a loro) hanno contratti di ferro che li tutelano e spesso il licenziamento in tronco si trasforma in un fiume di denaro come liquidazione o buonuscita o bonus.  E' proprio vero che la merda galleggia sempre. Maledetti.

[fonte: http://www.repubblica.it/economia/2012/10/31/news/signorina_il_mio_badge_non_funziona_i_licenziamenti_brutali_di_ubs_a_londra-45648239/?fb_action_ids=3732712632520&fb_action_types=og.recommends&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582]

martedì 23 ottobre 2012

Se la scienza non è infallibile

I sette condannati per il terremoto a L'Aquila
Il tribunale de L’Aquila ha condannato a sei anni sette componenti della Commissione Grandi Rischi, rei di non aver previsto e annunciato il terremoto dell’Aquila. Il verdetto, compresa l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, colpisce i sette membri della Commissione all'epoca in carica, che avrebbe fornito false informazioni circa l'improbabilità della forte scossa che la notte del 6 aprile 2009 causò la morte di 309 persone.

Attenzione, la chiave di tutto questo pasticcio sta nella parola "IMPROBABILITA'". Improbabile non significa impossibile, dunque non esclude l'eventualità infausta che un certo evento possa accadere. Sembra un concetto talmente banale e di comune comprensione da sembrare del tutto superfluo chiarirne o approfondire il significato. E invece proprio intorno a questo termine si gioca la sentenza di condanna dei giudici aquilani. Che hanno evidentemente interpretato in modo conclusivo ed esclusivo l'uso del termine "improbabile" da parte di quel comitato di scienziati come se avessero tassativamente escluso che esistesse il rischio di terremoto. Che invece ci fu e provocò centinaia di morti.

Che cosa si vuole da uno scienziato, che cosa ci si aspetta dalla scienza? La sensazione è che si voglia o si pretenda la certezza assoluta senza margini di errore. Altrimenti non si spiegherebbe l'incriminazione e la condanna dei sette scienziati. Ipotesi, incertezze o imponderabilità non sono gradite, anzi diventano un reato perseguibile. Come infatti è successo a L'Aquila. Semplicemente assurdo. Non mi pare che occorra aggiungere altro, talmente lapalissiani sono gli opposti concetti di probabilità/improbabilità e di possibilità/impossibilità. E verrebbe da chiedersi come avrebbero dovuto comportarsi i sette condannati per evitare i guai con la giustizia. Ordinare un'evacuazione di massa? Dove, in quali località? L'Aquila, tutto l'Abruzzo, il centro Italia? Seminare il panico diffondendo la notizia (falsa e non dimostrata) che ci sarebbe stato un forte terremoto? E quando?

Mi viene in mente un episodio che si perde negli anni passati. Era il 1976, a maggio. Il giorno 6, verso le 21 ci fu la terribile scossa di terremoto del Friuli che portò anche in quell'occasione morte e distruzione. Mi ricordo benissimo l'episodio perchè l'ho vissuto sulla mia pelle, sebbene fortunatamente non abbia avuto alcuna conseguenza diretta o personale. Ma la paura, lo sconcerto e il disorientamento di quei momenti sono stampati nella mia mente. E li rivivo ogniqualvolta succeda di sentire la terra tremare, non escluso il sisma dell'Emilia della primavera scorsa. Un episodio curioso, che all'epoca era una battuta che faceva ridere e serviva a sdrammatizzare l'atmosfera terribile di quella sera maledetta. Pochi minuti dopo la scossa delle 21 una delle radio private locali, Radio Padova, aveva dato l'annuncio del fatto. Ma naturalmente ancora non si aveva un quadro della situazione di quanto era successo a duecento km di distanza, in Friuli. La battuta sentita alla radio era questa: "Forte scossa di terremoto in città, ma l'epicentro è molto più a nord, in Friuli. I carabinieri sono sulle tracce dei responsabili!". Una battuta infelice quanto disarmante nella sua stupidità. Ebbene, 36 anni dopo quel 1976, una sentenza del tribunale condanna un comitato scientifico per non aver saputo prevedere il terremoto de L'Aquila. La realtà supera la fantasia. Assurdo, ma è così.

giovedì 11 ottobre 2012

Il bimbo di Padova, una storia ignobile

Prima di tutto dico come la penso: i protagonisti adulti di questa vergognosa storia hanno tutti torto marcio. E adesso vediamo perchè.

Non è un criminale, ma un bimbo di 10 anni
Ovunque oggi impazza il video del bambino portato via dalla scuola elementare di Cittadella in provincia di Padova. http://video.corriere.it/bambino-prelevato-agenti/560742d4-137b-11e2-ad6a-6254024087b3
Le immagini mostrano degli uomini (agenti di polizia in borghese?) che con l'uso della forza trascinano il bimbo decenne per  infilarlo in una macchina. Il suo destino è di essere parcheggiato ad una istituzione in attesa dell'affido al padre separato. Lo trascinano sull'asfalto mentre cerca di divincolarsi e si dibatte disperato. Urla, chiede aiuto e si aggrappa a qualunque appiglio per non farsi portare via. Bisogna guardare e riguardare il filmato più volte per capacitarsi di quello che è successo perchè alla prima visione sembra tutto così irreale e impossibile da accettare. Quello che stupisce è l'accanimento violento su quel povero bambino. Senza escludere nessuno, dai poliziotti ai genitori, ai parenti, alla nonna, alla zia e chissà quanti altri che hanno partecipato o -peggio- organizzato l'indegna gazzarra con tanto di telecamera pronta allo scopo di riprendere la scena. Che nessuno mi venga a dire che tutta quella gente era lì per caso, intruppata e urlante, armata di telecamera. Da quanto si legge, la gazzarra si sarebbe scatenata al momento in cui il nonno e la zia del bambino hanno aggredito gli agenti. Forse facendo finta di ignorare che più clamore e più urla accompagnate da strilli e imprecazioni avrebbero comportato per il bambino una robusta razione di terrore aggiuntivo? Nessuno dei parenti ha pensato che creare quel pandemonio avrebbe solo peggiorato le cose? Nell'interesse di quel povero bambino, figlio, nipote non avrebbe dovuto svolgersi tutto con il minor danno emotivo possibile? Ma, soprattutto, la responsabilità dell'accaduto va addebitata a chi ha autorizzato un'azione del genere, neanche si fosse trattato di un pericoloso criminale mafioso. Nessuno degli attori  istituzionali di questa triste storia ha un figlio o un nipote o semplicemente un fratellino o sorellina minore? Se si fosse trattato del loro figlio o nipote i poliziotti si sarebbero comportati allo stesso modo in virtù di un ordine ricevuto? Psicologi, psichiatri e altri supposti esperti del settore hanno consigliato e/o autorizzato un comportamento del genere o si è trattato di una situazione sfuggita di mano agli agenti? E nessuno di loro ha sentito la necessità di fermarsi senza arrivare a tali eccessi?
Ma su tutto e su tutti la domanda di fondo è come sia possibile che certi genitori pur di scannarsi tra loro usino il proprio figlio per raggiungere lo scopo di distruggere l'ex coniuge? Non si fermano nemmeno di fronte ai danni che procurano al loro figlio?  A che danni va incontro quel bambino maltrattato e trattato con tanta inutile e gratuita violenza? In tutta questa vicenda è questo disprezzo per il bimbo la cosa che più mi fa indignare.
Si legge in serata, come ciliegina sulla torta, che il capo della Polizia ha chiesto scusa per l'operato degli agenti. Scuse che non risolveranno nulla.