Contagion
Regia: Steven Soderbergh
Cast: Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Marion Cotillard, Kate Winslet, Laurence Fishburne
Voto: 2.5 su 5
L'alba del pianeta delle scimmie
Regia: Rupert Wyatt
Cast: James Franco, Freida Pinto, John Lithgow, Andy Serkis, Brian Cox
Voto: 2.5 su 5
Ecco due film "domenicali", ossia da vedere la domenica pomeriggio, non impegnativi, facili, che aiutano a passare una mezza giornata in mancanza di una gita fuori città o di appuntamenti sportivi.
In comune hanno parecchie cose. Appartengono entrambi al genere fantasy, un filone molto prolifico e piacevole da vedere, specie se ben confezionato come solo gli americani sanno fare con grande professionalità, dal primo attore protagonista all'ultima delle comparse. Tuttavia, pur essendo facilmente classificabili sulla sottile linea di confine tra la pura fantascienza e il reale "possibile", hanno la capacità di stuzzicare la fantasia dello spettatore proprio in virtù degli argomenti toccati.
Riflessioni personali, fatti e notizie, idee, pensieri, sogni, chiacchiere e opinioni. In un' Italia, purtroppo, sempre più alla deriva.
mercoledì 28 settembre 2011
domenica 25 settembre 2011
In moto. Il comprensorio del Civetta
Sabato 24 settembre, ore 8.30, sole splendente, temperatura 16°. Giornata fresca e frizzante, ideale per viaggiare in moto senza patire il caldo. Ho voglia di moto e di bellezze naturali con cui riempirmi gli occhi e rigenerarmi dopo una settimana di lavoro. La Caponord è già pronta con i bauletti laterali e la solita dotazione da viaggio. Si parte.
La mattina appena sveglio, mentre ancora poltrivo a letto, ho costruito mentalmente il percorso della giornata. Ho deciso che sarei tornato in moto in alcuni di quei posti visti tante volte d'inverno, innevati, quando andavo a sciare tutti i fine settimana. In passato ho sciato un po' dappertutto sulle Dolomiti e non solo. Qualche puntatina l'ho fatta anche in Austria e in Val d'Aosta. Ma a mio insindacabile giudizio le Dolomiti sono sempre un gradino sopra a tutte le altre montagne.
La mattina appena sveglio, mentre ancora poltrivo a letto, ho costruito mentalmente il percorso della giornata. Ho deciso che sarei tornato in moto in alcuni di quei posti visti tante volte d'inverno, innevati, quando andavo a sciare tutti i fine settimana. In passato ho sciato un po' dappertutto sulle Dolomiti e non solo. Qualche puntatina l'ho fatta anche in Austria e in Val d'Aosta. Ma a mio insindacabile giudizio le Dolomiti sono sempre un gradino sopra a tutte le altre montagne.
Libri. La solitudine secondo Simenon
TRE CAMERE A MANHATTANdi Georges Simenon
Tre camere ammobiliate a Manhattan, New York. Ovvero un simbolo di solitudine e di squallore quotidiano. Non un luogo che trasmetta calore e appartenenza. Solo un posto dove dormire e magari ubriacarsi in santa pace. Due persone sole, François (Frank) e Catherine (Kay), che si incontrano casualmente in una caffetteria. Si guardano e le loro solitudini li avvicinano. Una sorta di affinità elettiva che li porterà, dopo un percorso sia fisico che metaforico, ad avvicinarsi l'uno all'altra. Una vicinanza fatta principalmente di uno stanco girovagare a caso per la città, non avendo un posto dove andare che sia "casa" e di interminabili serie di drink buttati giù uno dopo l'altro, più per noia che per altro. Il bisogno di avere di riferimenti comuni li porta ad ascoltare quasi senza sosta la stessa canzone da un juke box, come fosse una prova della loro esistenza e vicinanza. L'avere qualcosa in comune fa di loro un embrione di coppia e crea un'illusione di vita.
mercoledì 21 settembre 2011
Film visti. Una dannata spy story d'annata
Il debito
Regia: John Madden
Cast: Helen Mirren, Ciarán Hinds, Jessica Chastain, Marton Csokas, Sam Worthington, Tom Wilkinson
Voto: 3 su 5
Spie, guerra fredda, cortina di ferro, servizi segreti, mossad, nazismo, olocausto, torture, esperimenti su esseri umani, lager. C'è di tutto in questo film che sembra d'altri tempi, che è d'altri tempi. Non perchè al giorno d'oggi le spie non esistano più o la fissazione di far fuori il maggior numero di esseri umani non graditi sia stata spazzata dalla faccia della terra. Tutt'altro. Ma sono cambiati gli scenari e i nuovi nemici, i cattivi per eccellenza con cui infoltire le trame dei film, sono attualmente i vari gruppi terroristici che insanguinano il pianeta. Insomma, alla fine nulla di nuovo sotto il sole. Mutata mutandis, direbbero i latini.
Regia: John Madden
Cast: Helen Mirren, Ciarán Hinds, Jessica Chastain, Marton Csokas, Sam Worthington, Tom Wilkinson
Voto: 3 su 5
Spie, guerra fredda, cortina di ferro, servizi segreti, mossad, nazismo, olocausto, torture, esperimenti su esseri umani, lager. C'è di tutto in questo film che sembra d'altri tempi, che è d'altri tempi. Non perchè al giorno d'oggi le spie non esistano più o la fissazione di far fuori il maggior numero di esseri umani non graditi sia stata spazzata dalla faccia della terra. Tutt'altro. Ma sono cambiati gli scenari e i nuovi nemici, i cattivi per eccellenza con cui infoltire le trame dei film, sono attualmente i vari gruppi terroristici che insanguinano il pianeta. Insomma, alla fine nulla di nuovo sotto il sole. Mutata mutandis, direbbero i latini.
domenica 18 settembre 2011
Film visti. Carnage ovvero "Scanniamoci pure, ma con classe, please"
Regia: Roman Polanski
Cast: Kate Winslet, Christoph Waltz, Jodie Foster, John C. Reilly
Cast: Kate Winslet, Christoph Waltz, Jodie Foster, John C. Reilly
Voto: 2,5 su 5
Lo dico subito: non mi ha entusiasmato. Per carità, ben girato e soprattutto ben recitato da attori formidabili e credibilissimi, ma nel complesso la prima domanda che mi sono posto è stata: ma è cinema, questo? E se uscendo dalla sala mi trovo a pormi quesiti così "tragici", c'è evidentemente qualcosa che non va.
Carnage è claustrofobico, ristretto in un salotto con -al massimo- qualche puntata in bagno. Un ambiente ristretto come altrettanto ristretta è la storia da raccontare, pressochè inesistente. Due bambini, al parco, litigano e si menano; uno dei due ha la peggio e si porta a casa due denti rotti. Questo è l'antefatto, da qui in poi comincia il film. I genitori si incontrano per mettersi d'accordo sul risarcimento e su un'eventuale punizione dei bambini. Comincia tutto con un fare caramelloso e perbenista, falso quanto irritante, giocato in punta di fioretto e toni forzatamente troppo educati. Pare che tutti parlino dell'accaduto e del da farsi citando un manuale di psicologia spicciola imparato a memoria (io l'ho sempre detto che l'uso esasperato della psicologia nella vita quotidiana rovina le persone...). Il film racconta di atteggiamenti che cambiano e si modificano man mano che i personaggi interagiscono tra loro.
sabato 17 settembre 2011
Manuela Arcuri, il coraggio di dire no

Titoloni sui giornali:
Il faccendiere e procacciatore di donne di Berlusconi, Tarantini, chiese all'attrice Manuela Arcuri di prostituirsi con il premier promettendole che questi in cambio l'avrebbe favorita nella conduzione del Festival di Sanremo. Ma lei rifiutò.
Una donna che dice NO alla svendita del suo corpo dovrebbe essere la normalità in tempi e luoghi normali. Ma l'Italia non è un paese normale e men che meno lo sono i tempi che viviamo. Dove invece normale è attendersi un sì entusiastico in cambio di una contropartita allettante e convincente in grado di spazzar via ogni remora etica e morale.
Per questo motivo bisogna levarsi tanto di cappello davanti a Manuela Arcuri, attrice di non evidente talento, ma di grande e indiscussa avvenenza. Ha saputo dire di NO al laido mercimonio offertole su un piatto d'argento.
Brava, complimenti. Questo non farà di lei una grande attrice, ma una donna consapevole che sa farsi rispettare certamente sì.
.
Film visti. L'alieno viaggia in treno
Regia: J.J. Abrams
Con: Joel Courtney, Elle Fanning, Kyle Chandler, Riley Griffiths, Gabriel Basso, Ryan Lee
Voto: 3,5 su 5
Dischi volanti, astronavi, mezzi fantascientifici per viaggiare nello spazio? No, questa volta l'alieno viaggia in treno. Ci sono tanti spunti in questo bel film di J.J. Abrams (già autore del serial televisivo Lost...) e prodotto da Steven Spielberg. Cominciamo col dire che è un film su adolescenti che crescono. Il che ci rimanda ad un capolavoro del calibro di Stand by me di Rob Reiner (metà anni '80). In quel film i ragazzi si mettono in viaggio per scoprire qualcosa di misterioso (una persona scomparsa), qui J.J. Abrams ce li mostra alle prese con i tipici problemi adolescenziali, ma accomunati dal sacro fuoco dell'arte cinematografica.
