giovedì 22 dicembre 2011

In pensione? L'anno del poi, il mese del mai...

Natale è imminente, il 2012 è già alle porte. In questo 2011 che va chiudendosi e che può essere senz'altro considerato un annus terribilis per l'Italia e non solo per l'Italia, il tema dominante è stata la crisi economica e come la politica italiana abbia cercato (?) di fronteggiarla. Quale sia il percorso lo sappiamo bene, è storia di questi giorni e le ferite sono ancora apertissime, sanguinolente e dolorose. Prima fra tutte la questione delle pensioni. Nel giro di poche ore gli italiani si sono visti allungare il periodo lavorativo di alcuni anni. Personalmente sono passato da un'attesa di una decina di anni ad almeno quattordici prima di poter dire basta. Quattro anni in più, una mazzata a cui non ero affatto preparato. Già mi sembravanao un'eternità i dieci anni previsti, figuriamoci adesso che sono aumentati del 40% in un sol colpo. Sempre che nel frattempo non cambi ancora qualcosa. In peggio, naturalmente. Pare impossibile, ma il fulcro delle azioni per uscire dalla crisi sono i pensionati. E i lavoratori dipendenti. Adesso nel mirino c'è l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Pare che poter licenziare i dipendenti possa aiutare le aziende a crescere e risollevare la testa. Il nesso causale francamente mi sfugge. Dicono i politici favorevoli all'abrogazione che invece di tutelare chi ha un lavoro bisogna pensare di darne uno a chi non ce l'ha. Il che potrà anche essere giusto, premessa a parte. Ma allora mi dovrebbero spiegare come, tenendomi al lavoro (e altri milioni di lavoratori come me) quattro anni in più del previsto, possa favorire l'inserimento lavorativo dei giovani.
Più anziani al lavoro = meno giovani occupati.

La mia collega V.B. dal 31 dicembre sarà in pensione. Ultimi giorni in ufficio, poi... libera! Beata lei, come la invidio. Aveva davanti ancora due anni di servizio, ha utilizzato l'opportunità di una finestra d'uscita, l'azienda le ha dato un incentivo (di rottamazione...) per favorirne la "dipartita". Senonchè nel frattempo la riforma Monti ha allungato quei due anni portandoli fino a quattro. La conseguenza è che il denaro ricevuto per il prepensionamento calcolato su due anni le dovrà bastare per un periodo doppio. Mica roba da ridere arrivare così a fine mese. Tuttavia vorrei essere al suo posto. E' ancora in un'età giovanile, è in buona salute, è attiva, ha interessi personali. Si godrà la vita fuori dall'ufficio, avrà la possibilità di vivere lontano dal clima lavorativo che negli ultimi tempi è diventato sempre più insopportabile, fino a levare il gusto di fare il proprio lavoro con entusiasmo e passione. Cara V.B., è vero, hai davanti quattro anni di ristrettezze conomiche e di sacrifici prima di percepire la pensione che ti sei guadagnata con una vita di lavoro. Ma il vero guadagno sarà certamente in salute mentale. La possibilità di svegliarsi al mattino e decidere in libertà di fare ciò che si vuole senza le angherie del "capo" non ha prezzo.
Ti invidio cara V.B., non sai quanto.

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