sabato 12 ottobre 2013

Erich Priebke. Uccidere per dovere


L'ex ufficiale delle Ss Erich Priebke, condannato all'ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine, è morto ieri a Roma all'età di 100 anni. 
L'eccidio delle Fosse Ardeatine fu il massacro di 335 civili e militari italiani, fucilati a Roma il 24 marzo 1944 dalle truppe di occupazione tedesche come rappresaglia per un attacco partigiano compiuto da membri dei GAP romani contro truppe germaniche in transito in via Rasella, attentato che aveva causato la morte di 33 militari tedeschi. Per la sua efferatezza, l'alto numero di vittime e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, esso divenne l'evento-simbolo della durezza dell'occupazione nazista di Roma.

Secondo il legale di Priebke, avvocato Giachini, l'ex SS è stato perseguitato ingiustamente perchè "ha ucciso per dovere". Non si è mai pentito perché riteneva che non ci fossero ragioni per cui pentirsi. 

Ci sono tante persone giovani e meno giovani, oneste e perbene che se ne vanno all'altro mondo per malattie terribili e improvvise o per incidenti stradali. Il nazista mai pentito Erich Priebk, scarafaggio immondo, invece ha vissuto 100 anni... e senza neanche tormentarsi l'anima con il rimorso. Se esiste un Dio e una giustizia superiore, spero che per lui sia arrivata la resa dei conti.


LA STORIA. Via Rasella, 23 marzo 1944: una bomba esplode improvvisamente colpendo un drappello di soldati SS. La rappresaglia nazista scatta immediatamente: per ogni tedesco ucciso pagheranno con la vita dieci italiani, scelti tra i detenuti politici e comuni di Regina Coeli e del carcere di via Tasso. È Herbert Kappler il comandante delle SS che compila la lista delle vittime e che, quattro anni più tardi, racconterà, nel corso del processo a suo carico, la dinamica dell’eccidio. Il 24 marzo le vittime designate raggiungono le cave di pozzolana lungo la via Ardeatina, scelte per l’esecuzione.
L'ordine di esecuzione riguardò 320 persone, poiché inizialmente erano morti 32 soldati tedeschi. Durante la notte successiva all'attacco di via Rasella morì un altro soldato tedesco e Kappler, di sua iniziativa, decise di uccidere altre 10 persone. Erroneamente, causa la "fretta" di completare il numero delle vittime e di eseguire la rappresaglia, furono aggiunte 15 persone, e non 10. I cinque malcapitati in più nell'elenco furono trucidati con gli altri perché, se fossero tornati liberi, avrebbero potuto raccontare quello che era successo.
I tedeschi, dopo aver compiuto il massacro, infierendo sulle vittime, fecero esplodere numerose mine per far crollare le cave ove si svolse il massacro e nascondere, o meglio rendere più difficoltosa, la scoperta di tale eccidio.
Nel dopoguerra, Herbert Kappler venne processato e condannato all'ergastolo da un tribunale italiano e rinchiuso in carcere. La condanna riguardò i 15 giustiziati non compresi nell'ordine di rappresaglia datogli per vie gerarchiche. Anche il principale collaboratore di Kappler, l'ex-capitano delle SS Erich Priebke, dopo una lunga latitanza in Argentina, venne arrestato ed estradato in Italia, ove, processato, è stato condannato all'ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine. 

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Se non fosse stato Priebke, sarebbe stato un altro. Cosa avreebbe potuto fare? Mettiamo che fosse stato anche contro l'eccidio, avrebbe dovuto dsobbedire ad un ordine impartito dallo stesso Hitler? Assurdo. L'alternativa per lui sarebbe stata il suicidio, un gesto inutile quando sai che ci sono altri 1000 che faranno sicuramente quello che tu rifiuti di fare. Non è il soldato che ubbidisce il colpevole, sono le guerre e chi le vuole. In quello sciagurato periodo nella storia dell'Umanità, di Priebke e di altre belve sanguinarie la Germania era piena. Priebke è stato solo una pedina manovrata dal delirio di un pazzo, purtroppo con un'enorme capacità: quella di plagiare una nazione intera.

"Angelo56" ha detto...

Caro Anonimo nel post è detto chiaramente che il principale capo d'accusa riguarda i 15 morti in eccesso rispetto agli ordini ricevuti. L'ordine giunto dai vertici militari riguardava la rappresaglia. Kappler e Priebke ne aggiunsero altri di propria iniziativa per buona misura. Non c'è nessuna giustificazione che tenga.

Anonimo ha detto...

Caro Volpe 56, mi sembra sia anche scritto che non potevano lasciarli andare perchè potevano testimoniare quanto avvenuto.
Un motivo per questa ulteriore carneficina c'era. Ovvio che non c'è nessuna giustificazione, ma io sarei per condannare per primo sempre le guerre e la follia di chi sostiene.
Senza non si arriverebbe mai a tanto. Chissà quanti kappler e Priebke ci sono e ci saranno laddove scoppiano. Anche il tanto celebrato garibaldi si è macchiato di ingiustificate carneficine nella sua opera di riunificazione, ma con lui tutto tace.