Con: Joel Courtney, Elle Fanning, Kyle Chandler, Riley Griffiths, Gabriel Basso, Ryan Lee
Voto: 3,5 su 5
Dischi volanti, astronavi, mezzi fantascientifici per viaggiare nello spazio? No, questa volta l'alieno viaggia in treno. Ci sono tanti spunti in questo bel film di J.J. Abrams (già autore del serial televisivo Lost...) e prodotto da Steven Spielberg. Cominciamo col dire che è un film su adolescenti che crescono. Il che ci rimanda ad un capolavoro del calibro di Stand by me di Rob Reiner (metà anni '80). In quel film i ragazzi si mettono in viaggio per scoprire qualcosa di misterioso (una persona scomparsa), qui J.J. Abrams ce li mostra alle prese con i tipici problemi adolescenziali, ma accomunati dal sacro fuoco dell'arte cinematografica.
lunedì 12 settembre 2011
Che ti sia lieve la terra... amico Toni
Non ce la faceva più ad andare avanti così. Questa notte Toni l'ha fatta finita e si è buttato dal terrazzo di casa. Toni non era più lui da quasi un anno e mezzo. Faceva dentro e fuori dalle cliniche psichiatriche per tentare di recuperare il suo equilibrio mentale che non c'era più. Un uomo alla deriva, l'ombra dell'uomo brillante e pieno di verve irrefrenabile di un tempo e che tutti abbiamo conosciuto. Toni se ne è andato in una frazione di secondo, il tempo di precipitare dal terrazzo di casa. Se ne è andato volando, lui che ha sempre avuto un fisico pesante e corpulento che lo teneva attaccato a terra. Una stazza pesante e massiccia che aveva da sempre il vezzo di minimizzare dichiarando sempre qualche chilo in meno del suo peso o vestendosi in maniera eccentrica. Era un rugbysta, un pilone.
domenica 11 settembre 2011
In moto. In Austria e ritorno attraverso le Dolomiti
Ci sono certi giorni in cui niente e nessuno potrebbe tenermi a casa. E' tanta e tale la voglia di salire in moto e partire che al mattino mi sveglio prestissimo in preda ad un'eccitazione febbrile. Ho notato che mi succede soprattutto dopo una settimana di lavoro molto intensa. Evidentemente ho bisogno di scaricare tensione e tossine andando libero in giro con il vento addosso. Ancora una volta torno a dire che considero una vera fortuna vivere a ridosso delle Dolomiti che sono una vera perla della natura, da ammirare, gustare e godere. Dunque anche questa volta la meta sono le Dolomiti, ma puntando ben più a nord, in Austria. La regione è il Tirolo, al confine con quello che in Italia chiamiamo Alto Adige, ma che è un'invenzione politico/diplomatica. Più esattamente si tratta geograficamente del Sud Tirolo come giustamente lo chiamano sia gli altoatesini che gli austriaci.Partenza alle ore 8, temperatura 23°, cielo sereno. Perfetto. Il tour prevede una tappa di trasferimento in autostrada fino a Belluno/Longarone, poi Cadore e statale Alemagna fino a Cortina d'Ampezzo, lago di Misurina, Passo Tre Croci, Dobbiaco, San Candido, confine di stato, Sillian, strada regionale 111 per Sankt Jakob im Lesachtal, Kötschach, Passo di Monte Croce Carnico, confine di stato, Paluzza, Palmanova, autostrada per il rientro a Padova. Percorso quindi molto articolato di circa 550 km.
lunedì 5 settembre 2011
Film visti. Cose dell'altro mondo
Cose dell'altro mondo Regia: Francesco Patierno
Cast: Valerio Mastandrea, Diego Abatantuono, Valentina Lodovini
Voto: 3 su 5
"Cari extracomunitari, prendete il cammello e tornate a casa vostra nel deserto...! Fora da i ball, negri, marocchini, albanesi, romeni, zingari e tutti gli altri. Via dall'Italia!" .
Quante volte abbiamo sentito ripetere frasi come queste? Quante volte al bar, per strada, sulle tv locali e non solo locali, ma anche nei talk show delle grandi reti nazionali? Sui giornali, alla radio, nelle interviste ad esponenti del governo fino all'ultimo passante per strada. E' lo stile dei Borghezio, dei Bossi, dei Calderoli. In una parola: stile Lega. Quelli del celodurismo e dei luoghi comuni che fanno leva sugli istinti più bassamente xenofobi degli italiani.
E alla fine, a forza di insulti e imprecazioni, in Cose dell'altro mondo succede. Il sogno di questa gente che vuole liberarsi degli immigrati si avvera. Un certo giorno gli immigrati spariscono, tutti insieme.
domenica 4 settembre 2011
Film visti. Toh, la Lanterna verde...
Lanterna Verde
Regia: Martin Campbell
Cast: Ryan Reynolds, Blake Lively, Peter Sarsgaard, Tim Robbins, Angela Bassett
[Voto: 2 su 5]

« Nel giorno più splendente, nella notte più profonda
Regia: Martin Campbell
Cast: Ryan Reynolds, Blake Lively, Peter Sarsgaard, Tim Robbins, Angela Bassett
[Voto: 2 su 5]

« Nel giorno più splendente, nella notte più profonda
nessun malvagio sfugga alla mia ronda;
colui che nel male si perde
colui che nel male si perde
si guardi dal mio potere, la luce di Lanterna Verde!. »
Formula del giuramento di Lanterna Verde
Avrò avuto 14-15 anni, anche meno, leggevo fumetti a quintali. Di ogni genere, da Tex Willer a Batman, da Superman (inizialmente chiamato in Italia Nembo Kid) a Uomo ragno. Ma anche Topolino, Braccio di ferro, Black Macigno e Capitan Miki con i suoi amici Dottor Salasso e Doppio Rhum.....
martedì 30 agosto 2011
Libri. Intrighi a Bellano
Nozze andate a monte all'ultimo istante, idrovolanti che si inabissano, sostituzioni di persona, il comune verso la bancarotta... Questa volta a Bellano ne succedono di tutti i colori e la vita solitamente tranquilla in riva al lago di Como viene movimentata da una serie di eventi in grado di cambiare le sorti del paese. Il podestà si è messo in testa di lanciare un servizio aereo di idrovolanti per collegare Como, Bellano e Lugano, nell'intento di dare lustro alla sua amministrazione e attirare frotte di turisti, facendo schiattare d'invidia i colleghi dei comuni limitrofi. La molla che lo spinge al passo è essenzialmente una vanitosa ambizione a discapito dei suoi colleghi viciniori. Per perseguire il suo scopo non esita a mettere a repentaglio le magre casse comunali. Nel frattempo sua figlia Renata si invaghisce di un umile fornaio appartenente ad una famiglia macchiata di un gran rifiuto nel giorno delle nozze perpetrato vent'anni prima e di cui in paese quasi non si ricorda più nessuno. Ma gli occhi del Podestà tutto ciò non è tollerabile; per fortuna dei giovani fidanzatini il destino e l'arzilla zia Rosina sono in agguato e tramano nell'ombra schierandosi apertamente dalla parte dei due rampolli. Come andrà a finire....? E cosa c'entra l'idrovolante con tutto questo?
lunedì 29 agosto 2011
Film visti. Detective Dee... una ciofeca in salsa cinese
Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma
Regia di Tsui Hark con Tony Leung Ka Fai.
[Voto: 1 su 5]
Film cinese in costume, ambientato nel 690 d.C. Cosa ci si deve aspettare da una premessa siffatta? Un bel film con una bella storia, bei costumi, belle ricostruzioni scenografiche, grande dispiego di mezzi e di risorse, centinaia o migliaia di figuranti? No, niente di tutto questo. Questo Detective Dee puzza di ciofeca sin dalle prime scene e dalla voce fuori campo che introduce la vicenda. Per non parlare del ridicolo ambasciatore romano che parla latino (sottotitolato)... Tutto molto raffazzonato, molto approssimativo e molto impreciso. La classica imitazione alla cinese, nè più nè meno come le borse Vuitton o gli occhiali Ray-Ban che si trovano in vendita per strada dagli ambulanti extracomunitari.
Regia di Tsui Hark con Tony Leung Ka Fai.
[Voto: 1 su 5]
Film cinese in costume, ambientato nel 690 d.C. Cosa ci si deve aspettare da una premessa siffatta? Un bel film con una bella storia, bei costumi, belle ricostruzioni scenografiche, grande dispiego di mezzi e di risorse, centinaia o migliaia di figuranti? No, niente di tutto questo. Questo Detective Dee puzza di ciofeca sin dalle prime scene e dalla voce fuori campo che introduce la vicenda. Per non parlare del ridicolo ambasciatore romano che parla latino (sottotitolato)... Tutto molto raffazzonato, molto approssimativo e molto impreciso. La classica imitazione alla cinese, nè più nè meno come le borse Vuitton o gli occhiali Ray-Ban che si trovano in vendita per strada dagli ambulanti extracomunitari.
venerdì 19 agosto 2011
In moto. Sul Passo della Cisa verso il mar Tirreno
Un’occhiata al meteo che annuncia una serie di giorni di sole e caldo. Ultimi giorni di ferie residui. Meteo buono e ferie = le condizioni per inforcare la Poderosa e partire per un viaggetto ci sono tutte. Come al solito la borsa contiene il necessario per un’eventuale prolungamento a più giorni nel caso di stanchezza o imprevisti che impedissero il rientro a casa in giornata. Preparato tutto per benino, si parte di buona mattina per godere il fresco, finchè possibile.martedì 16 agosto 2011
Film visti. Fascino spagnolo al sesto piano
Le donne del 6° piano
Regia: Philippe Le Guay
Con: Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Natalia Verbeke, Carmen Maura.
Voto: 3,5 su 5
Benedetto sia il cinema francese e le sue commedie, le sue storie così semplici ma così vere, i suoi personaggi così vivi, immediati e credibili. Proprio nel post precedente dedicato al cinema estivo si diceva della cronica mancanza di bei film al cinema. Ecco fortunatamente una pronta smentita con questo film che resiste in programmazione dal lontano mese di giugno, un record di longevità assoluta che si spiega proprio con la qualità della pellicola.
Regia: Philippe Le Guay
Con: Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Natalia Verbeke, Carmen Maura.
Voto: 3,5 su 5
Benedetto sia il cinema francese e le sue commedie, le sue storie così semplici ma così vere, i suoi personaggi così vivi, immediati e credibili. Proprio nel post precedente dedicato al cinema estivo si diceva della cronica mancanza di bei film al cinema. Ecco fortunatamente una pronta smentita con questo film che resiste in programmazione dal lontano mese di giugno, un record di longevità assoluta che si spiega proprio con la qualità della pellicola.
lunedì 15 agosto 2011
Film visti. ...in crisi di astinenza estiva
Captain America: Il primo vendicatore Regia: Joe Johnston
Cast: Chris Evans, Hugo Weaving, Tommy Lee Jones, Stanley Tucci
Voto: 2 su 5Cast: Chris Evans, Hugo Weaving, Tommy Lee Jones, Stanley Tucci
Hanna Regia: Joe Wright
Cast: Saoirse Ronan, Eric Bana, Cate Blanchett, Niels Arestrup, Jason Flemyng, Tom Hollander, Olivia Williams
Voto: 2,5 su 5
Cast: Saoirse Ronan, Eric Bana, Cate Blanchett, Niels Arestrup, Jason Flemyng, Tom Hollander, Olivia Williams
Voto: 2,5 su 5
Siamo alle solite. Come in ogni estate bisogna sopportare il vuoto di programmazione cinematografica che affligge il circuito italiano. Discorsi già fatti, ma pare che non sia possibile cambiare lo statu quo. Eppure sono sicuro che con una programmazione almeno decente le sale sarebbero ben frequentate con tutta la gente che rimane a casa non potendosi permettere vacanze significativamente lunghe.
