
Voto: 4 (su 5)
Gran bel film, ben scritto, ben girato e ben interpretato. Emozionante e coinvolgente, come poche altre volte in questa stagione cinematografica 2009/2010, finora mediamente piuttosto povera di qualità.
Un film di persone, di storie e di drammi su cui aleggia la guerra in Afghanistan, quella non dichiarata formalmente, ma reale e concreta, che miete vittime a tutti i livelli, nel senso di salme rimpatriate e di caduti in battaglia, ma anche di soldati reduci mentalmente segnati e schizzati. Come, appunto, in Brothers. Prigionia e torture non mancano nel film, ma senza eccedere, direi che sono esibite quel che serve, quasi con pudore. Quel che serve per descrivere in maniera eccellente e asciutta, senza indulgenze e compiacimenti verso effettacci sanguinolenti, le situazioni e i drammi che si consumano in quelle latitudini. Formalmente la storia è incentrata sulla vicenda di due fratelli dalle caratteristiche e personalità diametralmente opposte, aizzati nella loro diversità anche dall'ambigua figura paterna che fa di tutto per alimentare i confronti tra i due figli. Uno (Maguire) è il marines patriota tutto d'un pezzo, patria-dio-famiglia, non necessariamente in questo ordine. L'altro è lo sbandato di famiglia, il figlio spostato "venuto male", la pecora nera da emarginare e che sembra fare di tutto per riuscirci molto bene. Il tutto sullo sfondo di un'America bianca e di buoni principi, che gioca con i figli e racconta loro le favole della buonanotte e in cui i rapinatori dopo aver scontato la pena vanno a scusarsi con le loro vittime. L'America perbenista è anche questo.

Non dirò nulla della trama perchè va gustata con calma e non voglio togliere il piacere di esserne coinvolti a chi lo andrà a vedere. Jim Sheridan, l'irlandese tagliente e capace di suscitare forti emozioni, torna alla grande dopo alcuni anni di oscuramento con film non sempre azzeccati. A mio avviso con Brothers siamo ai livelli di eccellenza di Nel nome del padre, Il mio piede sinistro e anche The Boxer. Un ritorno che non può fare che piacere.
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