mercoledì 19 agosto 2009

Pagine da un ospedale (parliamo di libri)



Nelle ultime settimane ho letto, tra gli altri, due libri molto diversi tra loro, scritti da autori altrettanto diversi. Espiazione di Ian McEwan e Le campane di Bicetre di George Simenon. Dal primo è stato tratto anche un film presentato alla Mostra del cinema di Venezia nel 2008. Cosa hanno in comune dal momento che ho premesso la loro diversità? In breve, entrambi sono incentrati in tutto o in parte sullo svolgersi di una parte del racconto in un ospedale.
Due prospettive diverse e con strutture narrative diverse. Nel romanzo di McEwan la protagonista femminile Bryoni sconta un forte senso di colpa per un fatto successo diversi anni prima, quando era appena una bambina tredicenne. Cerca una specie di redenzione per aver fatto del male ad un uomo, amante della sorella, accusandolo ingiustamente di stupro. La sua espiazione passa attraverso il duro lavoro di semplice infermiera in un ospedale militare inglese durante la seconda guerra mondiale. Siamo nel periodo della disastrosa ritirata di Dunkerque con migliaia di vittime tra i militari britannici. I più fortunati salvano la pelle, ma spesso sono orrendamente feriti dai bombardamenti nazisti. La giovanissima Bryoni, ormai cresciuta e staccatasi dalla famiglia, si rende consapevole del suo errore di anni prima che ha portato in carcere un innocente, lavora febbrilmente al servizio di quei poveri feriti senza risparmio per se stessa. Sono pagine crude da cui traspare la fatica fisica e interiore di chi assiste i pazienti martoriati e dilaniati dalla guerra. Tutta la terza parte del libro è dedicata all'espiazione della colpa di Bryoni. Non dirò nulla del finale per rispetto di chi eventualmente dovesse leggere il libro. Che è un bel libro, scritto molto bene e con profondità da McEwan, che riesce a dipingere con efficacia quel mondo particolare che era (e forse è tuttora) l'alta borghesia inglese degli inizi del secolo scorso, tutta presa dal gingillarsi con le porcellane del servizio da the o dai fine settimana nelle tenute di campagna e che sembra galleggiare soavemente su tutto il resto, dalla crisi economica post '29 fino alla drammatica atmosfera politica che squassa l'Europa pre-nazista. La vicenda infatti inizia negli anni trenta e si conclude durante la seconda guerra mondiale.
Di tutt'altro tono il libro di Simenon, che si svolge interamente in una stanza d'ospedale di un piccolo borgo a sud di Parigi. L'epoca sono gli anni '60. Il protagonista, René Maugras, è l'importante e influente direttore del maggiore quotidiano francese. Un uomo in grado di influenzare la politica nazionale e di condizionare masse importanti di opinione pubblica. Un pezzo grosso, insomma. Succede che una bella sera, nel corso di una cena con amici altrettanto influenti, Maugras si senta male e si risvegli in ospedale, semiparalizzato. Da qui, da una situazione di crisi personale, nasce un momento di riflessione sulla propria vita, un'occasione per fare un bilancio della propria esistenza. Operazione a ritroso sulla memoria degli anni e delle persone, dolorosa e difficile almeno quanto quella fisica che lo obbliga a letto e all'immobilità, senza neppure poter parlare ed esprimersi, se non a sguardi. Simenon, da par suo, riesce ad accattivare il lettore senza mai diventare pesante e noioso, sebbene il tema si prestasse incredibilmente a trasformare la vicenda in una mattone drammatico insostenibile.
Per fortuna Simenon è pur sempre Simenon (la classe non è acqua, parbleu!) e il libro fila via interessante ed appassionante, con tutta una serie di personaggi di contorno, a cominciare dalla deliziosa ed efficiente infermiera personale a una moglie alcolizzata, a tutta una pletora di amici e medici che corrono al suo capezzale di ammalato grave. E' stupefacente come l'immobilità forzata e la malattia possano trasformarsi in un importante momento di riflessione e di regolamento dei conti con la propria coscienza. Il chiuso di una stanza d'ospedale finisce per diventare un mondo a parte, un familiare mondo chiuso, al punto da non far rimpiangere quello che c'è al di fuori, nella vita "normale". E posso assicurare che è vero, è proprio così. Lo dico a ragion veduta, avendo io stesso trascorso parecchi mesi in una stanza d'ospedale per gravi problemi di salute. Ma questa è un'altra storia, di cui forse vi parlerò in un altro momento.
Intanto permettetemi di consiglirvi questi due libri. Mi auguro che possano piacervi come sono piaciuti a me.

1 commento:

Anonimo ha detto...

MENO MALE CHE NON HAI SVELATO IL FINALE. ESPIAZIONE E’ LI’ CHE ATTENDE DI ESSERE LETTO DA ME E DOPO LA TUA DESCRIZIONE LO FARO’ PASSARE AVANTI NELL’ORDINE DI LETTURA. MI PIACE MOLTO IL MODO DI RACCONTARE DI MC EWAN, IN PROFONDITA’ MA CON STILE SCARNO E VELOCE HO LETTO DIVERSI SUOI LIBRI IN PARTICOLARE MI COLPI’ BAMBINI NEL TEMPO ULTIMAMENTE HO LETTO INVECE “SABATO”. E MO’ DOVRO’ “PRENDERE” ANCHE SIMENON E LE SUE CAMPANE .BUONA LETTURA
Lunapiena
P.S. Aiuto non so chi sono e qual'è il mio "profilo" migliore!