Quindi bisogna adattarsi a vedere quel che passa il convento delle lobby di distribuzione scegliendo quello che, a naso, può sembrare il "meno peggio" della programmazione? Non ci sono alternative. In attesa della ripresa settembrina con le uscite dei film della Mostra del cinema di Venezia.
I due titoli visti sono accomunati dall'avere un buon cast di attori, sebbene nel complesso il risultato lasci molto a desiderare. Ma, tant'è.
giovedì 11 agosto 2011
In moto a zonzo per laghi alpini
Partenza alle 8.30 in una splendida mattina di sole di inizio agosto con la "Poderosa" Aprilia Caponord vogliosa di sgranchirsi le ruote dopo un lungo periodo di permanenza in garage, causa ferie con la macchina (c'era la famiglia, era una scelta obbligata). Che si senta tradita dall'uso delle quattroruote...? Temperatura ideale di 24 gradi e un cielo blu, che più blu non si può. Oggi ho voglia di andare a zonzo facendo tappa ai laghi alpini del Trentino. Che sono tanti e disseminati tra le splendide montagne dolomitiche, ma non potendoli visitare tutti ne ho scelti cinque. Un giro motociclistico di circa 350 km. Si comincia con il lago di Lavarone sull'omonimo altopiano a quota 1100 metri, a nord ovest dell'altopiano di Asiago. Primo tratto di trasferimento in autostrada A22 Valdastico fino alla uscita obbligatoria (l'autostrada è incompiuta da decenni), poi si prende a sinistra in direzione Trento.
domenica 7 agosto 2011
Libri. La fanfara di Bellano
Almeno il cappellodi Andrea Vitali
Andrea Vitali e la sua Bellano, ovvero una miniera inesauribile di storie e di personaggi. Questa volta Vitali ci racconta della costituenda fanfara, alias Corpo Musicale Bellanese, che tra mille vicissitudini tenta di prendere vita dalle ceneri di una scalcinata banda improvvisata che rallegra i turisti in visita domenicale. Il tutto sotto la severa guida del Geminazzi rag. Onorato che è chiamato a dirigerla. Non senza il rigoroso controllo delle autorità, dal Podestà, al segretario della locale sezione del Partito. Non senza un nutrito contorno di personaggi, uno più variopinto e gustoso dell'altro. A cominciare dai nomi propri coniati dalla fervida fantasia di Vitali. Sì, perchè mi rifiuto di credere che possa davvero esistere qualcuno che si chiami Estenuata (la moglie del ragioniere-musicista), Scudiscia (la perpetua del prevosto), Armellina (giovane e avvenente signorina), Vereconda (segretaria della ditta di distillati) o Evelindo ed Eumeo (musicisti della banda). Insomma, una galleria di personaggi bizzarri, dipinti a tutto tondo da Vitali che pagina dopo pagina al lettore sembra di poter materializzare e dar loro una pacca sulla spalla non senza aver offerto un bicchiere "di quello buono". Sullo sfondo il Regime, il Partito, l'Italia che collocano nel tempo e contestualizzano le vicende di Bellano.
sabato 6 agosto 2011
Partenze intelligenti e viaggi allucinanti
Ultimo week end prima di Ferragosto, traffico da bollino nero. L'esodo degli italiani in vacanza, magari solo per pochi giorni, è arrivato puntuale anche quest'anno. Un copione già visto che si tenta di addomesticare con le cosiddette "partenze intelligenti". Mia figlia (la più "piccola") è una dei 10-12 milioni di elettrizzate formichine che sono quest'oggi sulle strade italiane. Non potendo scegliere un diverso periodo di ferie, meno affollato e caotico, si è dovuta adeguare al sacro rito estivo dell'esodo collettivo ferragostano. Destinazione Croazia, solo per una settimana, in compagnia del moroso e di altri amici. L'idea era quella di evitare il grande traffico e da qui la decisione di anticipare la partenza alle 2 di notte. Da Padova a Trieste e poi in Slovenia con la prua verso le coste istriane della Croazia. Circa 270 km da percorrere in meno di tre ore in condizioni normali. Invece l'arrivo a destinazione è stato alle dieci del mattino, dopo ben otto ore di viaggio. Quasi tutto bene fino a Trieste con parecchio traffico lento, ma nessuna coda ferma. Da Trieste in poi l'inferno. Gli ultimi 60-70 km sono stati fatti ad auto incolonnate e andatura da lumaca: sei ore! L'ho sentita al telefono, pareva che il mondo intero si fosse riversato in quella zona, una cosa allucinante.domenica 24 luglio 2011
La Sardegna, che meraviglia!
![]() |
| La Gallura |
Avete presente quella pubblicità delle crociere in cui il/la protagonista ha una faccia triste triste e piange calde lacrime alla cassa del supermercato al ricordo della vacanza appena terminata? Beh, a pochi giorni dal ritorno dalla Sardegna, lo stato d'animo è esattamente quello rappresentato dalla pubblicità. Troppo bella la Sardegna, troppo bello stare in vacanza, troppo brutto e deprimente il ritorno alla quotidianità, lavoro in primis.
Questa è la terza volta che vado in Sardegna per le vacanze estive. La prima, una quindicina di anni fa ebbe come base Baia Caddinas a Golfo Aranci. la seconda Arbatax, sulla costa orientale. Da allora ho trovato molto "più costruita" la Sardegna, più caotica, certe zone sono letteralmente irriconoscibili, con case, quartieri e centri abitati e commerciali allora inisistenti. Ma soprattutto, parcheggi a pagamento ovunque in prossimità delle spiagge. Anche le più sperdute calette hanno il loro bravo cartello di divieto di sosta e il relativo parcheggio a pagamento. E con che prezzi! Naturalmente almeno una o due volte al giorno ci sono i raid dei vigili urbani che piazzano decine e decine di multe. Per informazione ed esperienza personale, a Capo Testa, vicino a Santa Teresa, sappiate che l'orario della ronda dei vigili è verso le 5 del pomeriggio, con puntualità svizzera. Decine e decine di multe ogni giorno, sistematicamente. Ho chiesto ad una vigilessa (i vigili maschi sono rarissimi) di spiegarmi il perchè di certe multe ad auto parcheggiate sul ciglio della strada a ridosso della striscia bianca e senza creare intralcio a nessuno, con entrambe le carreggiate libere. La risposta è stata che avevano una ruota fuori dalla striscia e dunque erano in contravvenzione. E multata la prima auto, doveva "per forza" multuarle tutte. No comment.
sabato 23 luglio 2011
Libri. Cento anni vissuti pericolosamente
Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve
di Jonas Jonasson
Allan Karlsson è un arzillo e poco arrendevole vecchietto che nel giorno del suo centesimo compleanno decide di scappare dalla casa di riposo dove soggiorna in ansiosa attesa che la morte se lo venga a prendere. Scappa perchè la capo infermiera è antipatica e scorbutica, perchè non sopporta i festeggiamenti che sono stati organizzati in suo onore, perchè -in fin dei conti- non è ancora sazio di vivere. Se ne va via in ciabatte, che puzzano di pipì, saltando dalla finestra e indirizzandosi verso la stazione dei bus dove casualmente si imbatte in un tizio dai capelli lunghi, la faccia poco raccomandabile e un giubbotto con la scritta "Never again" sulle spalle. Lui, il vecchietto, non lo sa, ma il tizio è un pericoloso delinquente e la valigia che porta con sè contiene un segreto. Non si sa come, non si sa perchè, ma Allan ruba quella valigia e si imbarca sul primo bus in partenza....
Ecco, la storia del centenario parte da qui, da quella finestra scavalcata in cerca di libertà.
di Jonas Jonasson
Allan Karlsson è un arzillo e poco arrendevole vecchietto che nel giorno del suo centesimo compleanno decide di scappare dalla casa di riposo dove soggiorna in ansiosa attesa che la morte se lo venga a prendere. Scappa perchè la capo infermiera è antipatica e scorbutica, perchè non sopporta i festeggiamenti che sono stati organizzati in suo onore, perchè -in fin dei conti- non è ancora sazio di vivere. Se ne va via in ciabatte, che puzzano di pipì, saltando dalla finestra e indirizzandosi verso la stazione dei bus dove casualmente si imbatte in un tizio dai capelli lunghi, la faccia poco raccomandabile e un giubbotto con la scritta "Never again" sulle spalle. Lui, il vecchietto, non lo sa, ma il tizio è un pericoloso delinquente e la valigia che porta con sè contiene un segreto. Non si sa come, non si sa perchè, ma Allan ruba quella valigia e si imbarca sul primo bus in partenza....
Ecco, la storia del centenario parte da qui, da quella finestra scavalcata in cerca di libertà.
domenica 3 luglio 2011
Libri. Un Montalbano in gran forma
di Andrea Camilleri
Bello, appassionante. Una vicenda più complessa ed avvincente del solito. Una trama poliziesca con un Montalbano che deve far ricorso a tutta la sua esperienza ed abilità per venire a capo del caso o addirittura per non restarne vittima. Uno dei migliori romanzi degli ultimi tempi interamente ispirato a Camilleri dalla sua fertile fantasia piuttosto che, come avviene solitamente, da fatti cronaca realmente accaduti. Chissà, forse è proprio da questo particolare che questo episodio di Montalbano trae la sua forza narrativa.
Il gioco degli specchi del titolo si riferisce a ciò che sembra ma non è o a ciò che si vuole far sembrare per nascondere la verità. Una chiave di lettura che non vale solo per questa avventura del commissario di Camilleri, ma è una regola di vita nella società contemporanea, pubblica e privata, ormai consolidata. E quasi sempre in senso negativo.
giovedì 30 giugno 2011
Libri. Scerbanenco, un giallo di classe
Nessuno è colpevole
di Giorgio Scerbanenco
Fine anni '30, Stati Uniti. Boston, città della costa orientale, "bianca" e "nobile" per eccellenza, secondo i canoni americani. Immaginate il tipico film d'epoca in bianco e nero, dalla luce vivida e le strade perennemente bagnate. Gli uomini vestono completi grigi inappuntabili con i classici pantaloni larghi e corti alla caviglia che lasciano scoperto il calzino e portano il cappello di feltro. Le signore indossano civettuoli cappellini, spesso con la veletta, e quando parlano embra che cinguettino. E' l'America classica, quella che la mia generazione di cinquantenni ha imparato a conoscere fin da ragazzi attraverso i film polizieschi (ma non solo) americani. Wishy and cigarettes, per intenderci.
