domenica 15 gennaio 2012

Costa Concordia, una metafora tutta italiana

Questa immagine del transatlantico Costa Concordia ha fatto il giro del mondo. Una fotografia come sempre riesce a dire molto di più delle semplici immagini che riporta. Si vede la nave reclinata su un lato semi affondata. Ad un passo dalla terraferma. Parzialmente affondata, se non fosse per il basso fondale, altrimenti si sarebbe inabissata del tutto e definitivamente. E con essa i suoi passeggeri. Oltre 4.000, comprendendo l'equipaggio. Una cifra immane. L'equivalente di un intero paese di una qualsiasi delle province italiane. Le cronache raccontano del comandante, arrestato per negligenza, imperizia e abbandono della nave, si sia giustificato dicendo che gli scogli non erano segnati sulle carte nautiche. Saranno affiorati nella notte o il giorno prima? Non sarà sfuggito ai più che tra le accuse vi sia anche l'abbandono della nave.  Alla faccia del classico "il capitano è sempre l'ultimo ad abbandonare la nave...". Roba d'altri tempi o leggende marinare che si perdono nella notte dei tempi, quando ancora esisteva un codice del mare che era soprattutto un codice d'onore. L'onore è ormai cosa rara, più facile da trovare su un dizionario che vederlo come carattere distintivo di uomini e donne.

Si sono sprecati i riferimenti al Titanic, facile e scontato paragone. Invece trovo che questo drammatico naufragio sia una metafora assolutamente calzante e pertinente della nostra Italia. Che si trova ad un passo dal colare a picco a causa dell'imperizia e incompetenza dei propri governanti, prima ancora della crisi economica. Già, perchè lo scoglio su cui si è incagliata la Costa Concordia era lì da sempre, era conosciuto e segnalato, checchè ne dica il comandante fedifrago e fellone. Proprio come la crisi che aleggiava nell'aria e sui mercati mondiali da anni. Tutti sapevano dei rischi della crisi incombente, in molti sono corsi ai ripari per tempo predisponendo adeguate contromisure. Altri invece hanno continuato a frequentare i saloni delle feste. Infatti ci sono navi che, ben guidate da comandanti competenti e responsabili, riescono ad evitare gli scogli pur continuando la navigazione. Con cambi di rotta, manovre di timone, uso di apparecchiature e tecnologie adeguate. Ma se il manico funziona a dovere, la nave continua comunque la sua rotta verso la meta senza essere sventrata dagli scogli. Esattamente il contrario di quanto invece è successo all'Isola del Giglio. E come -ahinoi- è successo al transatlantico Italia, la nave dove siamo imbarcati tutti noi, che è stata portata alla rovina dal manovratore-comandante-timoniere che l'ha condotta negli ultimi 20 anni. Troppo occupato a far baldoria nel salone delle feste invece di stare in cabina di comando...

Quella impietosa fotografia della grande, bellissima, superteconologica nave da crociera reclinata  e semiaffondata è in realtà l'immagine dell'Italia di oggi, a cui il cambio del comandante ha prodotto l'effetto di aver rallentato e, si spera, fermato l'inabissamento di quella grande barca che è l'Italia. Una barca dalle grandi e sofisticate potenzialità, una delle migliori al mondo, ma condotta e governata da una ciurma di incapaci intrallazzatori troppo intenti a seguire i propri affari e il loro tornaconto personale per preoccuparsi di quisquiglie come gli scogli affioranti dal mare... La metafora si completa con la vicinanza della terraferma, ovvero della salvezza. Non tutta l'Europa è affondata, ci sono paesi virtuosi con governanti all'altezza che hanno rallentato la navigazione, hanno manovrato e cambiato la rotta per evitare gli scogli. Sono la terraferma dell'Italia, è l'Europa, a cui guardare per salvarsi. E da cui imparare per il futuro.

2 commenti. Scrivi il tuo!:

Anonimo ha detto...

Concordo su tutto, tranne sul fatto che la situazione italiana è vicina alla catstrofe per colpa della gestione degli ultimi 20 anni.
La disfatta è iniziata già prima! Ricordo che il debito pubblico era molto preoccupante, se ne parlava già ad inizio anni 80 quando era "solo" di 100.000 mld di lire, poi è degenerato, ma la colpa è di tutti, chi più chi meno.
Ma si sa...qui da noi chi osa prendere iniziative antipopolari (ed in questo caso devono esserlo) teme di perdere voti e quindi niente tagli, ma sprechi, favoritismi, corruzione, ecc...ecc... a go-go.
Tanto per fare un "piccolo" esempio: come si fa a permettere pensionmneti dopo 17 anni di lavoro? Gente in penzione a 40 anni? Ma scherziamo?
Eppure qui da noi anche questo è accaduto.
Tralasciando tutto il resto poi...
Insomma, come sempre, gli interessi di partito o personali vengono prima degli italiani.
E' questo secondo me il vero male della politica italiana.
La canzone preferita da tutti i politici italiani sembra essere "fin che la barca va, lasciala andare..." (poi si vedrà).
Per il caso della nave affondata, già con l'Achille Lauro il comportamento dell'equipaggio non aveva dato un grande esempio, testimonianze ne avevano fatto un quadro davvero poco edificante. Ora sembra che la cosa si sia ripetuta.
Il paragone che hai fatto con la situazione italiana è perfettamente calzante.

Anonimo ha detto...

...intanto complimenti: sono il 34000 contatto del tuo blog, come leggo dal contatore. (adesso già a 34008 !!)
Un mio conoscente era crocerista in questo infausto viaggio della "Concordia". Quello che mi ha lasciato perplesso, da come mi racconta, è che il personale di coperta: quello cioè addetto a gestire nei dettagli queste drammatiche situazioni (non i cuochi, camerieri, addetti ai servizi vari ecc.) non poteva esserne all'altezza. Per un semplice motivo: la comunicazione.
Esso -come i cuochi, camerieri, addetti ai servizi vari ecc.- NON parlava italiano, essendo per la maggior parte indiani, ceylonesi ed dorientali, che a malapena, conoscevano qualche parola di inglese. Chiarisco che questa NON è la causa di tutto, ma una delle concause che il Comandante -dopo tutti i suoi precedenti e macroscopici errori- si è trovato a gestire, a guaio già combinato. Una lancia da spezzare a suo favore -piccola quanto volete- è stata la decisione di puntare verso la costa, con la nave che si inclinava paurosamente e allo scopo (stavolta penso voluto) di incagliarsi anzichè inabissarsi.
Se così non fosse stato, ora saremmo qui a parlare di una tragedia ancora più immane. Poi -adesso a bocce ferme- ogni suo deprecabile comportamento, comunque accertato, dovrà essere sanzionato a dovere. Ruggero