giovedì 27 maggio 2010

Nostalgia della barca...

Dramma familiare in casa Briatore.

«Da quando siamo stati costretti ad abbandonare il nostro yacht il piccolo Nathan Falco piange spesso, non è più tranquillo e sereno come prima». Elisabetta Gregoraci, in un'intervista al tipico settimanale da leggere sotto il casco della parrucchiera, parla di quello che definisce un «terribile incubo» vissuto dopo il sequestro da parte della Guardia di finanza dello yacht "Force Blue" (63 metri di lusso sfrenato e del valore di decine di milioni di euro), sul quale viveva stabilmente con il figlio di due mesi e il marito Flavio Briatore, ora indagato per contrabbando e frode fiscale.
La frode fiscale starebbe nell'affitto pro forma di 240.000 euro al mese, quando invece Briatore sarebbe proprietario occulto della barchetta.

 - «Il nostro bambino è quello che ha risentito di più di questa situazione, di questo brusco cambiamento - spiega la Gregoraci-. Da quando siamo usciti dalla clinica di Nizza dove ho partorito, ha vissuto a bordo dello yacht: ora non è più tranquillo e sereno come prima, sente la mancanza della sua cameretta bianca, dei suoi spazi, che lo hanno protetto fin dai primi giorni».
Questa è la notizia, clamorosa e drammatica, che è apparsa su tutti i giornali e sui siti on line delle testate internet che sta facendo vivere giorni di tensione a tutti gli italiani.


OK, posso capire che questa gente straricca a palate possa vivere abitualmente su uno yacht (63 metri di lunghezza..., la "barchetta" assomiglia più a un mercantile che a uno yacht), posso capire che, nei meandri della legge e della legalità in frode al fisco, utilizzi modi "creativi"  per giustificare la disponibilità di simili imbarcazioni facendola passare per un mezzo a noleggio invece che di piena ed esclusiva proprietà (da qui la denuncia/sequestro della Finanza); posso capire che il pargoletto possa aver familiarizzato con la sua marinaresca cameretta sulla "barca" invece della linda stanzetta in una casa come tutti gli altri comuni e miserabili mortali; posso capire che il cambio di ambiente sia stato avvertito dal piccolo fenomeno, magari con plebee scariche di diarrea quali reazioni al drammatico stress subito. Posso ammettere e accettare quasi tutto, ma assolutamente non riesco a capire, neanche sforzandomi, come si possa decidere di chiamare il proprio figlio -innocente creatura!- Nathan Falco. Ma che cazzo di nome è? Sì, lo so che è un personaggio di fumetti, ma Nathan Falco è forse un nome da dare a un essere umano in carne e ossa? Il prossimo nascituro lo chiameranno Aquila della notte - Tex Willer?

Bisognerebbe interdire certi genitori, altro che sequestragli la barca...
.

1 commento:

Franco ha detto...

Forse il nome di Nathan Falco l'hanno dato alla creatura (che a poche settimane di vita riesce già a distinguere l'interno di un panfilo piuttosto che quello di un appartamento a Manhattan o di una F1), per contrappasso ai propri nomi che sono, a guardar bene bene, abbastanza indecorosi (rispecchiando i loro possessori)
Si nota, infatti, che "Gregoraci" assomiglia ad un dispregiativo, più che ad un cognome, mentre Elisabetta è troppo comune e banale. Come Flavio, nome anch'esso inflazionato, che affiancato a Briatore (etim. Bri-a-Tore), sembra un formaggio (Bri) che si mangia solo "a Tore", nota località francese famosa per i pirla, ma non per il Brie.
A questo punto, esplode, al pari dell'evasione fiscale, la latina fantasia della coppia, che decide di affibbiare a quel povero (?) disgraziato un nome che sembra un insulto indirizzato ad un uccello (ma vaffanathan, falco) e che dovrà portarsi addosso per tutta la vita, come i soldi di papà. Poveretto, il Falco, defraudato del gommone da quasi 70 metri, dove si sentiva protetto e coccolato.
Mi auguro solo che, dopo aver fatto pagare a Briatore il massimo possibile, gli razionino i soldi a 1500,00 euro al mese, come meritata pensione per il suo illustre ed onesto passato, fino alla sua dipartita.
Il resto dei suoi capitali, compreso quello ricavato dalla vendita della barchetta, dovrebbero essere distribuiti tra 10.000 famiglie bisognose, che così diventerebbero ricche.
Alla vergogna ed alla faccia tosta non c'è mai fine.