A dire il vero di liquori e sigarette in questo libro di Scerbanenco se ne vedono pochi, meno di quanto ci si potrebbe aspettare, visto il genere. Ma i canoni del poliziesco ci sono tutti. E sono canoni che privilegiano il ragionamento e la deduzione logica dell'investigatore piuttosto che l'azione o le sparatorie. Il poliziotto di turno è mister Jelling, funzionario mite e timido, ma dotato di grande acume e intelligenza investigativa. Il caso che gli si prospetta è già risolto dall'inizio, in quanto il colpevole si presenta spontaneamente ed è reo confesso. Tutto chiaro, tutto finito? Sentenza già scritta e cappio al collo assicurato? Niente affatto. Jelling non ci vede chiaro, c'è la questione di una ricca assicurazione sulla vita che cambia beneficiario poco prima della morte della vittima. Le indagini faranno luce sulla vicenda dipanando la matassa con taglio riflessivo e induttivo.
Il meccanismo poliziesco è quindi sconvolto o capovolto, non c'è un colpevole da scovare, ma le dinamiche di un omicidio da chiarire e dipanare. Un meccanismo alla rovescia, in virtù del quale il lettore assume un ruolo diverso e partecipato. Da sottolineare il linguaggio quasi ormai dimenticato (è stato scritto a metà del secolo scorso), elegante e mai pesante o volgare. Direi quasi affascinante come la linearità della narrazione che non salta da una situazione all'altra come d'uso nella letteratura dei nostri giorni.
Insomma, una lettura da consigliare e gustare.
di Giorgio Scerbanenco
Fine anni '30, Stati Uniti. Boston, città della costa orientale, "bianca" e "nobile" per eccellenza, secondo i canoni americani. Immaginate il tipico film d'epoca in bianco e nero, dalla luce vivida e le strade perennemente bagnate. Gli uomini vestono completi grigi inappuntabili con i classici pantaloni larghi e corti alla caviglia che lasciano scoperto il calzino e portano il cappello di feltro. Le signore indossano civettuoli cappellini, spesso con la veletta, e quando parlano embra che cinguettino. E' l'America classica, quella che la mia generazione di cinquantenni ha imparato a conoscere fin da ragazzi attraverso i film polizieschi (ma non solo) americani. Wishy and cigarettes, per intenderci.
A dire il vero di liquori e sigarette in questo libro di Scerbanenco se ne vedono pochi, meno di quanto ci si potrebbe aspettare, visto il genere. Ma i canoni del poliziesco ci sono tutti. E sono canoni che privilegiano il ragionamento e la deduzione logica dell'investigatore piuttosto che l'azione o le sparatorie. Il poliziotto di turno è mister Jelling, funzionario mite e timido, ma dotato di grande acume e intelligenza investigativa. Il caso che gli si prospetta è già risolto dall'inizio, in quanto il colpevole si presenta spontaneamente ed è reo confesso. Tutto chiaro, tutto finito? Sentenza già scritta e cappio al collo assicurato? Niente affatto. Jelling non ci vede chiaro, c'è la questione di una ricca assicurazione sulla vita che cambia beneficiario poco prima della morte della vittima. Le indagini faranno luce sulla vicenda dipanando la matassa con taglio riflessivo e induttivo.
Il meccanismo poliziesco è quindi sconvolto o capovolto, non c'è un colpevole da scovare, ma le dinamiche di un omicidio da chiarire e dipanare. Un meccanismo alla rovescia, in virtù del quale il lettore assume un ruolo diverso e partecipato. Da sottolineare il linguaggio quasi ormai dimenticato (è stato scritto a metà del secolo scorso), elegante e mai pesante o volgare. Direi quasi affascinante come la linearità della narrazione che non salta da una situazione all'altra come d'uso nella letteratura dei nostri giorni.
Insomma, una lettura da consigliare e gustare.
domenica 26 giugno 2011
In moto. Lago di Barcis (Valcellina)
| Il lago di Barcis in una immagine estiva |
La meta di oggi è il lago di Barcis, appena oltre il confine tra Veneto e Friuli. Arrivati a Longarone provenendo dall'autostrada A27 per Belluno si prende a destra in direzione Diga del Vajont, quella della disastrosa inondazione degli anni '60 che fece strage nel paese sottostante. Un'occhiata al sito è d'obbligo, in considerazione di quanto successe quasi cinquant'anni fa. Proseguendo per la statale 251 sarà facile incrociare sciami di motociclisti, trattandosi di una bella e tortuosa strada che si snoda lungo il corso del torrente Cellina che da il nome alla valle. L'altitudine è modesta, si rimane al di sotto dei 5-600 metri, ma il panorama è molto bello a ridosso delle Dolomiti friulane (e dell'omonimo Parco), dopo aver lambito quelle bellunesi (proseguendo da Longarone sulla statale Alemagna si arriva in breve in Cadore e a Cortina d'Ampezzo).
La strada costeggia a pochi metri il torrente le cui acque sono di un color smeraldo incredibile, quasi lattiginoso a causa del ribollire dei flutti. Lungo il greto non è difficile vedere gente che prende il sole durante la bella stagione o pescatori a "caccia" di trote. Si arriva quindi al lago che si apre luminoso nella valle. La località è molto ben attrezzata a favore dei turisti della domenica con aree di sosta per picnic, con una piccola darsena e il lungolago. Mi pare di aver letto cartelli che annunciano manifestazioni di motoscafi di velocità, quindi è una località molto fervente di attività e interessi. C'è anche la possibilità di fermarsi a mangiare nelle varie trattorie e osterie del posto, che offrono tutte piatti tipici locali a costi contenuti. Ovunque si butti l'occhio ci sono moto e bikers. Sembra quasi di trovarsi ad un raduno organizzato, quando invece è "solo" la bellezza della località e del percorso ad attirare gli amanti delle due ruote.
La strada costeggia a pochi metri il torrente le cui acque sono di un color smeraldo incredibile, quasi lattiginoso a causa del ribollire dei flutti. Lungo il greto non è difficile vedere gente che prende il sole durante la bella stagione o pescatori a "caccia" di trote. Si arriva quindi al lago che si apre luminoso nella valle. La località è molto ben attrezzata a favore dei turisti della domenica con aree di sosta per picnic, con una piccola darsena e il lungolago. Mi pare di aver letto cartelli che annunciano manifestazioni di motoscafi di velocità, quindi è una località molto fervente di attività e interessi. C'è anche la possibilità di fermarsi a mangiare nelle varie trattorie e osterie del posto, che offrono tutte piatti tipici locali a costi contenuti. Ovunque si butti l'occhio ci sono moto e bikers. Sembra quasi di trovarsi ad un raduno organizzato, quando invece è "solo" la bellezza della località e del percorso ad attirare gli amanti delle due ruote.
Per il ritorno si prosegue in pieno territorio friulano puntando verso Aviano attraverso una zona ricca di maneggi e campi da golf. Curioso e abbastanza insolita come concentrazione. Arrivati in pianura si può scegliere se mettere la prua verso la vicina Pordenone oppure preferire mete più interessanti come Vittorio Veneto e Conegliano. Da ricordare, per gli amanti dei vini, che sono eccellenti zone di coltivazione di uve pregiate da cui viene prodotto il famoso prosecco d.o.c. del trevigiano.
Percorso del tour Padova - Longarone - Lago di Barcis - Aviano - Conegliano - Padova: km 340 circa.
| Cliccare sulla cartina per ingrandirla |
| Vista aerea del lago di Barcis |
venerdì 24 giugno 2011
Ultime parole famose...
I°
"Era un periodo fantastico e funzionava tutto. Mi ricordo quando ridendo gli chiedevo: Lele, e se un giorno diventiamo poveri? E lui: non succederà mai, amore mio"
(Fabrizio Corona racconta Lele Mora)
------------------------------------------------------------------------------------------------------------
II°
(Fabrizio Corona)
Della serie: "E' finita, ma almeno lasciamoci da buoni amici...".
.
martedì 21 giugno 2011
Film visti. Stare alla larga....
6 giorni sulla terra
Regia: Varo Venturi con Massimo Poggio, Laura Glavan, Varo Venturi, Ludovico Fremont.
[voto: 0 su 5]
Viene pubblicizzato come il primo film italiano di fantascienza dai tempi di Totò sulla luna o giù di lì. Per intenderci: anni '50-60, Cinecittà e abbondante uso di cartapesta. Viene elogiato per il rapporto qualità/prezzo essendo costato una pipa di tabacco. Viene dipinto con un film d'autore che si avventura coraggiosamente in un filone finora seguito solo o quasi dagli americani strizzando eruditamente l'occhio alla psicanalisi.
Personalmente lo giudico un obbrobrio assoluto, senza capo nè coda. Un pastone dove dentro ci sta di tutto e di più, dagli alieni che rapiscono gli umani ai demoni, dai servizi deviati al gesuita esorcista, dal prof univesitario geniale e incompreso al dj frikkettone e strafatto di canne. Macchiette piuttosto che personaggi. C'è perfino Francesco Venditti con improbabile accento franco-romanesco nei panni di un agente dei servizi francesi. Per fortuna lo fanno fuori dopo due nanosecondi.
Una boiata pazzesca, per dirla alla Fantozzi. Una superciofeca senza eguali. Un presuntuoso tentativo, miseramente naufragato senza arte nè parte, di scimmiottare i maestri americani. Il budget ridotto non può giustificare tutto. C'è un limite di buon gusto e rispetto dovuto allo spettatore che ha diritto, per il soldi del biglietto che ha speso, a non essere preso in giro in questo modo. Il film merita uno zero e un calcio nel sedere -purtroppo virtuale- al regista.
Stare alla larga....!
Regia: Varo Venturi con Massimo Poggio, Laura Glavan, Varo Venturi, Ludovico Fremont.
[voto: 0 su 5]
Viene pubblicizzato come il primo film italiano di fantascienza dai tempi di Totò sulla luna o giù di lì. Per intenderci: anni '50-60, Cinecittà e abbondante uso di cartapesta. Viene elogiato per il rapporto qualità/prezzo essendo costato una pipa di tabacco. Viene dipinto con un film d'autore che si avventura coraggiosamente in un filone finora seguito solo o quasi dagli americani strizzando eruditamente l'occhio alla psicanalisi.
Personalmente lo giudico un obbrobrio assoluto, senza capo nè coda. Un pastone dove dentro ci sta di tutto e di più, dagli alieni che rapiscono gli umani ai demoni, dai servizi deviati al gesuita esorcista, dal prof univesitario geniale e incompreso al dj frikkettone e strafatto di canne. Macchiette piuttosto che personaggi. C'è perfino Francesco Venditti con improbabile accento franco-romanesco nei panni di un agente dei servizi francesi. Per fortuna lo fanno fuori dopo due nanosecondi.
