domenica 11 novembre 2012

Quella volta che... L'estate di San Martino

L'11 novembre ricorre la festa di San Martino, che è anche il santo patrono di Belluno. Ma è anche il giorno della tradizionale estate di San Martino, ossia di un periodo di tempo mite e soleggiato che si innesta nel mese di novembre che è tradizionalmente il più piovoso dell'anno. Uno spicchio di sole e di temperature tiepida che costituiscono l'ultimo spiraglio di tepore prima dell'arrivo definitivo della brutta stagione. Fin qui la tradizione popolare. Ma naturalmente le tradizioni, le ricorrenze statistiche, i racconti dei nonni sono fatti apposta per essere smentiti dalla realtà. Infatti oggi dalle mie parti, in Veneto, diluvia e tira vento. Ed è così anche per trequarti d'Italia. Effettivamente non fa freddo, siamo intorno ai 15 gradi, ma di tutto si può parlare tranne che di "estate" con o senza riferimenti mediati dall'intercedere del santo protettore.
Quando da bambino andavo a scuola, in questo periodo dell'anno era consuetudine consolidata studiare la poesia di Carducci che si intitola proprio San Martino. La ricorrenza dell'evento e la ripetizione ad ogni anno scolastico della poesia (elementari soprattutto, ma anche alle medie) hanno fatto sì che sia una delle poche poesie che ricordo tuttora a memoria.

La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor dei vini
l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.


Certo, a ben vedere la tanto decantata poesia carducciana non è che una serie di immaginette edulcorate, di stereotipi tipicamente autunnali in rima, al giorno d'oggi lo vedremmo come uno spottone dell'ente turistico di una qualsiasi regione italiana da utilizzare per fare pubblicità a qualche liquore amaro d'erbe o a qualche azienda agrituristica. Eppure io e la mia generazione siamo cresciuti con queste immagini di donzellette campagnole, di Silvie intente all'opre giovanili, di tini ricolmi di mosto e di cacciatori dediti, come passatempo serotino, ad ammirare stormi d'uccelli tra nuvole rossastre. Tutto sommato immagini serene e rasserenanti, simboli di una natura e di un'Italia contadina concilianti e rassicuranti, come lo può essere uno spicchio d'estate calato nell'umido e grigio autunno novembrino. Ricordi d'infanzia e di altri tempi quando ancora quei provincialotti di italiani non festeggiavano Halloween, anzi "dolcetto o scherzetto" non sapevano nemmeno cosa fosse...

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