Una boiata pazzesca, per dirla alla Fantozzi. Una superciofeca senza eguali. Un presuntuoso tentativo, miseramente naufragato senza arte nè parte, di scimmiottare i maestri americani. Il budget ridotto non può giustificare tutto. C'è un limite di buon gusto e rispetto dovuto allo spettatore che ha diritto, per il soldi del biglietto che ha speso, a non essere preso in giro in questo modo. Il film merita uno zero e un calcio nel sedere -purtroppo virtuale- al regista.
Stare alla larga....!
Film visti. Il destino, questo sconosciuto (?)
I Guardiani del Destino
Regia di George Nolfi con Matt Damon - Emily Blunt
[Voto: 2 su 5]
Matt Damon è un signor attore. Emily Blunt è bravetta, simpatica, farà strada. Lo sceneggiatore è lo stesso della premiata ditta Bourne/Damon. George Nolfi è un regista più o meno esordiente, per quel che ne so. Il tema è appassionante e affascinante (tratto da un romanzo del prolifico e ampiamente saccheggiato Philip Dick, quello di Blade Runenr).
Cosa manca al film per meritarsi un voto più alto? Nonostante le premesse manca tutto o quasi. Manca la capacità di appassionare lo spettatore e inchiodarlo alla poltrona del cinema. La regia di Nolti non convince e non "acchiappa". O meglio ci riesce abbastanza bene per la prima oretta, poi invece si impantana scivolando su un piano romantico-sentimentale molto dozzinale e scontato.
Dicevo del tema del film, il Destino. Quello con la D maiuscola, quello che almeno una volta nella vita ci si chiede se sia proprio già tutto scritto o l'individuo abbia la possibilità di scriverlo e modificarlo in autonomia. Libero arbitrio, vero o presunto. Il film sguazza su questo nella fase di impostazione della vicenda ma poi, nel tentativo di dare delle spiegazioni a tutto, si perde in una specie di corsa ad ostacoli con porte che si aprono e si chiuduno su dimensioni anomale e inverosimili e cappelli-passepartout miracolosi. Ma l'inverosimile e il fantastico al cinema ci sta bene (è praticamente di casa...), al contrario i finali mielosi sono solo stucchevoli. Nonostante la bravura di Matt Damon.
Regia di George Nolfi con Matt Damon - Emily Blunt
[Voto: 2 su 5]
Matt Damon è un signor attore. Emily Blunt è bravetta, simpatica, farà strada. Lo sceneggiatore è lo stesso della premiata ditta Bourne/Damon. George Nolfi è un regista più o meno esordiente, per quel che ne so. Il tema è appassionante e affascinante (tratto da un romanzo del prolifico e ampiamente saccheggiato Philip Dick, quello di Blade Runenr).
Cosa manca al film per meritarsi un voto più alto? Nonostante le premesse manca tutto o quasi. Manca la capacità di appassionare lo spettatore e inchiodarlo alla poltrona del cinema. La regia di Nolti non convince e non "acchiappa". O meglio ci riesce abbastanza bene per la prima oretta, poi invece si impantana scivolando su un piano romantico-sentimentale molto dozzinale e scontato.
Dicevo del tema del film, il Destino. Quello con la D maiuscola, quello che almeno una volta nella vita ci si chiede se sia proprio già tutto scritto o l'individuo abbia la possibilità di scriverlo e modificarlo in autonomia. Libero arbitrio, vero o presunto. Il film sguazza su questo nella fase di impostazione della vicenda ma poi, nel tentativo di dare delle spiegazioni a tutto, si perde in una specie di corsa ad ostacoli con porte che si aprono e si chiuduno su dimensioni anomale e inverosimili e cappelli-passepartout miracolosi. Ma l'inverosimile e il fantastico al cinema ci sta bene (è praticamente di casa...), al contrario i finali mielosi sono solo stucchevoli. Nonostante la bravura di Matt Damon.
venerdì 17 giugno 2011
Morire di sfratto
| Sede vescovile - Grosseto |
Articolo del Corriere della Sera: http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2011/17-giugno-2011/coppia-vive-auto-15-giorni-donna-incinta-perde-bambino-190887501120.shtml
Ma vogliamo provare a pensare un attimo a cosa significa trovarsi in una situazione del genere? Vogliamo provare a immedesimarci in una coppia di futuri genitori che passano da un'esperienza del genere? Con quali prospettive se non la disperazione più profonda?
Immagino già l'obiezione di qualche sedicente "moderato" che fa due pesi e due misure anche di fronte alla miseria nera e alla morte. "Ma sono una coppia di immigrati egiziani... mica italiani! Potevano starsene a casa loro". Ma questa è l'Italia, dove si può vivere e morire in un auto trasformata in abitazione per sfratto.
Ciliegina sulla torta: la precedente abitazione da cui la coppia ha ricevuto lo sfratto era di proprietà della Curia di Grosseto. Viene da chiedersi quale sia il concetto di Carità quando i due egiziani sono andati a bussare per trovare una sistemazione in attesa della busta paga del marito che aveva trovato lavoro in provincia. Niente da fare. Niente denaro, niente alloggio. E il Signore sia con voi.
mercoledì 15 giugno 2011
Libri. Montalbano in pillole
La paura di Montalbano
di Andrea Camilleri
Il libro è del 2003, quindi non recentissimo e fresco di stampa. Nel leggerlo e gustarlo bisogna fare qualche passo indietro rispetto al Montalbano attuale, con qualche anno di più sulle spalle e qualche irrequietezza dovuta al tempo che passa. Inoltre questo libro non è un romanzo unico, ma una raccolta di racconti brevi e brevissimi. Nel leggerlo mi ha dato l'impressione che potessero essere in origine bozze di preparazione per altri romanzi più strutturati e articolati. In effetti sembrano proprio delle idee appena accennate e buttate là per un miglior uso futuro. Che evidentemente non c'è stato. Tuttavia non bisogna pensare che tutto ciò sia riduttivo rispetto alla qualità abituale della produzione di Camilleri. I suoi standard narrativi sono sempre quelli che ben conosciamo e apprezziamo, noi fans "camilleriani".
Voglio citare in particolare uno dei racconti del libro, quello di apertura, intitolato Giorno di febbre. A Vigata si verifica uno scippo per strada. Un testimone prende l'iniziativa di tirar fuori un revolver e sparare sui malviventi. Ma sbaglia la mira e colpisce una ragazzina che stramazza al suolo gravemente ferita ad una gamba. Montalbano si trova casualmente a passare da lì in tempo per soccorrere la ragazzina ferita, quando tra la folla si fa largo un barbone (nel senso di clochard, un vagabondo senza fissa dimora) che con pochi gesti semplici ma efficaci riesce a fermare l'emorragia e a salvare la vita alla giovane vittima della imprudente revolverata. Una gestualità da medico esperto, quella del barbone da strada, che non sfugge a Montalbano sia pure nella concitazione del momento. Qualche giorno dopo, mentre a Vigata si pensa di dare un riconoscimento ufficiale con tanto di cerimonia all'eroico clochard (Lampiuni il suo nomignolo), succede che Montalbano lo incrocia casualmente al porto, intento ad imbarcarsi su un traghetto che lo porterà lontano da lì per tornare nell'assoluto anonimato. Il barbone si rivolge supplicante a Montalbano pregandolo di ignorarlo e lasciarlo andare andare. Non vuole niente da nessuno, solo essere lasciato in pace. I quesiti a questo punto della storia sono tanti. Chi si celava sotto l'aspetto di un miserabile barbone da strada così abile ed esperto da arrestare una grave emorragia e salvare una vita umana? E perchè?
Beh, di spunti per lo sviluppo di una storia ben più articolata e complessa con diversi personaggi e situazioni interessanti ce ne sono parecchi. Invece il racconto finisce lì, con un disgraziato segnato dalla vita che evidentemente fugge da qualcosa o da qualcuno. Ma non sapremo mai da chi o da che cosa.
di Andrea Camilleri
Il libro è del 2003, quindi non recentissimo e fresco di stampa. Nel leggerlo e gustarlo bisogna fare qualche passo indietro rispetto al Montalbano attuale, con qualche anno di più sulle spalle e qualche irrequietezza dovuta al tempo che passa. Inoltre questo libro non è un romanzo unico, ma una raccolta di racconti brevi e brevissimi. Nel leggerlo mi ha dato l'impressione che potessero essere in origine bozze di preparazione per altri romanzi più strutturati e articolati. In effetti sembrano proprio delle idee appena accennate e buttate là per un miglior uso futuro. Che evidentemente non c'è stato. Tuttavia non bisogna pensare che tutto ciò sia riduttivo rispetto alla qualità abituale della produzione di Camilleri. I suoi standard narrativi sono sempre quelli che ben conosciamo e apprezziamo, noi fans "camilleriani".
Voglio citare in particolare uno dei racconti del libro, quello di apertura, intitolato Giorno di febbre. A Vigata si verifica uno scippo per strada. Un testimone prende l'iniziativa di tirar fuori un revolver e sparare sui malviventi. Ma sbaglia la mira e colpisce una ragazzina che stramazza al suolo gravemente ferita ad una gamba. Montalbano si trova casualmente a passare da lì in tempo per soccorrere la ragazzina ferita, quando tra la folla si fa largo un barbone (nel senso di clochard, un vagabondo senza fissa dimora) che con pochi gesti semplici ma efficaci riesce a fermare l'emorragia e a salvare la vita alla giovane vittima della imprudente revolverata. Una gestualità da medico esperto, quella del barbone da strada, che non sfugge a Montalbano sia pure nella concitazione del momento. Qualche giorno dopo, mentre a Vigata si pensa di dare un riconoscimento ufficiale con tanto di cerimonia all'eroico clochard (Lampiuni il suo nomignolo), succede che Montalbano lo incrocia casualmente al porto, intento ad imbarcarsi su un traghetto che lo porterà lontano da lì per tornare nell'assoluto anonimato. Il barbone si rivolge supplicante a Montalbano pregandolo di ignorarlo e lasciarlo andare andare. Non vuole niente da nessuno, solo essere lasciato in pace. I quesiti a questo punto della storia sono tanti. Chi si celava sotto l'aspetto di un miserabile barbone da strada così abile ed esperto da arrestare una grave emorragia e salvare una vita umana? E perchè?
Beh, di spunti per lo sviluppo di una storia ben più articolata e complessa con diversi personaggi e situazioni interessanti ce ne sono parecchi. Invece il racconto finisce lì, con un disgraziato segnato dalla vita che evidentemente fugge da qualcosa o da qualcuno. Ma non sapremo mai da chi o da che cosa.
sabato 11 giugno 2011
Trent'anni fa, Alfredino nel pozzo
Mercoledi, 10 giugno 1981. Sono passati trent'anni, ma i ricordi sono ancora fortissimi. La vicenda è quella di "Alfredino nel pozzo" o la tragedia di Vermicino. Alfredino Rampi era una bimbo di 6 anni che una sera tornando a casa per cena precipita in un pozzo artesiano in costruzione. Una zona di campagna, un budello di 80 metri che entra nelle viscere della terra in cerca d'acqua per l'irrigazione dei campi. Non c'era protezione, non una copertura sulla bocca del pozzo. Ci sarà cascato dentro per errore oppure forse si sarà sporto troppo, spinto dalla curiosità che può avere un bambino per una cosa misteriosa come un buco senza fondo che entra nella terra. A suo tempo mi sembra di ricordare che che qualcuno fece anche l'ipotesi che qualcuno ce lo avesse spinto dentro volontariamente. Si parlò di vendette nei confronti dei genitori, ma nei miei ricordi nessuno prese troppo sul serio questi ricami di fantasia. Invece tutti si appassionarono alla vicenda di Alfredino nel pozzo. Vermicino, la località del Lazio dove accadde la tragedia, diventò famosa all'improvviso. Era sulla bocca di tutti, tutti ne parlavano. Tutta l'Italia per la prima mvolta seguiva in diretta televisiva un evento tragico che si dipanava ed evolveva sotto gli occhi di tutti. Non era mai accaduto nulla del genere nella storia della televisione italiana. Se non ricordo male la diretta durò ininterrottamente per giorni e notti, con una semplice telecamera fissa, con un commentatore che riportava ciò che accadeva intorno a lui. Nulla più. Nulla a che vedere con lo spettacolo dei giorni nostri in cui i luoghi del dolore dove sono accaduti fatti criminali vengono setacciati palmo a palmo e ripresi in ogni anfratto e angolazione. Dove una miriade di persone che nulla o quasi c'entrano con le vicende vengono interpellate, intervistate e chiamate a dare giudizi e pareri spesso fasulli. E' la "gente" che viene chiamata in ballo, la "gente" che fa audience, che diventa in qualche modo protagonista perchè ci sono ore e ore di servizi televisivi da riempire e qualcosa bisogna pur trasmettere e mandare in onda. A Vermicino no. Una telecamera, un commentatore sgomento quanto tutti gli altri presenti, con il compito -quasi una missione- di rappresentare la propria impotenza a tutta l'Italia di fronte alla tragedia di un bimbo in fondo al pozzo, semi soffocato nel fango. E una voce riportata da un microfono calato nel budello che gridava "Mamma"! Agghiacciante.
![]() |
| Uno dei soccorritori che furono calati nel pozzo |
Era un giugno parecchio caldo. Mi ricordo che buona parte della diretta tv la seguii da casa della mia morosa (che poi sarebbe diventata mia moglie), spesso insieme ai miei futuri suoceri. Incollati davanti allo schermo, incapaci di staccarcene se non per qualche minuto. Alfredino era lì a soffrire nel pozzo e nessuno se la sentiva di abbandonarlo spegnendo la tv. Sembrava a tutti che fosse un tradimento, pensare ad altro. Divenne una specie di psicosi di massa per gli italiani. Tutta la zona di Vermicino divenne meta di curiosi ma soprattutto di volenterosi cittadini che volevano dare una mano in tutti i modi possibili, anche a costo di scavare con le mani. Qualcuno -più di uno- di corporatura minuta si fecero avanti e si dissero pronti a farsi calare nel pozzo per tentare di acciuffare Alfredino e tirarlo su. Così fu fatto. Per due o tre volte (vado a memoria) questi eroi sconosciuti il cui unico talento era di avere un corpo minuto e magro tentarono l'impossibile e per due o tre volte qualcuno di essi riuscì effettivamente ad afferrare Alfredino. Se non ricordo male quello che maggiormente " rischiò" di riuscire a portarlo in salvo era uno speleologo dilettante, quindi avvezzo agli spazi ristretti e sotterranei. Ma inutilmente, perchè il fango faceva scivolar via la presa e Alfredino scendeva ogni volta sempre più giù nel pozzo. Nessuna sceneggiatura di un diabolico film horror avrebbe saputo architettare situazione peggiore di quella -tragicamente vera- messa in scena dal destino.
Arrivò sul posto anche il Presidente Pertini, un uomo molto amato dagli italiani per la sua cristallina onestà morale e intellettuale e per il suo carattere schietto e diretto. Insieme a lui intorno a quel pozzo maledetto c'erano tutti gli italiani. Cerca di confortare il papà e la mamma, attraverso un microfono parla addirittura ad Alfredino. Era un grand'uomo Pertini. Ma sul bordo del pozzo c'era instancabile anche la mamma di Alfredino che non lo lasciò mai solo un istante, e c'era anche Nando, un vigile del fuoco che tra i primi accorse sul luogo per i primi soccorsi. Tutti cercavano di rincuorare Alfredino che chiedeva da bere e da mangiare. Gli scappava anche la pipì e non sapeva come fare per trattenersi e non farsela addosso. Povero piccino. Ricordo un particolare a proposito della mamma di Alfredino. Qualche imbecille la accusò di insensibilità perchè non si disperava abbastanza. I soliti dementi che devono giudicare le reazioni emotive degli altri secondo clichè predeterminati. La stessa categoria di imbecilli probabilmente che hanno criticato ai giorni nostri i genitori della povera Yara Gambirasio per l'atteggiamento "troppo" dignitoso e riservato tenuto durante e dopo la scomparsa e la morte della loro figliola. Ma, si sa, la mamma degli imbecilli è sempre incinta.
![]() |
| Il Presidente Pertini a Vermicino |
Sono passati trent'anni e forse i miei ricordi saranno confusi e, chissà, nella ricostruzione di quei momenti posso aver sovrapposto fatti e persone. Ma l'emozione e il senso di frustrazione di quei momenti sono e saranno indelebili.
Povero Alfredino nel pozzo, che brutta fine.
-------------------
giovedì 9 giugno 2011
Stampa cialtrona
Un esempio di come certa stampa locale riesca a essere grossolanamente cialtrona? Eccolo.
Vi invito a fare attenzione al titolo dell'articolo e poi al contenuto dello stesso. Le conclusioni a voi, amici lettori del blog. Personalmente credo che il livello di mediocrità di certa stampa cialtrona emerga più che evidente. Come altrettanto evidente sia la volontà di manipolare nel titolo la notizia che nella sua essenza risulta poi essere significativamente diversa.
08 giugno 2011 — pagina 27 sezione: Cronaca
ARCELLA. Ieri alle 17 è scoppiata l’ennesima protesta contro le Poste. Nell’ufficio di via Tiziano Aspetti si è bloccato ancora una volta il nuovo sistema informatico centralizzato. In un secondo tutti gli sportelli si sono paralizzati. Ieri l’orario di apertura era fino alle 18.30 e alle 17 nell’ufficio che serve gran parte del quartiere Arcella c’erano una quarantina di persone. Inutili i tentativi dei dipendenti di far ripartire i terminali, il blocco era centralizzato e le quaranta persone con il numero di prenotazione in mano sono state gentilmente invitate a tornare questa mattina, fra il disappunto e le proteste dei presenti.
Raccomandate, vaglia postali, conti correnti e tutti gli altri servizi non hanno più ripreso a funzionare. Nel corso della giornata di ieri lo sportello di via Aspetti era riuscito a limitare i disagi di questi giorni utilizzando quando possibile il vecchio sistema che ha un server nella sede centrale di Padova, ma al momento di dover utilizzare la nuova piattaforma informatica sono cominciati i guai.
Ricerca dell'effettaccio a tutti i costi?
Ricerca ossessiva dello scoop?
Ma cosa resta nella memoria del lettore, il titolo cialtrone o la notizia vera?
Vi invito a fare attenzione al titolo dell'articolo e poi al contenuto dello stesso. Le conclusioni a voi, amici lettori del blog. Personalmente credo che il livello di mediocrità di certa stampa cialtrona emerga più che evidente. Come altrettanto evidente sia la volontà di manipolare nel titolo la notizia che nella sua essenza risulta poi essere significativamente diversa.
Se non si leggesse bene il testo eccolo per esteso:
Poste: computer di nuovo in tilt, all’Arcella cacciate 40 persone
ARCELLA. Ieri alle 17 è scoppiata l’ennesima protesta contro le Poste. Nell’ufficio di via Tiziano Aspetti si è bloccato ancora una volta il nuovo sistema informatico centralizzato. In un secondo tutti gli sportelli si sono paralizzati. Ieri l’orario di apertura era fino alle 18.30 e alle 17 nell’ufficio che serve gran parte del quartiere Arcella c’erano una quarantina di persone. Inutili i tentativi dei dipendenti di far ripartire i terminali, il blocco era centralizzato e le quaranta persone con il numero di prenotazione in mano sono state gentilmente invitate a tornare questa mattina, fra il disappunto e le proteste dei presenti.
Raccomandate, vaglia postali, conti correnti e tutti gli altri servizi non hanno più ripreso a funzionare. Nel corso della giornata di ieri lo sportello di via Aspetti era riuscito a limitare i disagi di questi giorni utilizzando quando possibile il vecchio sistema che ha un server nella sede centrale di Padova, ma al momento di dover utilizzare la nuova piattaforma informatica sono cominciati i guai.
Ricerca dell'effettaccio a tutti i costi?
Ricerca ossessiva dello scoop?
Ma cosa resta nella memoria del lettore, il titolo cialtrone o la notizia vera?
mercoledì 8 giugno 2011
Le Poste e la dittatura dei computer
Viviamo in schiavitù delle macchine. Dei computer in particolare. Tutta la nostra vita è regolata, organizzata, gestita da macchine costruite dall'uomo. E l'uomo ha finito per esserne dipendente, se non succube. La prova l'abbiamo avuta in questi giorni con il blocco operativo degli uffici postali. Tutto si è fermato, dai bollettini di C/C alle raccomandate, dal pagamento pensioni ai bonifici. La causa di tutto è la dittatura informatica che ci governa. Si è bloccato un server a Roma a causa di un cambio di una piattaforma software che gestisce l'operatività degli sportelli dei 14.000 uffici postali italiani. Consideriamo che in ogni ufficio ce ne possono essere da due-tre a qualche decina e i conti -astronomici- sono presto fatti. SDP si chiama l'infernale e innovativo software che doveva soppiantare il precedente, obsoleto ma ancora funzionante. Qualcosa è andato storto e si è creato una specie di collo di bottiglia dove il flusso di dati si è bloccato. Tanti, troppi e tutti insieme. Il sistema è andato in crash. Eppure, dicono alle Poste, la fase preliminare dei test di fattibilità era durata un paio d'anni ed aveva avuto esiti positivi e rassicuranti, altrimenti non si sarebbero azzardati a passare alle fase operativa, gli uffici pilota che avevano provato e riprovato le varie fasi erano "sopravvissuti" indenni. E invece...Le macchine, tiranne, hanno incrociato le braccia quasi si trattasse di uno sciopero. Con la differenza che con i lavoratori umani ci si può discutere, trattare e magari convincerli a riprendere a lavorare. Con le macchine no. E l'Italia si è bloccata.
In questi giorni di crisi nera è partita la caccia ai responsabili. Giornali, telegiornali e internet reclamavano a gran voce qualche testa che cadesse. Forse allora si sarebbero sentiti tutti soddisfatti, ma di sicuro la crisi non si sarebbe risolta. Ma, si sa, il popolo vuole sempre il capro espiatorio.
La versione di Poste Italiane è che le aziende fornitrici del nuovo software siano le vere responsabili del disservizio e che Poste stessa sia in realtà la prima vittima del danno informatico. Ha una certa logica. Chissà cosa ne pensano in IBM, perchè di loro si tratta, del colosso informatico americano, partner tecnico e tecnologico di Poste. Finirà a carte bollate e lunghissime cause di risarcimento danni. Ma chi ha vinto esibendo la propria forza è chiaro, anzi chiarissimo: i computer che gestiscono e governano la nostra civiltà informatizzata. E non sono neanche iscritti al sindacato...!domenica 5 giugno 2011
Libri. Quelle mani da pianista...
Pianoforte vendesi
di Andrea Vitali
Personaggi e interpreti:
- Bellano, piccolo paese sulle rive del lago di Como;
- il Pianista, un poco di buono così soprannomionato per le sue doti di ladro svelto di mani;
- il pianoforte, frutto non apprezzato di un'eredità, posto in vendita al miglior offerente;
- la vecchina ultra ottantenne, zitella per scelta consacrata alla musica;
- il maresciallo dei Carabinieri della locale stazione e il suo brigadiere;
- il calzolaio che ogni anno, tutti gli anni, la notte della Befana si ubriaca;
- la trippa, nobile quanto popolare piatto povero della cucina tradizionale che riempie lo stomaco e ritempra lo spirito nelle fredde giornate invernali.
Ecco ci sono tutti. In una notte magica, quella dell'Epifania, in cui tutto il paese fa festa ed è percorso da brividi insoliti che evocano morti che si alzano dalle tombe per parlare con i vivi, Vitali inserisce la vicenda di un abile mariuolo che spera di fare bottino nella confusione della festa. Invece finisce con l'imbattersi con un insolito cartello che offre la vendita di un pianoforte. Da quel momento in poi nulla sarà più come sembra.
Grande Andrea Vitali. Un vero maestro nel raccontare storie di gente qualsiasi e quasi insignificanti, luoghi e ambientazioni marginali e banali trasformandole in storie di persone e di luoghi unici al mondo. Personaggi e luoghi vivificati dal racconto che assumono personalità e sembianze nuove e originali, ma mai banali anche nella loro normalità.
Pianoforte vendesi è un piccolo gioiello (nemmeno un centinaio di pagine) da leggersi tutto d'un fiato. Con passione.
P.S.: Certe volte non siamo noi a scegliere i libri da leggere, ma sono loro a scegliere noi. Ho acquistato questo libro di Vitali per caso ad una sagra di quartiere. Una di quelle feste di parrocchia dove si va per mangiare gnocchi e carne alla brace con gli amici o i vicini di casa. Non diverse dalle feste dell'Unità, sempre più rare al giorno d'oggi. C'è lo stand della pesca di beneficienza dove, se va bene, ci si riempie di cianfrusagli inutili, l'orchestrina di liscio e il dj discotecaro che a giorni alterni invitano alle danze i parrocchiani, anziani e giovani. Nella mia parrocchia oltre a offrire tradizionalmente ogni anno degli ottimi gnocchi che sembrano fatti in casa, c'è anche lo stand riservato agli "intellettuali" dove si vendoni libri usati. Sono centinaia e centinaia, tutti allineati su bancarelle traballanti e suddivisi tra narrativa italiana, straniera, saggistica, cucina, fiabe, turismo e viaggi. A dominare su tutto un incredibile tanfo di umido. Ma in quale cantina umida saranno mai conservati quei libri da un anno all'altro? A sovrintendere e gestire lo stand è stato chiamato uno dei parrocchiani di fiducia del Parroco. E' un ex vigile urbano in pensione che si dedica stoicamente alle necessità della parrocchia. Sono capitato nello stand del libro per caso, dopo il doveroso omaggio agli gnocchi, gironzolando per la sagra gustandomi il mio toscano del dopo cena. Un passaggio quasi dovuto sulle bancarelle, a curiosare tra le tremende zaffate di odor di muffa e di umido. Mi sarebbe piaciuto trovare una copia del Moby Dick di Melville; mi è venuta voglia di rileggerlo e vedere che sensazioni mi avrebbe suscitato adesso, a cinquant'anni suonati, la storia della balena bianca e del capitano Achab dopo aver letto il libro da ragazzo. Invece mi trovo davanti questo libricino smilzo di Andrea Vitali. Spiccava per l'aspetto, nuovo quasi intonso, a dispetto della vetustà dell'offerta che lo circondava. Tutti libri vecchi di anni o decenni. Che ci fa qui, mi sono chiesto. Possibile che nessuno prima di me lo abbia addocchiato? Lo prendo al volo, senza pensarci. Continuo il giro, trovo un Camilleri che non avevo letto e unn Erri De Luca che mi incuriosiva. Passo alla cassa, dal vigile in pensione. Scambio due parole di circostanza sulla festa parrocchiale e sul tempo capriccioso e alla fine mi fa il prezzo. Sì, mi fa il prezzo. Non fa la somma dei prezzi dei libri, chessò il 50% del costo di copertina. No, li guarda e li riguarda, li gira e li rigira, li soppesa e poi spara: "4 euro per tutti e tre". Non credo alle mie orecchie. Gli chiedo conferma: 4 euro per tutti e tre? Ho capito bene? Lui mi guarda interrogativo, mi sembra quasi di indovinare i suoi pensieri "sono troppi 4 euro"? Muffa e odore di chiuso compresi nel prezzo, naturalmente. Prendo il portafoglio e quasi sentendomi in colpa per il prezzaccio gli allungo un biglietto da 5 euro. Lui apre il cassettino della cassa improvvisata cercando il resto. Faccio il signore, con un cenno della mano rifiuto il resto. Tenga pure, per le necessità della parrocchia...
di Andrea Vitali
Personaggi e interpreti:
- Bellano, piccolo paese sulle rive del lago di Como;
- il Pianista, un poco di buono così soprannomionato per le sue doti di ladro svelto di mani;
- il pianoforte, frutto non apprezzato di un'eredità, posto in vendita al miglior offerente;
- la vecchina ultra ottantenne, zitella per scelta consacrata alla musica;
- il maresciallo dei Carabinieri della locale stazione e il suo brigadiere;
- il calzolaio che ogni anno, tutti gli anni, la notte della Befana si ubriaca;
- la trippa, nobile quanto popolare piatto povero della cucina tradizionale che riempie lo stomaco e ritempra lo spirito nelle fredde giornate invernali.
Ecco ci sono tutti. In una notte magica, quella dell'Epifania, in cui tutto il paese fa festa ed è percorso da brividi insoliti che evocano morti che si alzano dalle tombe per parlare con i vivi, Vitali inserisce la vicenda di un abile mariuolo che spera di fare bottino nella confusione della festa. Invece finisce con l'imbattersi con un insolito cartello che offre la vendita di un pianoforte. Da quel momento in poi nulla sarà più come sembra.
Grande Andrea Vitali. Un vero maestro nel raccontare storie di gente qualsiasi e quasi insignificanti, luoghi e ambientazioni marginali e banali trasformandole in storie di persone e di luoghi unici al mondo. Personaggi e luoghi vivificati dal racconto che assumono personalità e sembianze nuove e originali, ma mai banali anche nella loro normalità.
Pianoforte vendesi è un piccolo gioiello (nemmeno un centinaio di pagine) da leggersi tutto d'un fiato. Con passione.
P.S.: Certe volte non siamo noi a scegliere i libri da leggere, ma sono loro a scegliere noi. Ho acquistato questo libro di Vitali per caso ad una sagra di quartiere. Una di quelle feste di parrocchia dove si va per mangiare gnocchi e carne alla brace con gli amici o i vicini di casa. Non diverse dalle feste dell'Unità, sempre più rare al giorno d'oggi. C'è lo stand della pesca di beneficienza dove, se va bene, ci si riempie di cianfrusagli inutili, l'orchestrina di liscio e il dj discotecaro che a giorni alterni invitano alle danze i parrocchiani, anziani e giovani. Nella mia parrocchia oltre a offrire tradizionalmente ogni anno degli ottimi gnocchi che sembrano fatti in casa, c'è anche lo stand riservato agli "intellettuali" dove si vendoni libri usati. Sono centinaia e centinaia, tutti allineati su bancarelle traballanti e suddivisi tra narrativa italiana, straniera, saggistica, cucina, fiabe, turismo e viaggi. A dominare su tutto un incredibile tanfo di umido. Ma in quale cantina umida saranno mai conservati quei libri da un anno all'altro? A sovrintendere e gestire lo stand è stato chiamato uno dei parrocchiani di fiducia del Parroco. E' un ex vigile urbano in pensione che si dedica stoicamente alle necessità della parrocchia. Sono capitato nello stand del libro per caso, dopo il doveroso omaggio agli gnocchi, gironzolando per la sagra gustandomi il mio toscano del dopo cena. Un passaggio quasi dovuto sulle bancarelle, a curiosare tra le tremende zaffate di odor di muffa e di umido. Mi sarebbe piaciuto trovare una copia del Moby Dick di Melville; mi è venuta voglia di rileggerlo e vedere che sensazioni mi avrebbe suscitato adesso, a cinquant'anni suonati, la storia della balena bianca e del capitano Achab dopo aver letto il libro da ragazzo. Invece mi trovo davanti questo libricino smilzo di Andrea Vitali. Spiccava per l'aspetto, nuovo quasi intonso, a dispetto della vetustà dell'offerta che lo circondava. Tutti libri vecchi di anni o decenni. Che ci fa qui, mi sono chiesto. Possibile che nessuno prima di me lo abbia addocchiato? Lo prendo al volo, senza pensarci. Continuo il giro, trovo un Camilleri che non avevo letto e unn Erri De Luca che mi incuriosiva. Passo alla cassa, dal vigile in pensione. Scambio due parole di circostanza sulla festa parrocchiale e sul tempo capriccioso e alla fine mi fa il prezzo. Sì, mi fa il prezzo. Non fa la somma dei prezzi dei libri, chessò il 50% del costo di copertina. No, li guarda e li riguarda, li gira e li rigira, li soppesa e poi spara: "4 euro per tutti e tre". Non credo alle mie orecchie. Gli chiedo conferma: 4 euro per tutti e tre? Ho capito bene? Lui mi guarda interrogativo, mi sembra quasi di indovinare i suoi pensieri "sono troppi 4 euro"? Muffa e odore di chiuso compresi nel prezzo, naturalmente. Prendo il portafoglio e quasi sentendomi in colpa per il prezzaccio gli allungo un biglietto da 5 euro. Lui apre il cassettino della cassa improvvisata cercando il resto. Faccio il signore, con un cenno della mano rifiuto il resto. Tenga pure, per le necessità della parrocchia...
sabato 4 giugno 2011
In moto sul Delta del Po
Questo lungo ponte del 2 giugno merita di essere sfruttato al massimo, con l'unico rammarico per il meteo incerto che annuncia pioggia rendendo rischioso progettare un giro in moto in montagna come faccio abitualmente. Dunque è il caso di cambiare meta e dirigersi in pianura al riparo, per quanto possibile, dal rischio di improvvisi quanto sicuri acquazzoni. Personalmente non sopporto la pioggia in moto, mi leva il gusto del viaggiare e piuttosto ne faccio a meno o cambio destinazione.
![]() |
| Dettagli e approfondimenti: http://www.visita-delta.it/itinerario_essenziale.htm |
La meta del tour è dunque il Delta del Po a sud est di Padova, verso il mare, tra le province di Rovigo e Ferrara. Un ambiente affascinante e indimenticabile. Una volta che ci si è stati è pressocchè impossibile non tornarci. Quegli spazi aperti fino all'orizzonte, le distese di grano che ondeggia al sole mosso dal vento, la laguna, il mare, gli uccelli acquatici che ormai vediamo solo nei documentari televisivi sono spettacoli naturalistici imperdibili. A volte si organizzano viaggi lunghissimi ed esotici alla ricerca di angoli di natura più o meno incontaminata dimenticando che panorami simili li abbiamo anche a casa nostra, nella nostra bella Italia.
Partenza da Padova puntando verso Chioggia; da lì si prende la statale Romea verso sud in direzione Ravenna. Bisogna fare molta attenzione perchè la Romea è una strada molto trafficata e tristemente nota per l'alto livello di mortalità che la contraddistingue per i numerosi incidenti stradali che si verificano. Inoltre è disseminata di autovelox e pertanto se non si rispettano i limiti di velocità la multa è assicurata. Il percorso sulla Romea è però breve perchè superate le uscite per Rosolina, Taglio di Po e Porto Viro si abbandona la statale per entrare direttamente nel territorio del Delta in direzione Bosco della Mesola. Il traffico sparisce, i rumori cessano, la vista si allarga e riempie il cuore. Nel giro di pochi km avanzando nell'entroterra del Delta si viene catapultati in zone semideserte con rare case e piccolissime frazioni disseminate qua e là. E da qui in poi viene il bello. In moto viene voglia di levarsi il casco per prendere l'aria in faccia e assaporare al massimo il profumo di terra e di campi coltivati misto alla salsedine del mare. Più si va avanti e più diventa forte l'odore della laguna, inconfondibile. Si incominciano a vedere le eleganti silhouette degli aironi e di altre specie di uccelli, tanto che varrebbe la pena di andare in giro con una guida ornitologica per saperne di più e riconoscere i vari esemplari. Comunque per farsi un'idea di quali e quante specie siano presenti sul territorio del Delta si può consultare questo sito: http://www.parcodeltapo.it/er/natura/fauna/index.html, ma le librerie sono ben fornite di guide tematiche ad hoc.
Dal punto di vista motociclistico non è un tour che farà impazzire gli "smanettoni" delle due ruote perchè le strade del Delta invitano ad andare piano per gustare il paesaggio, la flora e la fauna, tutte cose che mal si coniugano con la velocità. Suggerisco invece di portarsi dietro la macchina fotografica con un buon teleobiettivo se si vuole cogliere qualche immagine in lontananza di uccelli che nidificano o che vanno in cerca di cibo. Per chi va in moto risulta molto comoda una borsa da serbatoio in cui mettere la fotocamera così da averla a disposizione al volo quando serve senza dover scendere dalla moto per aprire il bauletto posteriore. Anche perchè nel frattempo l'airone da fotografare non sta certo lì ad aspettare noi...Il tour completo del delta seguendo il percorso proposto nella cartina porta via tutta la giornata (al rientro a casa il contachilometri aveva largamente superato quota 300 km), al termine della quale risulterà un oltraggio ai cinque sensi il ritorno al traffico e al rumore della statale Romea per il rientro alla base. E' lo scotto che si paga passando uina giornata di full immersion nella natura. Ma ne vale assolutamente la pena.
giovedì 2 giugno 2011
Il test della verginità della rivoluzione egiziana
Conosco poco o nulla della cultura araba. Quel poco che so è quello che traspare dalle cronache dei giornali o dalla televisione. Per me rimane un mondo di difficile comprensione, con la precisa sensazione che sia tuttora sprofondato in pieno medioevo dal punto di vista sociale e umano.
A confermare questa impressione arriva la notizia che rimbalza dall'Egitto post Mubarak. Come si sa, pochi mesi fa un vento di rivoluzione ha attraversato il nord Africa spazzando via i regimi dittariali di Marocco e Egitto, per poi passare alla Libia e coinvolgere anche la Siria. La situazione attuale è che nei primi due paesi i regimi sono stati rovesciati, mentre in Libia divampa la guerra e in Siria perdurano le proteste popolari e relativi bagni di sangue. La domanda che circolava fin dall'inizio è che tipo di stato sarebbe sorto dalle ceneri delle dittature. L'esempio dell'Iran è lì a inquietare il mondo intero con un regime di stampo religioso integralista ancora peggiore del precedente che ha portato l'Iran ad essere in cima alla lista degli stati-canaglia.
Dall'Egitto arriva in questi giorni una notizia inquietante che lascia immaginare che tipo di scenario si stia preparando in quel paese dell'Africa nord orientale. Alcune delle donne arrestate il 9 marzo a piazza Tahrir furono costrette a subire “test di verginità”. Lo ha detto alla Cnn, sotto condizione di anonimato, un generale delle forze armate egiziane. Dalle sue parole non traspare particolare pentimento: “Mica erano come sua figlia o mia figlia” – ha detto al giornalista. “Quelle ragazze stavano nelle tende insieme a dei manifestanti di sesso maschile”. Nella mentalità del generale egiziano, dunque, ciò le rende meritevoli di essere sottoposte a una forma di tortura qual è un “test di verginità” fatto sotto costrizione.
Amnesty International aveva denunciato che 17 donne avevano riferito di essere state picchiate, sottoposte a scariche elettriche, obbligate a denudarsi mentre i soldati le fotografavano e infine costrette a subire un “test di verginità”, sotto la minaccia di essere incriminate per prostituzione.
Ma tutto questo come si concilia con la ventata di rinnovamento della rivoluzione (o supposta tale)? Cade il dittatore Mubarak e il suo regime politico, ma la mentalità comune che vuole la sottomissione indiscussa delle donne resta intatta. Che tipo di nazione nascente da una rivoluzione ci si può aspettare con questi presupposti?
Per saperne di più:
http://lepersoneeladignita.corriere.it/2011/06/01/%e2%80%9ctest-di-verginita%e2%80%9d-nel-nuovo-egitto/
A confermare questa impressione arriva la notizia che rimbalza dall'Egitto post Mubarak. Come si sa, pochi mesi fa un vento di rivoluzione ha attraversato il nord Africa spazzando via i regimi dittariali di Marocco e Egitto, per poi passare alla Libia e coinvolgere anche la Siria. La situazione attuale è che nei primi due paesi i regimi sono stati rovesciati, mentre in Libia divampa la guerra e in Siria perdurano le proteste popolari e relativi bagni di sangue. La domanda che circolava fin dall'inizio è che tipo di stato sarebbe sorto dalle ceneri delle dittature. L'esempio dell'Iran è lì a inquietare il mondo intero con un regime di stampo religioso integralista ancora peggiore del precedente che ha portato l'Iran ad essere in cima alla lista degli stati-canaglia.
Dall'Egitto arriva in questi giorni una notizia inquietante che lascia immaginare che tipo di scenario si stia preparando in quel paese dell'Africa nord orientale. Alcune delle donne arrestate il 9 marzo a piazza Tahrir furono costrette a subire “test di verginità”. Lo ha detto alla Cnn, sotto condizione di anonimato, un generale delle forze armate egiziane. Dalle sue parole non traspare particolare pentimento: “Mica erano come sua figlia o mia figlia” – ha detto al giornalista. “Quelle ragazze stavano nelle tende insieme a dei manifestanti di sesso maschile”. Nella mentalità del generale egiziano, dunque, ciò le rende meritevoli di essere sottoposte a una forma di tortura qual è un “test di verginità” fatto sotto costrizione.
Amnesty International aveva denunciato che 17 donne avevano riferito di essere state picchiate, sottoposte a scariche elettriche, obbligate a denudarsi mentre i soldati le fotografavano e infine costrette a subire un “test di verginità”, sotto la minaccia di essere incriminate per prostituzione.
Ma tutto questo come si concilia con la ventata di rinnovamento della rivoluzione (o supposta tale)? Cade il dittatore Mubarak e il suo regime politico, ma la mentalità comune che vuole la sottomissione indiscussa delle donne resta intatta. Che tipo di nazione nascente da una rivoluzione ci si può aspettare con questi presupposti?
Per saperne di più:
http://lepersoneeladignita.corriere.it/2011/06/01/%e2%80%9ctest-di-verginita%e2%80%9d-nel-nuovo-egitto/
Iscriviti a:
Post (Atom)





















